E quando truce cova, e già scoppiando
Va in queste Taurinensi aure la lue,
Chi a' bisogni provvede e rischi affronta,
E sprona, e gare generose incìta?
Alme prodi son desse, a cui ben nota
Religion senno e costanza infonde!
E fra tali, io con giubilo un amico
Vidi primo scagliarsi all'ardue cure
Che salvaron la patria; e fra i gagliardi
Che il seguitavan, godo altri a me cari
Scorgere e benedire, e vieppiù amarli!

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Ma il dolor pur rammentiamo
D'altre turbe supplicanti:
Stirpe misera d'Adamo,
Numerar chi può tuoi pianti?

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Più d'una volta
Furon vedute
Disperar quasi
Della salute
Assedïate
Degne città.

L'oste che i muri
Ivi circonda;
Desolò questa
E quella sponda;
Scevra si vanta
D'ogni pietà.

Pubbliche preci
La Chiesa intima,
Anzi agli altari
Ciascun s'adìma,
Indi procede
Ignudo il piè.
La mescolanza
Del lor dolore,
Del loro grido
Al Salvatore,
In tutti i petti
Cresce la fè.

Dopo la pompa
Il capitano
Ripon sull'elsa
L'ardita mano,
Ed ispirato
Snuda l'acciar,
«Chi di voi sente
»Iddio con noi?
»—Tutti il sentiamo!»
Sclaman gli eroi.
Apron le porte,
Vanno a pugnar.

Scossa, atterrita
L'oste nemica,
A ripulsarli
Mal s'affatica;
Già si scompiglia,
Si dà a fuggir.
Mai non è, vinto
Chi vincer crede:
Negl'irrompenti,
Opra la fede:
Salva è la patria
Presso a perir!

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