DELL'IMPERIO DI PERSIA, E DELLE CITTADI CHE IVI SONO.
Poi che io v'ò discritto le terre e i reami inverso le parte di settentrione, discendendo da la terra di Catai infino alla terra de' cristiani, verso Prussia e verso Russia, io vi scriverò altre terre e reami, iscendendo per questa costa verso la parte destra, infino al mare di Grecia, inverso la terra di cristianità. E dipoi lo 'mperio di Catai, è lo imperio di Persia, e minori reami. Io parlerò prima del reame di Persia. Dua reami vi sono; il primo comincia di verso oriente infino a la riva di Frison, e di setentrione infino al mare Caspio, e verso mezzo dì infino a' diserti d'India. Questo paese è buono e ben popolato, e evvi dua buone città principali; l'una Botrura e Socvergant, la quale alcuni chiamono Sarmagant. L'altro reame di Persia si stende per la riviera di Frison, verso la parte occidentale, infino al reame di Media, e verso settentrione infino alla grande Arminia e 'l mare Caspio, e in verso mezo dì infino a la terra di India. Questo si è buon paese e abondevole: ivi sono III. principali città, Neabor, Saphaon e Carmasana: dapoi è Erminia, ove soleva esere IIII. reami. Gli è un nobile paese, e abondevole di beni, e comunemente comincia a Persia, e sì si stende verso occidente dilungi infino a Turchia: da l'altra parte dura, dalla città chiamata Alessandria (da altri chiamata Porta di ferro) sopra detta, infino al mare di Media; e in questa Armenia son molte buone città; ma Taurissa è la più famosa. Di poi è 'l reame di Media, il quale è molto buono, e non è men largo[46]; e comincia verso oriente, alla terra di Persia e alla minore India, e sì si stende verso occidente, verso il reame di Caldea, e di verso settentrione discendendo verso la piccola Armenia. In questa regione di Media son molte grande montagne, e poca terra piana. Gli saracini tengono questo reame, e un'altra maniera di gente, che sono cordiani. Le due magior città che sieno in questo reame sono Serra e Carima. Apresso a questo è il reame di Giorgia, il qual comincia verso oriente a una montagna grande, chiamata Absor, ove stanno diverse gente e diverse nazioni, e chiamono il lor paese Allano. Questo reame si istende verso Turchia, e verso il gran mare, e verso il mezzo dì, e confina colla grande Armenia.
DEL REAME DI GIORGIA, E DEL REAME DI ABTHAS, E DELLA PROVINCIA DI BONAVISON, NELLA QUALE È UNA COSA MOLTO MARAVIGLIOSA, E DELLE GENTE CHE IVI ABITONO.
In questo paese sono due reami, l'uno è questo Giorgia, e l'altro è il reame di Abthas, e tutta via sono tuta duo e paesi cristiani, ma quello di Giorgia è sotto posto al Gran Cane. Il reame di Abthas è più forte paese, e àssi vigorosamente e fortemente sempre difeso contro a qualunque l'à assalito e non fu mai sottoposto ad alcuno. In questo reame di Abthas è una grande maraviglia, perchè v'è una certa provincia, la quale circunda tre giornate, ed è chiamata Bonavison, ed è tutta coperta di tenebre sanza alcuna chiarezza, sì che niun può sapere che cosa vi sia, e niuno vi ardisce d'entrare; ma quegli del paese dicono, che alcuna volta ànno udite voce di gente [gridare] e cavagli anitrire, e galli cantare; e sassi bene di certo, che vi stanno gente, ma non si sa che gente. E dicesi, che queste tenebre vennono per divin miracolo, perchè fu già uno imperadore di Persia, malvagio uomo, chiamato Sauro. Costui perseguitava tutti e cristiani per istringelli e per fagli sacrificare agli suoi idoli, e cavalcava a oste bandito per confondere tutti gli cristiani. In quello paese dimoravano molti cristiani, i quali, lasciando i loro beni, volevano fuggire in Grecia. Essendo pervenuti in un piano il qual è chiamato Imegon, ivi venne incontro il malvagio imperadore coll'oste suo per una valle, per distruger tutti questi cristiani. Li cristiani, vedendo questo, si missono inginochioni, e feciono prieghi a Dio, e di subito venne una nuvola tanto fonda e spessa, che coperse lo 'mperadore coll'oste suo per sì fatto modo, che non poterono andare inanzi nè a dietro. E così questi stanno fra le tenebre, che mai poi n'uscirono; e i cristiani n'andorono dove a lor