Mi fossero que' carchi, onde salvezza

A te verria, Teodomiro, allora?»—

Ed ei, Teodomir—dall'alte mura

Ove geme prigion, stassi alle doppie

Sbarre aggrappato della sua fenestra:

Ad ore ad ore immobilmente figge

Sovra l'ampio orizzon l'occhio bramoso:

Bramoso? e che mai spera?—Ah! nulla spera!

Estinto credo il fido Ugger: Rosilde

Saper di lui non può.—«Questo vil cibo,