— Ciò che io desidero ben lo sa il nostro augusto figliuolo; io non ambisco che la distruzione dello scisma cagionato da Alessandro. E ove ciò possa conseguirsi senza che Milano perisca, io sono anzi venuto per implorare sul vinto la misericordia del vincitore.
— Papa Vittore, voi implorate così trepidamente, che quasi pare abbiate paura d'essere esaudito. Ma non abbiate timore. Alla brama espressa dal prudente labbro, non concederò nulla: ma tutto concederò alla brama onde palpita segretamente il vostro cuore.
— L'Augusto Federigo pone lo scherzo là dove io parlo seriamente.
— Bene, Papa Vittore! bene! La vostra accortezza mi piace. Far dire che siete venuto ad intercedere pei vostri nemici è degno di lode. La fama della vostra paterna carità si spargerà dappertutto; i popoli vi benediranno; e ciò varrà più assai d'un concilio per dichiararvi successore legittimo di S. Pietro. Ma ciò basti. Qui, come vedete, siamo tutti tali da poterci parlare senza visiera.
L'antipapa guardò bene intorno, poi si lasciò sfuggire un mezzo sorriso. Tuttavia non volle che alcuno potesse accusarlo d'aver consentito allo sterminio di Milano, e mettendo un profondo sospiro sclamò:
— Misera città! avrei dato me stesso per redimerti! Ma sia fatta la volontà del Cielo.
— E sarà fatta (disse l'Imperatore) come fu fatta da Tito sulla reproba Gerusalemme.
Udiva Guglielmo dalla vicina stanza questi discorsi, e sdegnavasi della viltà dell'antipapa i cui freddi inviti alla clemenza pareano anzi fatti ad arte per maggiormente accendere l'ira del monarca. Udiva l'andare e il venire dei principi, che riferivano all'Imperatore l'operato da loro e da altri nelle agitazioni di quel giorno. Parlavasi spesso di Guelfo con detti tronchi, o misteriosi. Finalmente l'Imperatore, preso sotto il braccio l'Arcivescovo cancelliere, s'appartò presso l'uscio. Indi entrarono nella stanza del malato, e senza badare ad alcuno, si diedero a passeggiare, parlando sottovoce. Pareva che si trattasse ancora di Guelfo. Rinaldo avea sembianza d'adoprarsi a rasserenare il suo Signore. Questi disse.
— Basta, non si cessi di vigilare. Guai a lui, se... guai!.... Il sangue che corre nelle sue vene nol salverebbe. — Poi soggiunse: — Quanto ai facinorosi arrestati, non si miri alla condizione d'alcuno; s'impicchino tutti domani.
L'astuto ministro gli fece notare che il ritardo della loro morte potea giovare. Molti di loro farebbero forse importanti rivelazioni per aver salva la vita.