Oh commovente gara
Il congregarsi ad onorar per via
La sventurata bara!
L'alzare ancora in fùnebre armonia
Un voto pel fratello,
Di cui le spoglie inghiottir dee l'avello.
Soleasi a' dì lontani,
Che barbari a ragion forse son detti,
Ed in cui pur gli umani
Portavan reverenza a' begli affetti,
Soleasi da' congiunti
Pianto sacrar, solenne a' lor defunti!
Mutò la degna usanza,
E quando un genitor serrato ha il ciglio,
Più intorno non gli avanza
Nè la consorte, nè un diletto figlio:
Decenza impone a questi
Sgombrar lochi per morte oggi funesti.
Ah! ben più venerando
Era a' tempi de' barbari il compianto
Delle famiglie, quando
I figliuoli mescean lagrime e canto,
Venendo primi dietro
All'orribile e in un caro ferètro!
Fretta mi par non pia
Il fuggire un amato, appena e' muore;
Il non voler qual sia
Prova a lui dar di pubblico dolore:
Ma ben è ver, che ascoso
Pur gronda il pianto—e spesso è più doglioso!
Se quei che vincolati
Son per sangue col morto, alla gemente
Pompa non son restati,
Folta dietro la bara è pur la gente:
Misto al terror, v'è un forte
Amor nell'uom per l'alta idea di morte.
Chi vive puro, i grandi
Proponimenti inforza a quella vista,
E chi traea nefandi
I giorni suoi, sogguarda e si contrista:
D'ognuno a tal pensiero
Scossa è la mente e richiamata al vero!
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Ma poichè il più giulivo e il più dolente
Fra quanti riti a noi la Chiesa espone,
Ha in sè di grazia spirto onnipossente,
Che al cor favella ed a virtù dispone,
Star giammai non si vegga ivi il credente
Col vil sorriso che a bestemmia è sprone:
Ne' templi e fuor de' templi ogni atto pio
Puote e debbe nostr'alme alzare a Dio.
V'amo, o pompe divine! e prego il Cielo
Ch'io mora in patria ove sien usi santi,
Ove alla tomba il mio corporeo velo
Dato non sia da ignoti o da sprezzanti,
Ma pochi amici con pietoso zelo
Seguano la mia bara salmeggianti,
E valga sì de' lor sospiri il merto,
Che tosto siami il sommo regno aperto!