In quello paese è una maravigliosa usanza, ma è utile, perchè quando alcuno contrario viene, o altre novelle che tocchi allo imperadore, sì sa tanto in un dì, che un altro non saprebbe in tre, perchè ha gli cavallari ordinati che subito montono sopra durmedrari, o vero cavagli corridori, e vanno sempre correndo infino a uno oste de' predetti; e, quando lui s'appressa, suona un corno, e colui che è all'oste lo intende, e subito è aparechiato un altro e dà le lettere, e va correndo; e così, correndo, tramutandosi l'uno e l'altro, giugne a lo 'mperadore; e a questo modo à presto novelle: e son questi corrieri nel lor linguaggio chiamati adilla, che tanto vuol dire, quanto messaggieri. Quando lo 'mperadore va da un paese a un altro, sicondo il modo che io ò detto, e passa per le città e per le ville, ciascuno inanzi al suo uscio fa fuoco, e ardono polvere d'incenso molto odorifero, per donare buono odore a lo 'mperadore; e le genti s'inginochiono intorno a lui; e lungo le contrade sì gli fanno gran riverenzia: e i cristiani e i religiosi, che stanno nelle sue terre, gli vanno inanzi a la procissione colla croce e aqua benedetta; e andando verso lui cantano ad alta boce: Veni, creator spiritus. E quando egli ode, comanda a' signiori, che sono dallato a lui, che cavalchino e faccino venire inanzi a lui questi religiosi. E quando e' s'appressono e che vede la croce, si leva el suo galeotto, che siede sopra a la sua testa a modo d'un cappello di feltro, fatto d'oro e di pietre preziose e di perle grosse, el quale è tanto ricco, che sarebe stimato un reame di quel paese; e poi s'inginochia contro a la croce e fagli riverenza. Poi il prelato di questi religiosi dice inanzi a lui orazioni, e poi lo benedice colla croce; e lui s'inchina alla benedizione molto divotamente: e poi il prelato gli dona alcun frutto al numero di nove in un piattello d'ariento, cioè pere, o frutte, o pomi, o altre frutte; e lui ne piglia uno, e poi ne dà agli altri signiori che son d'intorno; però che l'usanza è tale, che niuno forestieri venga inanzi, che non gli doni qualche cosa, sicondo l'antica lege, che dice. Non apperebis in conspectu meo vacuus. Di poi lo 'mperadore dice a li religiosi, che si tirino indietro, a ciò che non sieno soffocati per la grande multitudine de' cavagli che vengono. El simile fanno a quelli che stanno nel campo della imperadrice: il simile fanno al primo genito, presentandogli dei frutti. E sapiate, che queste tante genti, che sono in queste tante oste d'intorno a lui e intorno alle moglie e i suoi figliuoli, non istanno continuamente con lui, ma, ogni volta che gli piace, son comandati, e poi tornono nelle propie stanze, salvo quegli che stanno per servire a lui e alle sue moglie e lor figliuoli per governare la sua corte. E quantunque tutti gli altri si partino, non dimeno comunemente e onorevolmente si stanno con lui nella corte L. mila uomini da cavallo e dumila da piedi, sanza e pifferi, e sanza quegli che guardano le bestie salvatiche, e gl'uccegli; el numero de' quali ò di sopra detto. Sotto il firmamento, nè sopra terra, nè sotto terra non è sì gran signore[40], come è il Gran Cane. El prete Giovanni, el quale è imperadore dell'alta India, e 'l Soldano di Babillonia con lo imperadore di Persia, nè di nobilità, nè di richezze non ànno comparazione alla sua possanza; imperò che egli avanza tutti i principi terreni. Adunque gran danno è che e' non creda in Dio fermamente. Lui ode molto volentieri parlare di Dio, e lascia farsi cristiano chiunque vuole per tutto el suo paese; però che a niuno è negato e vietato a mantenere qual legge si vuole. In questo paese uno à cento moglie, uno XL.; e chi più, e chi meno: egli pigliono le loro parenti per moglie, ecetto la madre, e le figliuole, e le sorelle; ma egli possono pigliare le sorelle da parte di padre d'un'altra femmina, e le moglie de' frategli, dopo la morte. E' portono tutti e drappi larghi sanza foderare, e sono interi dinanzi e di dietro, e dallato è allacciato e formato di seta; e portono le pelliccie di sopra, e non portono nè vestono nè usono cappucci. Usono una maniera di mantegli fessi dallato, sopra e quali si vestono e capucci a modo d'un capperone. Le femine loro si vestono a modo che gli uomini, sì che e' non si conoscono gl'uomini dalle femine, se non le maritate, che portono un segno sopra 'l capo; e gl'uomini non istanno insieme colle femine, ma ciascuno da sè; e l'uomo va da quella che gli piace a la sua casa; uomini e femine. Le case loro sono ritonde, fatte di bastoni, con una sola finestra ritonda di sopra, la quale fa i' lume, e dove n'esce il fummo: il coperto e le parete dentro sono di feltro. Quando e' vanno in guerra, e' portono le case seco a modo che noi facciamo le tende e' padiglioni, e fanno el fuoco nel mezzo della casa. Item, egli ànno grandissima moltitudine d'ogni maniera di bestiame, salvo che de' porci, de' quali egli non notriscono.
