Ahi! nuove, pene sempre cingon l'uomo,
Bench'ei talvolta in impeto giulivo
Tutte calamità creda aver domo!
Piansi più cuori amati onde me privo
Gli strali avean d'inesorata morte,
E più d'un ch'io lasciato avea captivo!
Allegrar mi volea della mia sorte,
Ma spesso in cupo involontario duolo
Mie deboli potenze ivano assorte.
Ciò ch'io patissi, Iddio conosce solo,
La mente rivolgendo a tanti cari
Del cui lungo martir non mi consolo!
Il mondo mi dicea! «Se ancora impari
Ad ambir le mie feste e i miei sorrisi,
Sollevati saran tuoi giorni amari».
Ma indarno sovra lui le ciglia affisi:
Ei più non mi rendea que' dì lontani
Ch'io con altre dolci alme avea divisi!
Gratitudin destavanmi gli umani
Che generosi mi plaudeano intorno,
Ma i plausi lor pur rïuscianmi vani.
In sì frequente di dolor ritorno,
Il loco ove ogni dì forza racquisto
È quel dove le sante are han soggiorno:
Ogni mattin là prono a' piè di Cristo
Breve, benefic'ora io volger amo,
Ed esco allor più dolcemente tristo,
E conformarmi al divin cenno io bramo.