piacque, e li inimici loro stettono confusi sanza fare colpo. E possono bene dire: A Domino factum est istud, et est mirabile in oculis nostris. Però che un grande miracolo fu questo, che Dio fece per loro, sì come apare di presente per la cagione predetta; sicchè tutti e cristiani doverebono per questo esser più divoti del nostro Signiore che non sono; però che sanza dubbio, se non fussi la malvagia gente e i peccati de' cristiani, egli sarebono signiori di tutto el mondo; chè la bandiera di Giesù Cristo è sempre spiegata e aparechiata per ogni uno suo buon cristiano e servidore per aiutarlo; sì che per uno valente uomo amico di Dio, ne sconfondorebe mille cattivi, come dice David nel Salterio: Cadent a latere tuo mille et decem millia a dextris tuis: Ad te autem non apropinquabit. Et in altro luogo: Quoniam persequebatur unus, mille et duo fugarunt decem millia (sic). E come può essere, che uno ne cacci mille, David profeta dice: Sequendo quia manus Domini fecit omnia (sic). Il nostro Signior dice per la bocca del profeta: Si inimicis meis ambulaveritis super tribulantes vos mississem manum meam (sic). Sì che noi vegiamo apertamente, che se noi vogliamo esser buoni, niuno poterebe durare contra di noi. Item, fuora di questa terra tenebrosa è una gran riviera, la quale dimostra segniale, che dentro stanno gente, ma niuno vi vuole stare, nè dimorare, nè entrare per vedere. E sapiate, che in questo reame di Giorgia e di Abthas e della piccola Armenia, vi sono uomini cristiani e ben divoti, perchè si confessono e comunicono ogni settimana una volta o due; e molti vi sono, che si comunicono ogni dì, e noi di qua non lo facciamo punto, quantunque San Paolo lo comandi, dicendo: Omnibus diebus dominicis ad comunicandum hoc est tempus: egli el custodiscono, e noi no.
DELLA TURCHIA E DELLE PROVINCE CHE VI SONO, E DI CALDEA, DI MESOPOTAMIA, E DI MOLTE COSE CHE LÌ SI TRUOVONO.
Item, apresso questo paese di qua, è la Turchia, la quale confina colla grande Armenia e colla piccola. La Turchia à molte province; Chomana, Capadocia, Sarra, Bricca, Chessa, Chompitam, Gea, Comana, Nachi; e in ciascuna città di queste province son molti buon cristiani. La Turchia si distende infino alla città de Stachala, la quale siede sopra el mare di Grecia, e confina con la Soria. Soria è gran paese e buono, come di sopra è detto; e ancora dallato di sopra verso il Reame di Caldea, il quale si distende dalle montagne di Caldea inverso oriente, infino alla città di Ninive, che siede sopra alla riviera di Tigris; e di largheza comincia verso Bissa a la città di Marga; e sì si distende fino mezzo dì infino al mare occeano. In Caldea è il paese piano, e poche montagne e fiumane vi sono. Da poi è il reame di Mesopotamia, il qual comincia a li confini di Giorgia, a una città chiamata Mossella, e sì si stende verso occidente infino al fiume di Eufrates, e poi sì si stende verso una città chiamata Roais: di largo tien dal monte d'Armenia infino a' diserti d'India minore. Questo è un buon paese e piano, ma son poche riviere. In questo paese non sono se non due montagne, l'una chiamata Simar, l'altra Lison, e confina questo paese col reame di Caldea e col reame di Arabia. Ancora, verso le parti meridionali, sono molti paesi, molte terre e molte regioni. Prima si è la terra di Etiopia, la quale confina verso oriente con gli gran diserti, e verso occidente con gli reami di Nubia, e verso mezzo dì col Reame de Mortagna, e verso Bisa con lo mare rosso. In questo paese son molte genti con molti reami: dipoi si è Mortagnia. Da Etiopia, infino a l'alta Libia, giace tutto questo paese di lungo el mare occeano verso el mezzo dì; e in questi paesi son molti reami, e confina da l'altra costa con Nubia, la quale confina colle terre sopradette, e co' diserti d'Egitto: li nubiani sono cristiani. Dopo Egitto, del qual di sopra ò parlato, è l'alta Libia e la bassa Libia, la qual discende a basso verso il gran mare di Spagna, ne la quale sono i reami di Seoth, Taramensa, Tunisi, Cartagine, Buglia, Algarba, Bellamarina, Montefiore, e molti altri reami, e molte altre diverse gente.
