— Gioie? soggiunse ella con voce d'onesto rimprovero e scotendo mestamente il capo. — Ma, se non erro, voi siete l'Abate di Staffarda.

E com'egli abbassava la fronte assentendo, ella ripigliò con figliale verecondia.

— Conviene, o Abate, che vi sieno assai poco in pregio le donne perchè da tante settimane che vivete presso noi, non vi siate mai mostrato al nostro sguardo. Ora forse il vostro beato maestro vi susurrò finalmente all'orecchio, che un suo degno discepolo, quale voi siete, è il benvenuto presso Beatrice di Borgogna.

San Bernardo essendo pure di Borgogna, Beatrice lo venerava con particolare affezione. Nel chiamarsi poi col suo semplice nome di battesimo ella parve inoltre dire: «La corona che mi vedete in capo, non m'ispira nessun senso di alterezza e di fasto. Io sono Beatrice, educata in costumi più soavi e più pii di quelli, onde le imperiali nozze mi circondarono. Io sono innocente di queste abbominevoli pompe, come degli eccidii ch'essi festeggiano.» Guglielmo intese ch'ella significasse tutto ciò ed altre nobili affezioni ancora. Egli era di quegli uomini, che, non si sa per qual magia, leggono più in un'occhiata ed in certi atti muti, che altri in un volume: uomini pericolosi quando sono malvagi, ma sommamente utili, quando buoni, perchè sanno identificarsi in pochi istanti con un altro e capire i suoi bisogni, e rendere sincerità per sincerità, amicizia per amicizia, ed oh quanto ciò solleva un'anima gentile, che geme fra anime di più basso ordine, e ne cerca una simile alla sua!

Anche Beatrice possedea quel privilegio de' pochi: di leggere molto in uno sguardo. Guglielmo aveale appena detto che egli bramava udienza da lei, ed ella indovinò tosto essere venuto l'uomo di Dio a proporle qualche buona azione.

— Oh, venite, venite! risposegli premurosamente l'Imperatrice, ed introdottolo in una vicina sala, ella passò colle sue dame in altra stanza ove depose la corona e le magnifiche sue vesti. Indi in breve tornata in più modesto abbigliamento, senz'altra compagnia, che d'Ernesta di Sassonia sua congiunta, s'assise ed accennò all'Abate il seggio vicino. Egli le parlò così:

— La vostra carità, augusta donna, non ha d'uopo ch'io la stimoli ad accorrere in aiuto, dove i miseri sono tanti e dove anche un'Imperatrice, facendo quanto più può, dee pur troppo sentirsi povera. Ma nel numero infinito di quei miseri, mi sono imbattuto in persona, a cui la protezione di debole vecchio, qual son io, non basta. Avrei invocata quella del marchese mio signore, s'egli per la necessità della guerra, non fosse ridotto a tutto consacrarsi al servizio del monarca, e a vivere più da soldato che da principe. La desolata vittima per cui domando asilo e difesa, è del vostro sesso, o Beatrice; è una fanciulla virtuosa: i suoi genitori sono amici miei ed amici del cuore.

— Deh, ricettiamola dunque, o padre! E siate benedetto d'esservi ricordato che fra le sorelle degli sventurati è anche Beatrice! chi è, dov'è quella fanciulla?

— Oh Imperatrice! La storia de' suoi dolori non è breve.

E qui prese l'Abate a narrarle succintamente ciò che al lettore è già noto; e poi aggiunse che quando la casa di Berengario da Sant'Ambroggio fu atterrata dal popolo sedizioso, Rafaella ferita e la vecchia Alberta si trovarono ridotte alla mendicità. Giacchè Berengario avendole smarrite nel primo giorno, disperò troppo presto di rivederle; sì che le meschine, perdendo lui, non ebbero più sostegno. Alberta ricorse ad alcuni consanguinei, ma la fame aveali induriti. La respingeano con villania, scandolezzandosi che in tempo di tanta scarsità di cibo, avesse la stoltezza di tener seco una straniera. Taluno le dicea: Dividiamo il nostro tozzo di pane con voi ma cacciate colei che non è del nostro sangue. — Ed Alberta, piuttosto che separarsi dalla derelitta, tornava a discendere le invano salite scale, e si ponea con quella nelle vie a piangere ed a porgere vergognando la mano a' passeggieri. Molte erano le donne di civile condizione ed anche nobilissime, che mendicavano. Distinguevasi dalla qualità e nettezza delle vesti, e dalla timidità della voce e del contegno. Nè prendevano coraggio al mendicare, se non dalla speranza di conservarsi al marito ed ai figliuoli. Ma Alberta ignorò lungo tempo, come tante altre, d'essere l'unica superstite della sua famiglia.