Villigiso esultò d'udirsi da lei pregato con sì supplichevole accento, e disse che, sebbene tali visite fossero vietate a tutti i congiunti de' rei, avrebbe provveduto perchè fosse soddisfatta. Beatrice lo congedò con quelle parole di benignità che più sarebbero state atte con ogni altro ad eccitare un'ambizione generosa; ma nell'ipocrita prevaleano troppo i rei affetti ond'era viziata quell'anima.

La prima volta che Rafaella tornò a visitare Eriberto era accompagnata da Guglielmo. Nol trovarono più nel carcere salubre, ove stava dianzi, ma in orrendo sotterraneo, ove appena dall'alto penetrava debole raggio di luce, e ove l'umidità era tale che le pareti gocciolavano. Il custode disse essergli stato imposto questo mutamento, nè saperne il perchè.

Eriberto l'attribuiva ad artifizio de' giudici, per accrescerne le angosce, e così indurlo a mercare la salute con supposte rivelazioni. Nel luogo di prima egli avea il conforto di vedere in lontananza dai cancelli l'amico Ottolino; d'udire il suo canto e di scambiare qualche cenno o parola con lui. Qui invece la solitudine era piena. Oh quanto orrenda parve anco a Rafaella, e per compassione di lui, e perch'era a lei pur sì dolce il vedere dai cancelli Ottolino e udire la sua voce!

L'intenzione supposta da Eriberto ne' suoi tormentatori non era la vera cagione del traslocamento. Villigiso voleva operare nuovo terrore in Rafaella, e così farle sentire maggiore bisogno di sè. Ella intese l'arte furbesca; e però tornata dall'Imperatrice proruppe in dirottissimo pianto, scongiurandola di salvare il fratello, la cui sorte vedeva oggimai disperata. Beatrice pianse con lei, e fremette d'aver meno potere sopra l'animo dell'Imperatore, che scellerati simili a Villigiso. Allora Rafaella, nell'impeto del suo dolore, manifestò all'Imperatrice le sue angosce eziandio per Ottolino.

— Oh mia diletta, sclamò Beatrice, stringendola fra le sue braccia. Che mai mi rivelarono quel tuo sguardo e quella tua voce affannosa! Tu ami Ottolino? oh doppia sventura!

— Non oso negarvelo, ripigliò Rafaella, singhiozzando e nascondendo il suo volto nel seno di lei: ma oh me infelice! me infelice!

— No, Rafaella! sclamò l'Imperatrice vivamente commossa. Avrò io assunto indarno di fare la tua felicità? Tu non osavi di supplicare se non per la vita del fratello; ma la sua e quella di Ottolino debbono esser salve. Chiederò a Federigo questa grazia con tale e tanta insistenza, che la strapperò a viva forza dal suo cuore. Domattina partiremo per Bologna.

La partenza fu decisa. L'Abate di Staffarda l'approvò; e Villigiso udì, il giorno appresso, con istupore, che Beatrice e Rafaella non erano più in Pavia.

CAPO VIII.
Ottolino.