DELL'ISOLA DI CATAI, E DELLE CITTÀ CHE IVI SONO, E DEL PALAZO DEL GRAN CANE, E DELLE SUE MAGNIFICENZIE.
Catai si è un'isola bella e buona, e mercatantesca, e rica. Ivi vanno ogni anno e mercatanti per ispezie e per altre mercatanzie più che non vanno altrove. E sapiate, che' mercatanti, e quali vanno da Genova e da Vinegia e da l'altre parte di Lombardia e di Romagna, e' vanno per mare e per tera XII. mesi, e anche più, prima che possano venire a l'isola di Catai, la quale è principale Reame di tutte le parte di là e del Gran Cane. Da Catai si va verso oriente di molte giornate, e truovasi una buona città, fra l'altre, chiamata Sugramarcho. Questa è una città me' fornita del mondo di seta, di spezie e d'altre mercatanzie in grandissima quantità. Poi si va più innanzi, verso uriente, a un'altra città antica, la quale è ne la provincia di Catai: e, allato a questa città, gli tartari ànno fatto fare un'altra città, che si chiama Caadonia, la quale à XII. porte, e trall'una porta e l'altra sì à una gran lega, sì che le due città, cioè la vechia e la nuova, ànno di circuito più di XX. leghe. In questa città è la sedia del Gran Cane in un grande e nobilissimo palazo: le mura di quello circundono circa a due leghe e più. Questo palazo è pieno di dentro d'altri palazi, e dentro v'è un giardino e un monte, sopra el quale è un altro palagio, il quale è il più bello e il più ricco che si potessi divisare nel mondo. Intorno al palagio e 'l monte sono fossi grandi e profondi pieni d'acqua, e allato vi sono gran peschiere da una parte e dall'altra: e ivi si è un bel ponte per passare e fossi. In queste peschiere sono oche salvatiche, anitre, cisoni e anghironi sanza numero; e intorno le fosse e le peschiere è un gran giardino tutto pieno di bestie salvatiche; sichè il Gran Cane, quando e' vuole avere di queste bestie e uccegli salvatichi, egli va a cacciare, e pigliane da la finestra sanza uscir fuori de la sua camera. Questo palazo, dove è la sedia, è molto grande e bello d'intorno, del quale nella sala sono XXXIII. colonne d'oro fine, e tutte le mura sono coperte di dentro di belli coiami rossi di bestie chiamate pathios, le quale sono molto odorifere; sì che, per lo buono odore delle pelle, nissuno cattivo aere vi poterebe stare nè entrare nel palazo; e' peli di quelle pelle son rossi a modo di sangue, e lucono contro al sole, che quasi niuno vi può guardare. Molte gente adorono queste bestie, quando le veggono, per la lor virtù grande; e, per la virtù che ànno, egliono apprezono tanto queste pelle, più che piastre d'oro. In mezo di questo palazo è un tribunale per lo Gran Cane, tutto lavorato d'oro e di pietre preziose e di perle grosse; ed è quadrato per ogni cantone de la quadratura; e in su ogni canto di questo tribunale sono IIII. serpe, tutte d'oro; e d'intorno, alquanto largo, vi sono un Re e una Reina fatte di seta d'oro e d'ariento e di perle grosse, le quale pendono atorno a questo tribunale; e di sotto a questo tribunale sono condotti delle bevande che si beono nella corte dello imperadore; e, a lato a questi condotti sono molti vasi d'oro, colli quali quegli del palazo beono al condotto. La sala del palazo è molto solennemente ornata, e molto maravigliosamente bene aparechiata d'ogni cosa che si può aparechiare. Primamente, a capo della sala, è el trono dello imperadore, ben alto, dove e' siede a la tavola, ed è adornata di fine pietre preziose e ricamature intorno d'oro, le quali sono tutte piene di pietre preziose e di perle grosse; e' gradi, pe' quali si saglie, sono tutti di diverse pietre preziose e di fine oro. Da la sinistra parte del seggio dello Imperadore, è il seggio della sua prima moglie, e è un grado più basso del seggio dello Imperadore, e è di diaspro ricamato d'oro e di pietre preziose. E poi segue el seggio della sua seconda moglie, e è un grado più basso che quello della prima, e è di diaspro lavorato così come l'altro. Lo terzo seggio, che v'è, si è quello della sua terza moglie, e è un grado più basso che il secondo; imperò che lo 'mperadore à tuttavia tre moglie in qualunque parte si sia. E, dopo le sue moglie, in quel medesimo luogo, siedono le donne e fanciulle del suo lingnagio, ancora più basso, sicondo la loro condizione; e tutte quelle che sono maritate ànno uno piede contrafatto d'uomo sopra le loro teste, lungo circa d'uno cubito, lavorato tutto di perle grosse di oriente, e di sopra lavorato di penne lucente di pagone, o vero di collo di grù, a modo che un cimiero, o vero d'un capo d'elmetto, a dimostrare, che ele sono in subiezione e sotto e piedi de l'uomo; e quele che non sono maritate none portono. Da la destra parte de lo 'mperadore siede prima el suo primogenito, il quale debe regnare dipoi lui, e siede un grado più basso che lo 'mperadore, a modo che quegli delle imperadrice stanno; e dapoi segue quegli del suo lignaggio, sicondo le loro condizioni. Lo imperadore à la sua tavola fatta d'oro e di pietre preziose e di cristallo bianco, intarsiata d'oro e de amatisto e di legno aloes, che viene di paradiso; e d'avorio bianco ricamato d'oro. E ciascuna delle sue mogli à una tavola di per sè e' suoi figliuoli, e altri gran signori che seggono presso a lui: per lo simile non è tavola ivi, che