E già la donnicciuola, osservatrice
De' pii dettami, il suo lavor sospende,
E prega per l'incognito infelice,

E lascia l'officina, e il passo tende
Con altri umili artieri al loco santo,
E il cereo appo l'altar ciascuno accende.

Ivi ad artieri e a donnicciuole accanto
S'inginocchiano tai, che più cortese
Hanno il contegno e le sembianze e il manto.

Il vario grado qui sparisce; intese
Tutte quell'almo al Re del Ciel si stanno
Che in man dell'uom dalla sua gloria scese.

Sostegno quattro fidi ecco si fanno
Al padiglion, sotto cui l'Ostia viene
Riparatrice dell'eterno danno

Escon del tempio, e in meste cantilene
Salmeggiano il bel carme in che il Profeta
Reo si chiamava, ed estollea sua spene.

All'ansio mover della schiera è meta
Il tetto di fratello o di sorella,
Cui forse morte è già da Dio decreta.

E talor quell'afflitta anima in bella
Giace magion, che al volgo ivi stupito
Rammemoranza d'alte gioie appella.

Allor più d'un fra gl'infimi è colpito
Dal sentir ch'è pur cosa egra e mortale
Uomo a sorti sì splendide nodrito.

E tra sè dice: «Ai fortunati oh quale
»Stolta invidia portai, se tutti dee
»Involver duolo ed esterminio eguale!»