DEL MODO DEL SACRIFICARE LORO, E DE' NOMI DEI FIGLIUOLI DEL GRAN CANE.
Costoro credono in uno Dio, il quale criò e fece ogni cosa, e non dimeno egli ànno idoli d'oro e d'ariento e gli offeriscono sempre latte di bestie loro; così delle vivande e del vino prima ch'egli mangino; e ispesse volte oferiscono cavagli e altre bestie, e chiamono, lo Idio di natura, Iroga; e il loro imperadore, abia il nome come si voglia, egli lo chiamono Cane. Quando io fui in quel paese, il loro imperadore aveva nome Tinth Cane, e 'l suo figliuolo aveva nome Cosuc, e quando sarà fatto imperadore si chiamerà Cosuc Cam. Questo imperadore aveva XII. figliuoli, sanza quello, e nomi de' quali son questi: Cahadai, Vinim, Neag, Vocab, Cadi, Sida, Tuie, Soalac, Rabi, Cam, Gare, Gan[41]; e aveva tre moglie; la prima e principale fu figliuola del prete Giovanni, e aveva nome Serocam, e l'altra Heracam. Queste genti cominciono a fare ogni cosa a luna nuova, e molto onorono la luna e il sole, e spesso s'inginochiono verso di quegli. Egli cavalcono comunemente sanza isproni, ma portono sempre una sferza in mano, colla quale isferzono il cavallo.
DELLE COSE CHE E' TENGONO PER PECATO E DELLA PENITENZIA CHE GLI CONVIENE FARE PER QUESTI PECCATI, E DEL MODO CH'EGLI TENGONO A PRESENTARE IL GRAN CANE.
Egli tengono molto contro a cuscienzia e a gran peccato a gittare un suo coltello nel fuoco, e a tagliare col coltello la carne, e apogiarsi colla sferza colla quale si sferza el cavallo, e a percuotere il cavallo col suo freno, e a rompere uno osso con un altro osso, e a recare[42] un piccolo fanciullo sopra porpora. Un grandissimo peccato tengono a pisciare ne la casa dove stanno; e, chi vi pisciasse, certo l'ucciderebbono; e di ciascuno di questi peccati è bisogno che si confessino al lor prete, e pagare una gran somma d'ariento per penitenzia; e conviene, il luogo dove è stato pisciato, sia lavato e benedetto, e altrimenti, niuno vi ardirebe stare, nè entrare. E quando egli ànno pagato la lor penitenzia, egli gli fanno passare pel mezzo del fuoco e pel mezzo di due porte, per nettarlo di quel peccato. E quando alcun viene a presentare o a fare imbasciata a lo 'mperadore, è di bisogno, che lui, e il presente, e lo portatore passi per due fuochi ardenti per fagli purificare, a ciò che non vi sia veneno, o cosa cattiva che nuoca a lo 'mperadore. L'uomo preso in fornicazione è ucciso. Egli uccidono qualunque ruba cosa alcuna; e' sono tutti buoni arcieri, e corrono così bene le femine come gl'uomini. Le femine fanno tutte le cose, come drappi, tele, e altre arte, e menono carri e carrette: universalmente fanno ogni mestiero, salvo che archi, saette e armi[43], le quali fanno gl'uomini. Tutte queste femine portono le brache, come gl'uomini: tutte le genti di questo paese sono ubidienti molto ai lor signori e supriori. Egli non sono contenditori, nè fanno quistione l'un co l'altro, e nel paese non è alcuno rubatore: molto si onorono l'un l'altro, ma non portono onore a gente strana nè a forestieri, quantunque fussino principali. Egli mangiono cani, gatti, lupi, volpi, giumenti, puledri, asini, topi e ogni altra bestia grande, e salvatica privata; e mangiono tutte le bestie dentro e di fuori, e non gli cavono alcuna cosa, se non la feccia. Poco pane mangiono e usono, salvochè nelle corti de' gran signiori; e in molti luoghi del paese non fanno altro per minestra che brodo. Quando eglino ànno mangiato, eglino si nettano le mani a' gironi, perchè eglino non ànno tovaglie, se non