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Negli anni primieri
Del forte maschietto,
V'è mente selvaggia,
V'è indocile affetto,
Par ch'indi s'annunci
Futur masnadier.
La picciola belva
Se alcun la minaccia,
Vieppiù baldanzosa
Innalza la faccia;
Di colpi, di rischi
Non prende pensier.
Qual è quello sguardo,
Qual è quella voce
Che frena l'audacia
Del picciol feroce?
Incanto sì dolce
La donna sol ha.
Ed ella ripete,
Ripete l'incanto,
Frammesce sorriso,
Disdegno, compianto,
E amore gl'infonde,
Gl'infonde pietà.
Non bada la saggia
Se petti inumani
Diran che a domarlo
Suoi studi son vani;
In cor d'una madre
Speranza non muor.
E quei che parea
Futur masnadiero,
S'infiamma del bello,
S'infiamma del vero,
Divien della patria
Gentile decor.
La madre è il primo dell'infanzia amore!
Poi di ragione al dolce lampo i teneri
Fanciulli aman la madre e il Crëatore!
Sõave affetto sentono
Pel padre, pe' fratelli e per le suore,
Ma il lor pensier più consolante ed ìntimo
E quello ognor: la madre e il Crëatore!
E tutti quasi del Vangelo i forti,
Che con grand'opre od immortali pagine
Più ricchi di virtù sono al ciel sorti,
Dal sen materno attinsero
L'amor, l'ingegno e i nobili trasporti,
E della madre caramente memori,
Iddio amando, con lei sono al ciel sorti.
Quale stupor, se pienamente spanta
D'un diletto figliuolo entro lo spirito
Alta fiamma si sia di madre santa?
D'uomini gravi assidua
Cura in noi del sapere i germi pianta,
Ma niuna cura è guida al cor del giovine
Come riso gentil di madre santa.
In quello sguardo che posò primiero
Sovra i nostri dolori e i nostri giubili,
È un poter che strascina a pio sentiero.
Mille congiuran fàscini
A pervertir di gioventù il pensiero,
Ma in lagrime di madre, o nel suo tumulo
È un poter che ritragge a pio sentiero.
Agostin dagli errori avvincolato,
Udendo della madre i sacri gemiti,
Bramava consolar quel core amato;
Nel rimirarla, a palpiti
Religïosi si sentìa spronato;
Doppiò il desìo del ver, doppiò le indagini,
E terse il pianto di quel core amato.
Ne' giovani anni del Salesio santo,
La madre, che il dovea da sè dividere,
Un giorno mosse a lui solinga accanto:
Sotto vetusta rovere
In cima a giogo alpin fermata alquanto,
L'opre di Dio mirando, esclamò: «Figlio!
Pensa che quel gran Dio t'è sempre accanto!»
E gli parlò sì calde e generose
Ricordanze dell'alta, unica gloria,
Che Dio per meta all'uman viver pose,
Che il giovin cor rifulgere
Vide al suo sguardo le celesti cose,
E il dir materno in lui restò indelebile,
E saldo il piè pel cammin arduo pose.