Della rampogna ridere
Vorrìa il perverso, e già il malor lo afferra:
Jeri con vil tripudio
Opprimea l'innocenza, oggi è sotterra.

Prendon la Croce gli umili,
E più d'un già superbo anche la prende,
E il penitente cantico
Da migliaia di cuori al cielo ascende.

Religïon fortifica
Gli animi che depressi avea paura,
E quindi all'aer malefico
Più robusta resiste anco natura.

Religïon le torbide
Coscïenze deterge, indi le calma,
E più efficaci i farmachi
Opran nell'uom, qualor pacata è l'alma.

Accumular prodigii
Potria certo il Signor, ma senza questi
Pur con sue leggi solite
Sana e protegge chi a ben far si desti.

Il penitente popolo
Dopo le preci meno ismorto riede,
E più costante esercita
Sua carità, perchè doppiata ha fede.

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Ed allor men sovente abbandonati
Van gli egri da' famigli e da congiunti;
E più d'un egro che di duol perito
Fora per l'abbandon, s'altri l'aiuta,
Forze ritrova, e più del morbo i dardi
A lui non son mortiferi. In tal guisa
Scema la strage a poco a poco, e cessa.

Ah! in questi miseri anni Europa invasa
Dall'indica per l'aer corrente lue,
Quanta per ogni loco alzar dee lode
A te, Religion! Dove i più ardenti
Soccorritori delle inferme turbe?
Eran color che a beneficio spinti
Venìan da fede! Eran le pie fanciulle
Vincolate da voto a farsi ovunque
Ancelle de' languenti! Eran dell'are
Degni ministri! Erano illustri o scuri
Concittadini che schernir solea
La vigliacca empietà, perchè prostesi
Sovente all'are onde traean virtude!
E te fra tanti ardimentosi egregi,
Ottogenario Vescovo, annovrava
La nostra Cuneo dianzi, a' più tremendi
Lunghi giorni di morte e di spavento!

Te col drappello de' tuoi forti amici
Cingeano indarno gli ululi codardi,
E i turpi esempli di color che aïta
Negavano a' giacenti! Impallidìa,
Ma per alta pietà, non per paura
La vostra fronte, ed al pallor gentile
Succedea sulle guance il nobil foco
Della vergogna per l'altrui fiacchezza.