«Entro i templi, pari al volgo,
Di prostrarti non vergogni?
Lascia, stolto, i vieti sogni:
Sol ne' sensi è verità.
Pari a noi, sii glorïosa
Del tuo secolo facella:
Al pensar de' forti appella
La crescente umanità».
«Al pensare de' forti l'appello;
Forti son que' che regge l'Eterno:
Molti errori nel volgo discerno,
Ma non quando umil viene all'altar;
Ma non quando suoi falli ripensa;
Ma non quando li lava col pianto;
Ma non quando de' Santi nel Santo
Alza i lumi, e lo vuol seguitar».
«D'un Iddio pur si favelli;
Ma di templi, ma di riti,
Ma di spiriti contriti
Fastidito è il pensator.
Basta a gloria delle genti
Predicar virtù civile,
Maledir ogni opra vile,
Intimar fraterno amor».
«Ch'altro grida la voce dell'Ara,
Che civili, fraterne virtuti?
Fiacchi sono del senno gli aiuti,
Se l'Eterno virtù non impon.
D'uomo il senno ch'a Dio non s'eleva
Con qual dritto imporrà sacrifici?
Senza Dio l'uom ne' giorni infelici
Ruba, insidia, trucida a ragion».
«Se adorar si vuole un Nume,
Sieno semplici omai l'are;
Vane pompe ad esecrare
Ne consiglia l'Evangel:
Volgi l'alma a culto novo;
Il vetusto s'abbandoni:
Non più incensi, effigie, suoni;
Ma qui l'uom, là il Re del ciel».
«Sventurati! v'abbagliano l'ire;
Gl'intelletti ad amore schiudete,
E virtù e verità scorgerete
Nelle pompe che innalzano il cor:
Non son vane se non pel fremente
Che lor sacra potenza dileggia,
Che il suo rigido spirto vagheggia
Non il bel, non Iddio, non l'amor!»
«Chi son quegl'iniqui
Che parlan di Dio?
Chi sei che linguaggio
Usurpi d'uom pio?
Dai ceppi in che fosti
Sol frode provien.
Da noi t'allontana
Ch'a Dio, a Sacerdoti
Vivemmo fedeli
Dagli anni remoti,
Mentr'empie covavi
Dubbianze nel sen!»
~~~~~~~~~~
«Felici voi che al lume eterno ingrati
Non foste mai, siccome questo insano!
Ma nulla tolgo a voi, se ardisco alzati
Tener gli affetti al Salvator Sovrano.
I templi non a soli intemerati
S'apron, ma accolgon pure il pubblicano:
Di voi, di me pietà prenda il Signore,
Ed in noi colla fede istilli amore!»