non vaglia un gran tesoro. E sotto la tavola dello Imperadore seggono IIII. uomini litterati, e quali mettono in iscritto tutto quelo che dice lo 'mperadore, o ben o male che sia; però che si conviene ritenere tutto ciò che dice, perchè egli non può mutare o stornare la sua parola. Inanzi a la tavola dello imperadore sono gran feste: ivi sono tavole d'oro, e pagoni d'oro ismaltati molto nobilmente, e sonvi di molte altre maraviglie d'uccegli, tutti d'oro ismaltati molto nobilmente, e sonvi molte altre cose e d'altre maniere: e fanno questi uccegli ballare, danzare e cantare sopra le tavole, percotendosi le palme; e di ciò fanno gran festa e buffoneria. Io non so se questo sia per artificio, o per nigromanzia. Ed è pure una bellissima cosa a vedere e una gran maraviglia, come ciò possa essere; ma questo posso bene io dire, che queste sono le più sottil gente in ogni scienzia, nella quale egli s'intromettono. In ogni artificio che sia, o che possa esere per lo universo mondo, egli el sanno bene; e per questa cagione e' dicono, ch'e' vegon ben da due occhi, e i cristiani non vegono se none da uno occhio; però che egliono sono e più sottili da poi loro, ma tutte l'altre nazione sono cieche in opere e in iscienzia. Io durai gran fatica per sapere il modo con che fanno ciò, ma il maestro mi disse: io ho botato a Dio immortale di non lo insegnare ad alcuno, ecetto al primo mio genito, e così voglio oservare. Item, di sopra alla tavola dello imperadore, cioè da un lato della sala, è una vigna tutta messa a oro fino, la quale à molti grappoli e racimoli di pietre preziose di diversi colori, come bianche, gialle, rosse, verde, nere. Le bianche sono di cristallo di berillo e di yris; le gialle sono di topazzi[30]; e li rossi sono di rubini granati e di albandina; li verdi sono di smiraldo, di perides e di grisolido; e i neri sono di onichini; e sono così bene lavorati, che egli paiono veri grappoli d'uve. E inanzi a la tavola istanno e gran baroni e gli altri che egli servono, e non v'è uomo di tanto ardimento, che vi dicessi una parola, non parlando a lui lo 'mperadore, salvo che e pifferi[31], che dicono canzone e giuochi e altre cose per sollazzo dello imperadore. Tutti e vasi, con che si serve nelle sale e nelle camere, son di pietre preziose, spezialmente a le gran tavole; o che sono di diaspro, o di cristallo, o di ametisti; e sonvi tazze e cuchiai di smeraldo e di zafiro e di topazio e di peridos e di molte altre pietre: e sonvi ancora vasellami d'oro fine e di ariento. Non ve n'è però alcuno che eglino aprezino tanto l'ariento che e' si degnino fare vasi, ma d'argento fanno i gradi, e le colonne e aparamenti delle sale e delle camere. Item, inanzi a l'uscio della sala stanno molti baroni e cavalieri a ciò che niuno entri sanza comandamento e volontà dello imperadore, salvo che' servidori e ministri dello ostello e quali entrano e escono a loro volontà, e nessuno altro è tanto ardito che ardisca apressimarsi a l'uscio della sala. E sapiate che i miei compagni, e io insieme lo servimo al soldo per ispazio di XV. mesi contra il Re di Manthi, col quale aveva guerra; e la cagione fu, che noi avavamo disiderio grande di vedere se lo stato, la nobiltà, l'ordine e il governo della corte sua era tale qual noi avavamo udito. E certo noi trovamo nella corte sua asai più ordine, nobilità, eccellenzia e maraviglia di quello che c'era stato detto, e giamai creduto non l'aremo, se non avessimo veduto; però che a pena niun potrebe credere la nobilità e la moltitudine della gente che è nella sua corte, se non lo vedesse; perchè ivi non è come di qua; che' signiori di qua vanno con poca gente, cioè con poco numero, e 'l Gran Cane à ogni dì, a suo spese, gente quasi sanza numero. Ma l'ordine, e il costume, e il vivere, la onestà e la netteza non sono simile a quelle di qua, però che ivi la comune gente mangia sanza tovaglia, sopra piedi e sopra ginochi, e mangiano di ciascuna maniera di carne, e poco pane; e dopo mangiare si forbono le mane alle giornee, e non mangiono altro che una volta el dì: ma lo stato del gran Signiore è grandissimo, e richissimo, e nobilissimo. E quantunque alcuni sieno che non credono, e tengono a favola e bugia quel ch'io discrivo della nobilità di sua persona, di suo stato, di suo cortesia e del grande ordine di gente che tiene, niente dimeno io dirò alcuna parte delle maniere e dell'ordine di lui e della sua gente, sicondo che io ho veduto molte volte. Chi mi vuol credere, mi creda, se gli piace; e chi nol vuol credere, sì lasci stare, però che io so bene, se alcuno è stato nel paese di là, quantunque non sia stato infino al luogo dove sta il Gran Cane, arà udito parlar di lui e del suo stato tanto, che legiermente mi crederà. E quegli che saranno stati nel luogo e nel paese, o vero nella stanza del Gran Cane, saperranno ben se io dico il vero; sì che per quegli che nulla sanno e non credono altro che quello che egli vegono, non lascerò di scrivere una parte di lui e del suo stato che mena quando va da uno paese all'altro, e quando egli fa feste solenni.
PERCHÈ SI CHIAMA EL GRAN CANE E DI CUI DISCESE, E DEL NOME DE' SETTE LINGUAGGI DI BARBERIA.
E inprimamente iscriverò la cagione, perchè lui è chiamato Gran Cane. