DELLA POSSANZA DEL PRETE GIOVANNI, E DELLE GENTE E NAZIONI E REAMI CHE GLI SONO SOTTO POSTI, E DEL CAMINO CHE SI FA PER ANDARE IVI, E DELLE RICHEZE E PIETRE PREZIOSE CHE SONO IN QUELLE PARTE.

Di là si va per molte giornate per le terre del prete Giovanni, el grande imperadore d'india, a un reame, el qual si chiama Avison, o vero la isola di Pontesoro. Questo Presto Giovanni à molte gran terre, e molte buone città, e molte ville e buone isole, diverse, grande e larghe, nel suo reame, perchè questo paese de India è tutto partito per isole, per cagione de' gran fiumi che vengono dal paradiso terresto, e quali partono la terra in molte parte: il simile in mare vi sono molte isole. La migliore città dell'isola di Pontesoro è chiamata Nisa, la quale è città reale molto nobile e molta rica. Il prete Giovanni à sotto di lui molti Re, molte isole, e molte diverse gente; e il suo paese è molto buono e rico, ma non però sì rico, come quel del Gran Cane per li mercatanti che non vanno così là comunemente per comperare mercatanzie, come fanno nella tera del Gran Cane, perchè il paese è troppo lontano, e eziandio perchè egli truovono nell'isola di Catai seta, spezie, drappi d'oro, e tuto quel che fa bisogno. E quantunque egli avessino migliore mercato ne la città del prete Giovanni, non dimeno e' dubitono de la lunga via e degli gran pericoli che sono in quel mare, perchè in quel mare, in molti luoghi, sono molti scogli, e assai sassi di calamita, che tira a sè il ferro co la sua propietà; e per questo non passa nave dove sia chiovi o bandelle di fero. Questi sassi di calamita, per sua propietà, tirono le nave e mai più di lì non si posono partire. Io medesimo vidi in quel mare, di lungi a modo d'una isoletta, ove erano alberi, spine e pruni in quantità; e dicevono e marinai, che ciò erano nave, che quivi erono restate pei sassi de la calamita; e perchè erono marcite, lì erono cresciuti questi alberi, spine, pruni e altre erbe, che vi sono in gran quantità. Questi sassi vi sono in molti luoghi in quele parte, e però non v'usano passare mercatanti, se egliono non sanno molto bene la via, e se e' non ànno buono guidatore. E ancora temono la via molto lunga, sì che adunque e' vanno più presto a l'isola di Catai, e lì pigliono ciò che vogliono: la quale è più presso; e non è però così presso, che non si peni XI. o XII. mesi a andare da Vinegia, o da Genova insino a Catai. E ancora la terra del prete Giovanni è più dilungi di molte giornate; e' mercatanti, che vanno di là, passono per Persia, e vanno per una città chiamata Hermopoli, perchè Hermes filosofo la edificò. Poi passono un braccio di mare, e vanno a una gran contrada, o vero città, che si chiama Cobach; e ivi truovono ogni mercatanzia e papagalli, e, a modo che di qua, l'allodole. E se e mercatanti vogliono passare oltre, e' possono andare sicuramente. In quel paese à poco fromento e orzo, imperò mangiono riso, miglio, latte e formagio, o vero frutte. Questo prete Giovanni piglia tutta via per moglie la figliuola del Gran Cane, e 'l Gran Cane piglia tutta via per moglie la figliuola del prete Giovanni. Ancora, ne la tera del prete Giovanni, sono molte diverse cose, e molte pietre preziose, sì grande e sì grose, che ne fanno vasegli, piattegli, scodelle, taglieri e molte altre maraviglie, che sarebe cosa lunghissima a scrivere. Ma d'altre isole principale del suo stato e delle sue legge iscriverò alcuna cosa.

