Indelebil mi sei, giorno lontano
Allor che in giovenili anni a me stanza
Era söave lido oltramontano:
Cessava la sacrilega burbanza
Dalla falsa republica ostentata
Contro la dolce degli altar possanza;
E l'ardito mortal che, rovesciata
La licenza volgar, lo scettro prese,
Volle che laude fosse a Dio ridata.
Da lungo tempo augusta dalle chiese
Pompa uscita non era d'alternanti
Supplici turbe a fervid'inni intese,
Ricordavano solo alcuni santi
Vecchi le amate feste, ove il Signore
Passeggiava cogli uomini preganti.
Di repente riviver lo splendore
Ecco di quelle feste a' Franchi lidi,
Ad un cenno del Corso Imperadore.
E con gara magnifica allor vidi
Il popolo esultar, che finalmente
Fosser compressi di bestemmia i gridi:
E la città del Rodano opulente
Sfoggiò tappeti e drappi ed archi e troni
Al quaggiù ridisceso Onnipotente.
Gioiva la caterva udendo i buoni
Racconti de' vegliardi, ed esclamava:
«Di novo esser del ciel vogliam campioni!»
Intanto ognun con dignità n'andava
Qua e là per le strade brulicando,
O a' pensili balconi susurrava,
Lo spettacol santissimo aspettando.