Nè so perchè sia di barbarie errore
L'aver per sacre l'ossa di que' forti,
Che a noi lasciàr d'alta virtù splendore;
Nè scorgo quale al nostro secol porti
La Chiesa oltraggio, quando ancor favelli
D'egregi estinti, e ad imitarli esorti;
E n'esorti a pensar che vivon quelli
Non senza possa al Re del Cielo amici
E lor pietate ad invocar ne appelli.
A te, Religïon, credo che il dici,
Ma se tacessi, anco ragione il grida:
Anzi al Giusto si curvin le cervici!
Io così sento, e quindi appien m'affida
Ogni defunto sugli altari alzato,
Bench'altri al volgo me pareggi, e rida.
E m'affida ogni tumulo illustrato
Da indubitati segni, in cui ravviso
Ch'ivi hann'ossa di martir riposato.
Chè, se storia pur manca onde provviso
Venga al desìo dei posteri, a me basta
Nome d'ignoto assunto in paradiso.
Il caro nome tuo solo sovrasta
Evidente alla terra, o Filomena,
Ma indarno inclito onor ti si contrasta.
Parla il tuo avello, e d'alta grazia è piena
L'ampolla di quel sangue che spargesti
Per Gesù, in chi sa qual crudele arena!
Sensi di fè, d'amor si son ridesti
In color cui tue spoglie e il venerando
Tuo dolce impero il Cielo ha manifesti.