Errando con essa Rafaella per quella vasta città, invano furono cercate da Manfredo, invano da Guglielmo. Ed allorchè fu pubblicato il funesto bando contro Milano, uscirono dalle mura colla moltitudine e rimasero tra i più destituiti di soccorso, sulla piazza del monistero di san Celso.

— Aggirandomi oggi, proseguìa Guglielmo fra quel popolo di desolati, una fioca voce ferì il mio orecchio «Abate di Staffarda! Guglielmo! Guglielmo!» Era dessa, la povera Rafaella! altre volte un angiolo di bellezza! ora dimagrata, pallida, sostenevasi appena. Tuttochè sì cangiata, la ravvisai. Mi feci aprire il varco dai circostanti e giunto ad essa, la dimandai del perchè e del come si trovasse colà e piansi all'udirne le cagioni. Ella mi chiese de' genitori, e risposi che aveano ricevuta la sua lettera, e ch'io era venuto per lei. Quando ebbi da essa e da Alberta inteso le loro vicende, dissi: l'augusta, l'ottima Beatrice degnerà farsi madre della derelitta.

— Oh, sì, buon vecchio! sclamò commossa l'Imperatrice. Io sarò madre dell'infelice Rafaella. Perchè non l'avete qui tosto condotta essa ed Alberta?

— Sia ringraziato il Dio degli afflitti! disse Guglielmo alzandosi. Quel Dio è anche quello delle Imperatrici, o donna. Egli, egli rimunererà le vostre virtù! Se vi piace vado senz'altro indugio a dare il lieto annunzio alle vostre protette, e condurle alla vostra presenza.

— Andate, andate, disse l'Imperatrice; e ciò dicendo, ella chiamò un paggio ed imposegli di seguire l'Abate, e di provvederlo di scorta e di qualunque altra cosa gli bisognasse.

L'Abate nel partire intese che Beatrice, voltasi ad Ernesta, ripetea mestamente quel detto: Il Dio degli afflitti è anche quello delle Imperatrici! E vide che ella guardava dalla finestra verso la parte opposta, oltre il cortile, donde veniva col suono delle danze, quello della voce d'un impudente giullare, cantante imprecazioni alla città distrutta, e vigliacche lodi all'invitto esterminatore. Traversando il cortile, e udendo che all'infame inno seguiano romorosi applausi de' festeggianti, l'Abate disse tra sè, e non errava:

— Quegli applausi t'inorridiscono, povera Beatrice! e forse ti fanno piangere amaramente sulle colpe dell'indegno tuo sposo!

Non andò guari che Guglielmo si fece annunciare. Egli fu tosto introdotto colle compagne. Queste si gettarono a' piè dell'Imperatrice, ed ella benignamente rialzandole, abbracciolle e disse a Rafaella:

— Rincoratevi, buona giovane, la sventura vi perseguitò molto; avete diritto ad un po' di pace, e spero che la godrete d'ora innanzi.

Poi voltasi ad Alberta: — E voi pure perseguitò molto la sventura; quelle perdite vostre che potrò ristorare saranno ristorate.