DEL PAESE DI CADISSA E DELLE COSE CHE IVI NASCONO, E DELLI MONTI CASPI, NEI QUALI SONO RINCHIUSI E GIUDEI, E DI MOLTE ALTRE COSE.
Io v'ò iscritti di molti paesi che son di qua dallo grande reame di Catai, i qua' molti paesi ubidiscono al Gran Cane; ora farò discrizione, seguendo, d'alcuni altri paesi e d'alcune isole che sono di là. E dicono, che passando tutta la terra di Catai, verso l'alta India e verso Bacaria, si passa poi per una regione chiamata Cadissa, la quale è paese molto grande e bello. E ivi crescie una region di frutti a modo che carobe, ma assai più grossi: e, quando sono maturi, si fendono pel mezzo, e truovasi dentro una bestiuola in carne e in ossa e in sangue, a modo d'un piccolo agnello sanza lana, sì che si mangia insieme col frutto: e questo frutto è di gran maraviglia e di grand'opera di natura. Niente di meno io dissi ad alcuno del paese, che io non tenevo questa opera per gran miracolo, però che son così alberi (sic) nel nostro paese, de' quali e frutti sono uccegli; e ancora ne sono in altre parte, che nelle nocciuole è il vermine, che è animal sensitivo, benchè non abia ossa. Ivi son pomi di buono odore e sapore, lunghi, de' quali ne sta insu nun ramo più di Cº., e tanti insu un altro ramo; e ànno foglie grande e lunghe un piede e più, e un altro piede e più larghe. In questi paesi e in altri, quivi intorno, crescono molti alberi, che fanno chiovi di gherofani e noce moscade e grosse noce d'India, e altre spezie. Ivi sono vigne che fanno grapoli de uva sì grandi, che uno uomo arebe affanno a portare una palmetta[47] co' grappoli. In questa medesima regione sono e monti Caspii, chiamati Uber: alcuni di quegli del paese gli chiamono Gothet e Magoth. In questi monti sono ancor serrati i X. tribi d'Israel co' loro Re, nè uscir possono. Ivi furono rinchiusi per lo Re Alessandro con XXII. Re di corona col popol loro, el quale sta ne le montagnie di Scizia; e infra questi monti Caspii dal detto Re furono incalzati. Vedendo il Re Alessandro che non gli poteva rinchiudere per opera degli uomini suoi, come e' credeva, pregò lo Idio di natura, che gli volessi aempiere quello che aveva cominciato; e quantunque non fusse degnio d'esere esaudito, non dimeno Dio, per la sua grazia, chiuse e monti insieme, sì che quivi stanno serrati intorno da altri monti; salvo che da uno lato, dal quale è il mare Caspio. Potrebono domandare alcuni: poi che 'l mare è da uno lato, perchè non escon egli, e vadino dove a lor piace? A questo rispondo, che questo mare Caspio esce fuori di terra di sotto a questa montagna, e corre pe' diserti da una costa di quel paese e si stende infino a' confini di Persia; e quantunque sia chiamato mare, non dimeno non è però mare, nè rocca d'altro mare[48], anzi è un lago magiore del mondo. E quantunque e' si mettessino in questo mare, non saperebbono dove arrivare; però che non sanno altro linguaggio, che il loro propio; e però non si metterebbono a uscire. Ma non crediate però, che siano quegli proprio che incalciò il Re Alessandro, ma sonvi quegli che son discesi di loro, però che quegli non sarebbono vissuti tanto tempo. E sappiate, che gli Giudei non ànno terra propria in tutto el mondo, se non quella fra quegli monti; e anco di quella rendono tributo alla Reina d'Amazonia, la quale fa molto ben guardare quegli monti, acciò che non eschino, perchè la terra sua confina con quegli monti. Alcuna