alle corti de' gran signori, come è detto di sopra. E li signiori usono spesso pelle di bestie in luogo di tovaglie, e così la comune gente. E quando egli ànno mangiato, e' rimettono le scodelle non lavate nel lavegio[44], o vero nella caldaia del brodo, infino a tanto che vogliono mangiare un'altra volta. E richi uomini beono latte di cavalla e d'altre bestie, ed un'altra bevanda, che fanno d'acqua e di mele cotto insieme, perchè non ànno nel paese nè vino nè cervogia, e vivono molto cattivamente; e, come io ò detto, non mangiono se none una volta el die, e anche poco. Uno uomo di nostro paese più mangerebe in un dì, che loro in tre; e a' messaggi forestieri, che vengono dallo imperadore, gli dànno mangiare una volta el dì e poco. Egli guerreggiono molto saviamente, e sempre si studiono di confondere e nimici: ciascun di loro à due archi o tre, e delle saette in grandissima abundanzia, e una grande accetta in mano. Li gentili uomini ànno spade larghe e tagliente da uno lato, e ànno piastre e elmi di coiame pulito, di pelle di dragoni; e il simile le coperture da cavallo: e se alcun di loro fugge dalla battaglia, egliono l'uccidono. Egliono usono una gran malizia quando sono a uno assedio ad una terra murata, promettendo loro ogni cosa che sanno adimandare, oro e ariento, e ogni altra cosa, se s'arendono. Ma quando si sono arenduti, tutti gl'uccidono e sì gli tagliono gli orechi, e sì gli fanno quocere, e di questo mangiono a modo d'insalata: di questo fanno ancora guazzetto per li gran signiori. E' ànno intenzione di sottomettere tutte le criature, e dicono, che sanno bene per profezia, che saranno vinti per gente arcieri, e sì si convertiranno alla legge di quegli che gli vinceranno; e però sostengono pacientemente, che ogniuno, di qualunque legge si sia, abiti nel paese. Quando vogliono fare e loro idoli, o vero alcuna immagine in memoria d'alcuno amico morto, li fanno sempre nudi, e le immagine tutte ignude sanza segnio di vestimenta, perchè egli dicono, che nel buono amore non è coperta alcuna, e che e' non si debe amare per nobil vestimento, nè per nobile apparamento, ma solo amare pel corpo, il quale naturalmente è dotato di virtù, e non per vestimenti, che non son dote di natura. Item, un gran pericolo è a seguire e tartari quando fugono in battaglia, perchè, fugendo, tragono indietro, uccidendo gl'uomini e' cavagli. E quando s'aparechiono e aconciono per combattere, e' sono sì serrati insieme, che dua milia non paiono uno, e guadagnono molto bene le terre altrui, ma non le sanno guardare; però che sono più usi a stare nella campagna in tende e in padiglioni, che in ville e in castella. Egli non aprezono alcuna cosa nè 'l saper de l'altre nazione. Egliono apreziono e vendono molto olio d'ulive, però che dicono, che è una nobile medicina. Tutti e tartari ànno piccoli ochi e poca barba e chiara, e sono sì falsi e sì malvagi traditori, e tanto fraudolenti, che niun si dè fidare nè nelle parole nè nelle promesse loro: e' sono assai durissima gente e possono sofferire molta pena e sinistro, molto più che altra gente; però che egli ànno molto bene imparato nel propio paese. Nulla spendono quando alcuno debe murire per malattia: e' mettono una lancia apresso del malato, e quando laborat in extremis, ciascuno fugge fuori della casa, tanto che sia morto; poi lo sotterrono nei campi.
DEL MODO CHE SERVONO QUANDO MUORE LO IMPERADORE IN SOTTERRARLO, E DEL MODO CHE TENGONO QUANDO NE FANNO UN ALTRO, E DELLE PAROLE CHE LUI DICE ALLA ELETTA.
