— Che dite? Ella vive? La mia Rafaella? Dove?

L'ebreo non s'affrettava a rispondere, temendo che l'impeto della letizia non ispezzasse quel cuore paterno. Egli mirava da lontano Giovanna, e pensando essere forse quella madre, chiedeva a sè stesso se quella donna sì scarna e sì pallida potesse sostenere un annunzio di sì grande consolazione. Egli voleva quindi frenare l'impazienza di Berardo. Ma questi instava dicendo — Dov'è mia figlia? Ve ne scongiuro, deh parlate!

E Giovanna che vedeva il marito fare di gran gesti, aguzzava l'occhio e tendeva l'orecchio, e dicea, palpitando, a Guglielmo: — Che sarà mai?

— Quetatevi, dicea Guglielmo: non vedete che egli è allegro? Il pellegrino gli portò buona notizia.

Giovanna non potendo contenersi, si levò in piedi, e pregò Guglielmo di reggerla per avvicinarsi più presto ai due interlocutori.

— Berardo! disse con voce fioca, Berardo! Per pietà, se hai nuove della figlia, non farmele aspettare!

— Vive! Vive! gridò, ebbro di contentezza, il buon padre.

— Vive? Tu dici che vive? chiedeva affannosamente Giovanna.

E fatta certa che non s'ingannava, lasciò il braccio dell'Abate, e s'inginocchiò nella polvere piangendo e ringraziando Dio.

Nel suo entusiasmo di gratitudine, ella non voleva rialzarsi e diceva: — Quel pellegrino è un Angelo del Signore. A me s'aspetta ascoltarlo, prona a suoi piedi; io non leverò la faccia sopra di lui.