Questo imperadore, prete Giovanni, è cristiano, e così è gran parte del suo paese; ma tutta via non ànno gli articoli della fede che noi, e credono nel Padre e nel Figliuolo e nello Spirito Santo. Egli sono molti divoti e leali l'uno co l'altro, e non si curono di baratterie, nè di cautele, nè d'alcune fraude. Egli à sotto lui LXXII. provincie, che tutte gli dànno trebuto, e ciascuna provincia à uno Re. In suo paese sono molte maraviglie: ivi è il mare arenoso, el quale è tutto di rena e di granelle sanza gocciola d'acqua, e fa grande onde, fluendo e refluendo, a modo che fa l'altro mare, e mai per niun tempo non posa nè sta quieto. Niuno può passare questo mare nè con nave, nè con altro ingegno; e però non si può sapere che terra sia oltra questo mare. E quantunque non vi sia punto d'acqua, non dimeno si truova di molti pesci alle fiumane d'altra maniera e d'altra fazione, che non sono quegli dell'altro mare; e sono di buono gusto e dilicati a mangiare. E, a tre giornate dilungi a quello mare, vi sono gran montagne, delle quali escie fuori un fiume, il qual viene dal paradiso terresto; ed è tutto di pietre preziose, sanza acqua, e corre a basso pel diserto a grande onde, a modo che fa el mare arenoso, e finisce in questo mare, e ivi si perde. Questo fiume corre a questo modo tre volte la settimana, e mena seco di molte grosse pietre del monte, che fanno gran romore: e subito, come sono entrate nel lor mare arenoso, più non si veggono e perdonsi. Queste tre giornate che corre, niuno ardirebe d'entrarvi, ma negli altri dì vi s'entra. Item, oltre a quel fiume, più inanzi nel diserto, v'è un gran piano arenoso; e, tralle montagne, è questo piano. Ogni dì, quando si leva el sole, cominciono a crescere albucegli piccoli, e crescono infino a mezzo dì, e fanno frutti; ma niuno s'ardisce a pigliare di questi frutti, perchè sono a modo di cosa afatata; e, dopo mezzo dì, discrescono e entrono in terra, sì che al calare del sole più non si veggono: e così fanno ogni dì; e questa è una grande maraviglia. In questi diserti sono molti uomini salvatichi, cornuti e spaventosi; e' non parlono, ma rughiano a modo che' porci. Ivi è gran quantità di papioni, cioè cani salvatichi qui sono molti pappagalli, che gli chiamono, in suo linguaggio, parsistat: ve ne sono alcuni, che parlono di sua natura e salutono le gente che vanno pe' diserti; e parlono così perfettamente, quanto se fussi un uomo: quegli che parlono bene ànno la lingua larga, e ànno sei dita. Un'altra ragione v'è, che non ànno altro che tre dita per piede: questi parlano poco o nulla, e male s'intendono, e non fanno se non gridare.

DEL MODO CHE TIENE IL PRETE GIOVANNI QUANDO CAVALCA CONTRA' NIMICI, O VERO PER LA TERRA; E DEL PALAZO SUO, E DE L'ORNAMENTO DELLA SUA CAMERA.

