Voi pur, voi pur siete di scherno oggetto,
Famosi Santuarii, ove i credenti
Peregrinando anelan con diletto,
Sebben plebee taluni abbian le menti.
Menti han plebee, ma candido l'affetto,
E l'esempio commun li fa più ardenti.
O Santuarii, abbiatevi il mio canto:
Io ne' delùbri di Varallo ho pianto!
Tutelare di Sesia Angiol gentile,
Come nobile e vaga è tua vallea!
Qual v'ha Meandro all'acque tue simile?
Qual altra auretta i cor tanto ricrea?
E come, fuor del consüeto stile,
Qui il villanel di belle arti si bea!
Qui leggiadri pittori ebbero cuna,
E lor opre Varallo in copia aduna.
Ma più di tutti i Varallensi egregio
Di virtù per la forte orma stampata
Fu il buon Caüno ch'or sull'are ha pregio,
Ei che alla valle nova gloria ha data,
Ei che v'aggiunse così fregio a fregio,
Che da' secoli andasse indi ammirata.
Umil cappuccio lo coprìa, ma ardente
D'alti pensier gli rifulgea la mente.
Caïmo giovin mosse in Terra Santa,
Poi tornò pien di rimembranze il core,
Ed ambìa che sua terra tutta quanta
Innalzasse le brame al Crëatore;
Ed era di color, cui non va infranta
La volontà da inciampi o da timore.
Ardüissima cosa immaginossi,
La predicò, la volle, e gridò: «Puossi!»
»Puossi, gridò, glorificare Iddio,
»A questi lochi eccelso lustro dando.
»Ergasi un Santuario in un sì pio,
»E sì per inclit'opere ammirando,
»Che inviti pure il miscredente e il rio,
»I quai vengan da pria maravigliando,
»Poscia vinti si sentan dall'incanto
»Del Bel, del Ver, del sommamente Santo.
»Puossi! e tristo colui che m'opporrebbe
»Che opulenta non è questa convalle!
»Dal voler forte ognor la forza crebbe,
»E le ben chieste grazie il Signor dàlle.
»Più costante di noi popol non v'ebbe,
»Zelo non fia ch'indi all'impresa falle:
»Diam chi l'or, chi le braccia, e chi lo ingegno,
»E di Dio monumento alzerem degno».
In tal guisa ispirato predicava
Il reduce da' liti Palestini,
E col robusto dir comunicava
Negli altrui cor suoi palpiti divini.
Universale un plauso s'elevava
Primamente da' borghi più vicini,
Poi rapido quel plauso si diffonde
Pur tra fedeli di lontane sponde.
E quasi per prodigio ecco tant'oro,
E tanti chiari spirti, e tante braccia
Moltiplicarsi e gareggiar fra loro
Sì che novo Sïonne ivi si faccia.
Non manca all'alta impresa alcun decoro;
L'aspra montagna trasmutato ha faccia;
Magnifico cammin fra ombrose piante
Guida a esimii delùbri il vïandante.
Ascendendo quell'erta, evvi un mistero
Tal nel loco e nell'aer, che pria che giunga
A' consecrati muri il passeggero,
Forz'è che preghi, ed ami, e si compunga.
Vista non v'ha che noi ritragga al vero,
Che dal mondo fallace nol disgiunga,
Tanto, dovunque ei volga la pupilla,
Del Crëator la mãestà gli brilla.
Quanto più progredisci alla salita,
Tanto più ti stupiscon da ogni parte
Quel bosco là della vallea romita:
Là le fumanti capannette sparte;
Là un torrente fra scogli che s'irrìta,
E mormorando e spumeggiando parte;
E colà un altro che sue rapid'onde
Rotola verso il piano, e in lui s'infonde.