Allor la vil perfidia
Del mondo io ricordando,
Dare ai profani gioliti
Giurava eterno bando,
E con insonni pàlpebre,
E con preghiera accesa
Chiedea versar mie lagrime
Ancora entro una chiesa.
Mi sovvenian le placide,
Ombre de' monasteri,
E le velate vergini,
Ed i romiti austeri:
E tormentosa invidia
Prendeami di que' petti
Ch'appo gli altari effondere
Doglia potean e affetti.
Ma in quella mia nel carcere
Brama de' sacri ostelli,
Söavi sensi teneri
Pur si mescean novelli.
Rendeva al Cielo io grazie
Che i genitori amati
Piangere almen potessero
Anzi all'altar prostrati.
Anzi all'altar che ai miseri
Sol può istillar virtute,
Che rïalzar può l'anime
Da angoscia più abbattute!
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Un giorno alfine, oh fortunato giorno!
Nunzio ne venne che sariane schiuso
Della comun preghiera ivi il soggiorno:
E tratto per brev'ora allor dal chiuso,
Rividi il tabernacolo, ove alberga
Colui che in ciel di gloria è circonfuso.