Quello imperadore, prete Giovanni, quando lui va contro al Gran Cane in battaglia, o vero contra alcuno de' confinanti, egli non porta stendardo nè bandiera innanzi a sè, ma fa portare XIII. croce grande e alte d'oro fine e di pietre preziose. Ciascuna croce è posta in un carro e guardata da più di cento mila uomini a piè[50]. A modo come di qua si guardono gli stendardi. A tempo di guerra questo numero di gente è sanza oste prencipale e sanza le schiere ordinate in battaglia. E quando e' non fa guerra e cavalca con privata compagnia, non fa portare innanzi a lui altro che una croce semplice, di legnio, sanza dipintura, e sanza oro e pietre preziose, per memoria che Giesù Cristo sofferì morte sopra a una croce di legnio. Il simile, fassi portare innanzi un piattello d'oro, pieno di terra, a memoria, che la nobiltà di sua persona e possanza delle sue carne diventeranno e torneranno in terra; e fassi portare altri vasegli d'ariento, ne' quali sono gioegli d'oro e di pietre preziose, in segnio della sua signioria e della sua gentilezza e della sua possanza. E' dimora comunemente nella sua città di Susa, e ivi è il suo principale palazzo, el quale è sì rico e sì nobile, che non si poterebe dire nè istimare. E di sopra della maestra torre del palazzo sono due pomi d'oro; in ciascun di quegli sono due carbonchi grandi e larghi, che lucono molto chiaro di notte. Le porte principali di questo palazzo sono di pietre preziose, che si chiamano sardonio; e le ricamature delle porte d'intorno, e le sbarre e le traverse sono d'avorio: le spere della sala e della camera sono di cristallo. Le tavole dove mangiono, alcune sono di smiraldi, alcune di matiste, e altre di pietre preziose; e sono ornate d'oro. E trespoli di queste tavole sono di quelle medesime pietre; e' gradi, dove si saglie al trono dove lui siede, l'uno è di onice, l'altro è di cristallo, l'altro di diaspro verde, l'altro di amatiste, l'altro di sardonio, l'altro è di cordellino; l'ultimo, sopra lo quale lui tiene i piedi, è di grisolito; e tutti questi gradi sono d'oro fine, ornati e lavorati di pietre preziose e di perle grosse d'oriente. Le parte della sedia sono di smeraldo, e ornata d'oro molto nobilmente e d'altre pietre preziose e perle grosse. Nella sua camera sono colonne d'oro fine con pietre preziose e con molti carbonchi, e quali rendono di notte gran chiarezza; e quantunque gli carbonchi luchino, non dimeno arde tutta via uno vasello di cristallo pieno di balsamo, per dare buono odore, e per cacciare l'aire cattivo. La forma del suo letto è tutta di fine zaffiro bene adornato d'oro, però che el zaffiro fa bene dormire e rifrena la lussuria, perchè non vuole giacere colle sue moglie altro che quattro volte l'anno, sicondo le quattro stagioni; e questo fa solamente per generare. E nella città di Nissa si è un bel palazo e molto nobile, nel quale sta quando gli piace; ma quivi non è aere così temperato, come a Susa. In tutto il suo paese non si mangia altro che una volta el dì, come fanno a la corte del Gran Cane; e nella sua corte mangiono ogni dì più di XXX. mila persone, sanza quegli che vanno e vengono; ma quegli XXX. mila di suo paese e del paese del Gran Cane, none spendono tanto bene, quanto farebono nel paese di qua XII. mila.

DELLI SERVIDORI DEL PRETE GIOVANNI, E DEL MODO CHE LORO TENGONO IN SERVIRLO.

Questo prete Giovanni à sempre, insieme con lui, un Re per servirlo. Gli Re si partono a mesi, e sì si mutano l'uno l'altro; e, insieme con questo Re, sempre sono LXII. duchi e CCCº. XL. conti. Nella sua corte mangiono ogni giorno XII. arcivescovi e XX. vescovi e il patriarca di san Tommaso; e così, come el papa, li arcivescovi, vescovi e abbati in quello paese son Re; e ciascuno de' gran signiori sanno ben di che debon servire. L'uno è maestro dell'ostello, l'altro è camerieri, l'altro serve di scodelle, l'altro di tazze, l'altro è siniscalco, l'altro è maniscalco; e, gradati, ciascuno à l'uficio suo; e a questo modo egli è molto nobilissimamente servito. La sua terra, per larghezza, à quatro mesi di giornate; e dilungi, sanza misura; perchè lui tien gran parte delle isole sotto terra, che noi diciamo, che sono di sotto a noi.

D'UNA ISOLA CHIAMATA MILSCORACH, NELLA QUALE STAVA UNO UOMO MOLTO CAUTO, CHE AVEVA FATTO UNO PARADISO; E DELLE COSE MARAVIGLIOSE CH'ERANO IN QUESTO PARADISO, E COME FU DISTRUTTO COSTUI.

