Le ragioni di Guglielmo erano semplici, Giovanna le avea udite mille volte. Ma è proprio delle parole sante specialmente se profferite da uomo venerando, di portar persuasione nelle anime pie e di rassegnarle a patire. Oh quanto sono benefiche tali parole ripetute dal buon Abate alla misera madre! Quanto sono dolci ancora a Berardo, che sebbene simuli pace, è divorato talora da viva ambascia e solo ritrova pace veramente quando il santo vecchio è entrato sotto il suo tetto!
Almeno s'avessero frequenti novelle d'Eriberto; ma rade sono, apportatrici per lo più di timori. Ora s'ode che fu leggermente ferito, e dubitasi che il nuncio sia infedele ed attenui per compassione la gravità del caso. Ora s'ode che meritò onore per la sua prodezza, e paventasi non forse questa prodezza gli sia stata fatale. Ora si narra ch'egli ed Ottolino sono ognora scudo l'uno dell'altro, e prevedesi che, se Ottolino cadesse fra lance nemiche, Eriberto arrischierebbe disperatamente i suoi giorni per salvarlo.
Una volta venne notizia che il giovane Duca Guelfo, cugino dell'Imperatore, dilettato sommamente dai canti d'Ottolino, desiderò d'averlo tra' suoi famigliari, e pregò il Marchese Manfredo di volerglielo cedere insieme col suo compagno indivisibile Eriberto. Manfredo avea appagato il Duca. Essere al servigio di tanto Signore potea sembrare fortuna; se non che i guerrieri di Manfredo se sopravvivono alle battaglie, torneranno a Saluzzo; ma potrà Eriberto sciorsi facilmente dal preso servigio? L'amistà sua per Ottolino, se questi s'avvince agli stranieri, avvincerà anche lui; nè più sarà sollecito de' genitori, se non forse quando piangerà sulla trista loro tomba!
Ammalò Giovanna, e fu presso a morte, nè poi risanando potè riacquistare, fuorchè in poca parte, le prime forze. Un giorno, che sorretta dall'una parte dal marito, dall'altra dall'abate di Staffarda, usciva, dopo molti mesi d'infermità, per rivedere il lieto aspetto delle campagne, illuminate dal sole, sedutasi sopra una pietra, vicina alla porta, udì abbaiare il cane, e disse mestamente:
— Qualcuno s'appressa, ma non è persona conosciuta dal vecchio Moro.
— E tuttavia può essere amica, disse Guglielmo.
Vedono avvicinarsi un viandante, il quale dalla strada volgeva verso la casa di Berardo, e pareva esitasse, quasi ignaro se quello fosse il luogo ch'egli cercava. Questi allora andogli incontro e disse: — Siate il benvenuto viaggiatore al tetto di Berardo della Quercia.
— Viva Dio! Voi siete appunto quegli, che io cerco.
Berardo s'accorse dalla pronuncia che il viandante era un ebreo, e gli dimandò che bramasse.
— Bramo che la mia venuta vi porti quelle gioie del cuore che io non posso più gustare sulla terra. Perocchè Dio m'avea dato tre figli ed una figlia. Due figli vidi spirare nel loro letto; il terzo perì in battaglia; la figliuola mi fu involata da' Saracini e dopo averla cercata dieci anni, seppi che il suo tiranno l'avea trucidata. — S'asciugò una lagrima e soggiunse: Felice voi, Berardo! vostra figliuola vive.