volta aviene, che alcuno giudeo sale su per quegli monti, ma la moltitudine non vi potrebe montare, nè dismontare, perchè e monti sono sì aspri, forti e alti, che a malgrado loro vi possono stare, perchè non ànno uscita da parte alcuna, salvo che per un piccolo sentiero e stretto, el qual fu fatto a mano per forza, e dura forse quatro leghe e è tutta terra diserta, dove per niuno ingegno si può trovare acqua. Per la qual cagione non vi si può abitare; e sonvi tanti dragoni e serpenti e altre velenose bestie, che non vi si può passare, salvo per grande verno; e chiamasi questo passo Olirem: e questo fa guardare la reina d'Amazonia. E se pure alcun ne esce, non sanno altro linguaggio, che 'l suo, e non sanno parlare con altra gente che si truovino; ma dicesi ch'egl'usciranno al tempo d'Anticristo. E per questa cagione tutti e giudei che son dispersi per tutte l'altre terre, imparano il parlare ebreo a speranza, che que' de' monti Caspi escino fuori e egli si possino intendere co loro: e questi conduceranno quegli per cristianità, per distruggere e cristiani; imperò che gli giudei di qua dicono, che egli sanno per profezie, che quegli de' monti Caspii usciranno e spargeransi pel mondo. E così, come e giudei sono stati sotto posti a' cristiani, così e cristiani saranno sotto posti a' giudei. E se voi volete sapere a qual modo e' troveranno uscita, sicondo che io ò inteso, io vel dirò. Nel tempo d'Anticristo sarà una volpe, la quale arà una tana in quel luogo, dove il Re Alessandro fece fare una delle porte; e tanto anderà questa volpe cavando e perforando la terra, che ella passerà oltre questa terra verso questi giudei; e quando e' vederanno queste volpi, forte si maraviglieranno; però che e' non vidono mai sì fatta bestia, e però che d'ogni bestia ànno con loro, salvo che delle volpi. Allora cacceranno questa volpe e seguiteranla tanto, che enterrà nella sua tana; e egliono v'anderanno drieto, perseguitandola infino alla tana tanto, che egliono troveranno le porte, che fece fare il Re Alessandro, di pietre grosse. Queste pietre romperanno, e a questo modo troveranno uscita.
DELLA TERRA DI BACARIA, E DI CERTE ARBORE CHE FANNO LANA; E DELLA GROSSEZA DEL GRIFONE, E D'ALTRE COSE CHE LÌ SONO.
Da questo paese si va verso la terra di Bacharia, dove sono malvage gente e crudeli; e in questa terra sono alberi che fanno lana come fanno le pecore, de le quale si fa drappi per vestire. In questo paese son molti ipotami; altri gli chiamono centauri. Queste son bestie che conversono alcuna volta in acqua, e alcuna volta in terra; e sono d'uomo e di cavallo[49], e mangiono le gente, quando ne possono pigliare. E ivi sono riviere che son tre volte più insalate del mare; e ivi sono più grifoni che in altre parte. Alcuni dicono che i grifoni ànno corpo di lione a dietro, e d'aquila dinanzi; dicono il vero, perchè son fatti di così fatta forma. Ma il grifone à il corpo maggiore e più forte, che non è otto lioni di qua, e à più grandeza e fortezza, che cento aquile; imperò che porta al suo nido volando un gran cavallo co l'uomo di sopra, se lo truova; o vero due buovi legati insieme, almodo che si legono al carro; perchè egli ànno alie e unghie dinanzi così grande e lunghe, come sono corna di bue e di vache; delle quali si fanno vasegli per bere, a modo che di corna di bufoli; e delle coste delle penne dell'alie, se ne fanno di grandi archi per saettare.