Item, allato a l'isola di Pontesoro, sì v'è una grande isola lunga e larga, che si chiama Milscorach; ed è ubbidiente al prete Giovanni. In questa isola è grande abundanzia di beni; ivi soleva essere uno ricco uomo, non è molto tempo, el quale si chiamava Gatalonabos, uomo molto liticoso e cauteloso[51]. Costui aveva una montagna con un castello sì forte e sì nobile, quanto si potessi dire. Egli aveva fatto murare tutta la montagnia nobilmente, e, dentro a questi muri, erono i più begli giardini che si potessino trovare e avere. Quivi aveva fatto piantare ogni cosa buona e odorifera, e tutti gli alberi e l'erbe che fanno nobili fiori e che si posson trovare e avere; e sonvi ora molte belle fontane allato, alle quali avevavi fatto fare molte belle sale con belle camere, tutte dipinte d'oro e d'azzurro, e aveva fatto fare molte e diverse truffe di istorie: quivi aveva uccegli, che si movevono e cantavono con ingegni, come fussino vivi. In questo giardino aveva posto d'ogni ragione di gente e di bestie, che aveva potuto avere, i quali potessino piacere e dilettare a l'uomo per il tocare e per guardare. Ivi aveva poste le più belle fanciulle di età di XIIII. anni, che aveva potuto trovare, e i più begli giovinetti di simile etade; ed erono tutti vestiti di drappi d'oro; e diceva, che erano angeli. Costui aveva fatte fare tre belle fontane e nobile, tutte intorniate di pietre preziose e di perle, con certi condotti sotto terra; sì che, quando voleva, faceva per l'uno correre latte, e per l'altro vino, e per l'altro mele: questo luogo lui lo chiamava paradiso. E quando alcuni giovani valenti, prodi e arditi venivono a veder costui, gli menava a vedere il suo paradiso, e mostravagli le diverse cose, gli piaceri, e gli diversi canti degli uccegli, e le belle fanciulle, e le belle fontane di latte, e di vino, e di mele, e faceva sonare diversi strumenti musici e cantici in una alta torre, sanza veder quegli che sonavono: e diceva, che quegli erono angeli di Dio, e che quel luogo era il paradiso, che Idio aveva promesso alli amici suoi, dicendo: Dabo vobis terram fluentem, lac et mel. Dopo che gli aveva mostrato tutte queste cose, gli dava una bevanda; di che subito s'imbriacavono; e così ubbriachi, gli parevono quelle cose più grandi. Allora costui gli diceva, se egliono volevono murire per amor suo, che, dopo la morte, e' verrebono in questo paradiso, e si troverebono della età di queste fanciulle; e sempre sollazzerebono con quelle, e sempre si troverebono quelle fanciulle pulzelle, e che poi gli metterebbe in un altro paradiso più bello assai, dove vederebono visibilmente Idio di natura, nella sua maestà e gloria. E allora questi giovani, che più altro non sapevono, si offerivono a lui far tutti i suoi voleri. Da poi lui gli diceva, che eglino andassono al tal signiore, il quale era suo contrario, e confortavagli, che non temessino punto di farsi uccidere, per lo amore di lui; imperò che gli metterebe, dipoi la morte loro, in un altro paradiso, cento volte più bello; e ivi starebbono sempre con le più belle damigelle. E per questo modo e giovani uccidevono gli signiori del paese, e loro propii si lasciavono uccidere a speranza d'andare a quel paradiso. E in tal modo quello vechione, con sue cautele e sagacità, si vendicava degli aversari suoi. Quando gli uomini possenti di que' confini si furono aveduti di ciò, e conobono la malizia, e la cautela, e la cattività di quel vechione, sì lo distrussono, e sì distrussono tutti i begli luoghi, e tutte le nobilità che erono in quel paradiso. E luoghi vi sono ancora delle fontane e delle altre cose, ma le richezze non vi sono rimase, e non è gran tempo che il luogo fu distrutto.

DELLA VALLE PERICOLOSA, DOVE STANNO DIAVOLI, E DELLE COSE PAUROSE CHE SI TRUOVONO IN QUESTA VALLE PERICOLOSA.