Quando lo 'mperadore muore, egli lo mettono in una catedra[45] a sedere nel mezzo della tenda sua molto onorevolmente, e inanzi a lui una tovaglia con carne e con vivande e uno nappo pieno di latte, innanzi a lui, di cavalla; e mettongli apresso il suo puledro e una cavalla sellata col suo freno, e, sopra alla cavalla, oro e ariento; e empiono la tenda di strame; poi fanno una gran fossa e larga: con tutte queste cose il sotterrono, e dicono, che, quando e' sarà nell'altro mondo, e' non sarà sanza stanza, nè sanza cavallo, nè sanza oro, nè sanza ariento, e la cavalla gli darà latte e gli farà altri cavalli, tanto che sarà ben fornito nell'altro mondo. Alcuni de' suoi cavalieri e uficiali si mettono nella fossa con lui per servirlo nell'altro mondo, però che credono, che a l'altro mondo si viva in sollazo con femine, a modo che fanno di qua. Ancora molte volte egli lo fanno sotterrare secretamente di notte nel più salvatico luogo che possono; e sopra la fossa vi rimettono l'erbe e gli roghi, acciò che niuno lo truovi mai più, e che più non venga in memoria a niuno degli amici suoi. Allora dicono, che si troverà vivo nell'altro mondo e che lui è magiore signore di là che non era di qua. Dopo la morte dello imperadore e sette lingnaggi si ragunono e elegono il suo figliuolo maggiore, e sì gli dicono: noi laudiamo (sic), ordiniamo, e vi preghiamo, che voi siate nostro Signiore, e nostro imperadore, e nostro governatore. E lui risponde: se voi volete, ch'io regni sopra di voi, ciascun di voi faccia ciò che io gli comanderò, e tutto quello che io dirò sia compiuto. Egli rispondono tutti a una boce: tutto ciò che voi comanderete, sarà fatto. Poi dice a loro lo imperadore: sappiate che da ora inanzi la mia parola sarà tagliente come ispada. E poi l'assettono sopra nel feltro nero, e poi il mettono nella sua sedia, e sì gli mettono la sua corona. Poi il paese gli manda tutti a presentarlo in modo, che in quel dì à più camegli carichi d'oro e d'ariento, sanza e gioielli de' gentili uomini, d'oro e di pietre preziose, che sono sanza estimazione; e sanza i cavagli, sanza i drappi di porpora e di camosciati di Tartaria, che sono sanza numero.
Questa terra di Catai è nella profonda Asia, e poi di qua è Asia maggiore, e confina col Reame di Tarsia dallato verso occidente; el qual Reame di Tarsia fu d'uno de' Re, che venne a trovare e presentare il nostro Signiore in Bethlem; e quegli che sono del linguaggio di quel Re, son tutti cristiani. In Tarsia non mangion carne, nè beono vino. Di qua dal Reame di Tarsia, da lato, verso occidente, è il reame di Turcquestem, el qual si stende verso occidente infino al reame di Persia, e di verso settentrione, infino al reame di Corasina. In questo paese di Turcquestem sono poche buone città: la migliore città di quello reame si chiama Ottorai. Ivi sono grande pasture e poche biade, e però son eglino tutti pastori, e giaciono nelle tende, e beono cervoge fatte di miglio.
DELLA CITTÀ DI CORASINA, E DI MOLTI PAESI STRANI.
Poi da lato di qui è il Reame di Corasina, el quale è buon paese abondevole, [ma] sanza vino: verso oriente è un diserto, che dura più di Cº. giornate. La magiore città del paese si chiama Corasina, della quale el reame piglia el nome: quegli del paese son molto buoni guerrieri e arditi. E poi di qua è il reame di Comano, del quale anticamente furono discacciati li comani, che furono in Grecia. Questo è uno delli magiori reami del mondo, ma non è tutto abitato, però che da una parte, verso Bissa, è il freddo sì grande, che nissuno lo potrebbe mai patire; e sonvi tante mosche, che non si sa in qual parte volgersi. In questi paesi sono pochi alberi fruttiferi, onde vi sono poche legnie. Gli uomini giaciono nelle tende e ardono sterco secco di bestie. Questo reame viene discendendo verso Prussia e verso Russia; e pel mezo di questo reame corre el fiume di Tigris, el quale è una de le magior riviere del mondo, e si aghiaccia sì forte, che spesse volte sopra il ghiaccio sono ragunati combattenti a cavallo e a piedi, più di XXX. mila persone. E tra questa riviera è il gran mare occeano, che si chiama el mare Mauro. Verso il capo, di sotto questo reame, è il monte Cochis, el quale è uno de' più alti monti del mondo. E tra il mare Mauro e il mare Caspio, ivi è uno molto istretto passo, per andare verso India; e però vi fece fare Alessandro una città, che chiamò Alessandria, per guardare el paese, acciò che niuno vi pasasse contra sua voglia: e al presente si chiama quella città, Porta di ferro. La principal città di Cumana si chiama Barach, ed è una delle tre vie d'andare in India; ma per questo passo non potrebbe andare gran multitudine di gente, salvo che di verno: per questa via si ruba l'altra via, per andare nel reame di Turquesten in Prussia, e per questa via son molte giornate di diserto. La terza via è, per la quale (sic) si viene di Cumana, e vassi per lo gran mare, e per lo reame di Archas, e per la grande Armenia. E sapiate che tutti questi reami, e tutte queste terre, infino a Prussia e a Russia, ubidiscono tutti il Gran Cane di Catai e molti altri paesi e confini, sicchè il suo potere e la sua signioria è molto grande.