Scevra quasi or mia vita è di dolore,
Ad Italia renduto e a' natii poggi,
Ov'alte m'attendean prove d'amore.

Benedetti color, che dolci appoggi
Mi fur nell'infortunio, e benedetti
Color, che mia letizia addoppian oggi!

E benedetta l'ora in che sedetti,
Saluzzo mia, di novo entro tue sale,
E strinsi a me concittadini petti!

Non vana mai su te protenda l'ale
Quell'Angiol, cui tuo scampo Iddio commise,
Sì che nobil sia cosa in te il mortale!

L'alme de' figli tuoi non sien divise
Da fraterna discordia, e mai le pene
Dell'infelice qui non sien derise!

Le città circondanti ergan serene
Lor pupille su te, siccome a suora
Ch'orme incolpate a lor dinanzi tiene.

E le lontane madri amin che nuora
Vergin ne venga di Saluzzo, e questa
Abbian figliuola reverente ognora;

E la straniera vergin, che fu chiesta
Da garzon saluzzese, in cor sorrida
Come a lampo di grazia manifesta!

Pera ogni spirto vil, se in te s'annida!
Vi regni indol pietosa ed elegante,
E magnanimo ardire, e amistà fida!

Mai non cessino in te fantasìe sante,
Che in dottrina gareggino, e sien luce
A chi del bello, a chi del vero è amante;