Io son quell'un, che da dubbiezze ingrate
Afflitto in gioventù, pur vi cercai,
Ed hovvi schiettamente indi onorate.
E non sol nelle feste, ove, i suoi rai
Nascondendo, intervien l'Ostia divina,
D'indicibil dolcezza io m'esaltai;
Ch'ovunque l'uom pregando pellegrina
Affratellato al suo simìle e canta,
Sento un poter che a Dio mi ravvicina.
Quant'amo l'adunanza umile e santa
De' confidenti nell'amor di Quello
Che di bei fiori le convalli ammanta!
Congregati alle miti aure d'un bello
Mattin di maggio, in copia anzi la chiesa
Ecco stan villanel con villanello.
Ed ecco, il piede innoltran per la scesa
Giovani donne, e nel tugurio resta
L'avola antica alle faccende intesa.
Ed il sacro Pastor move la festa,
Guidando i parrocchiani in mezzo ai prati,
E in mezzo a' campi e in mezzo alla foresta.
Mirano con dolcezza i germogliati
Frutti di quel terreno, e pel ricolto
Litanïando invocano i Bëati;
E il passegger da lunge dando ascolto
Alla rustica prece, si commove,
Ed anch'egli a pregar sentesi volto,
E forse da mal opra indi si move.
~~~~~~~~~~