Ella dicea, con affettuoso sorriso, all'Imperatore:

— Vostra Maestà quest'oggi mi sfugge, ma io sono ardita e vi perseguito. So che Federigo è un cavaliere, a cui una dama può ricorrere, senza timore di venire respinta.

Federigo pregiavasi infatti d'essere il modello dei cavalieri. Inoltre amava teneramente la sua sposa. Le porse dunque la mano, e facendola sedere le disse:

— M'è dolce fuggire, se ciò muove la mia signora a cercarmi.

E allora l'egregia donna, con ragionamenti pieni di senno e di grazia, cominciò a perorare a favore dei vinti, e a dipingere in nobilissima guisa la gloria che rifulge sulla corona de' sovrani clementi. Ella scusava o fingea di scusare lo sterminio d'altre città, dicendo che senza dubbio quel rigore era stato necessario per umiliare l'insolenza de' ribelli. Ma soggiungea, che ora quell'insolenza era atterrata, e che l'eccidio di Milano avrebbe tutta l'odiosità d'una vendetta non cristiana.

Abilissima poi, com'è proprio delle donne, a commuovere con viva rappresentazione delle cose, ella mostrava tutti i lagrimevoli errori d'una tale barbarie, i molti innocenti che sarebbero colpiti co' rei, l'esacerbazione di questi e di quelli: esacerbazione pericolosa, forse fatale, forse aiutata da prodigi del Dio di misericordia: se la misericordia fosse spenta nell'uomo.

Federigo l'ascoltava con un misto d'ammirazione e di tormento. Ma sempre opponea ragioni di Stato coonestando la sua implacabile ferocia col nome venerando della giustizia. Più insistea Beatrice e più Federigo le opponeva in termini variati le stesse ragioni, che lo teneano fermo nel proposito di distruggere Milano.

L'Imperatrice afflittissima di nulla ottenere, chiuse in petto il suo dolore, e tacque. Volse poi alcune parole cortesi al Vescovo di Frisinga e ad altri, ed intanto parea loro significare cogli sguardi il desiderio di venire da loro secondata, nell'espugnare il cuore del feroce imperatore. Chiese poi della salute del conte di Biandrate, e detta di lui qualche parola benevola, si ritirò.

Tutti nella sala rimasero allora per alcuni istanti in silenzio. Il sorriso che, per urbanità cavalleresca era stato fino a quel punto sul labbro di Federigo, disparve. I cortigiani non vedeano più in lui che un Imperatore corrucciato, il quale senza parlare dicea:

— Guardatevi dall'eseguire ciò che gli sguardi della sconsigliata mia donna vi chiesero; non soffrirei la vostra insolenza!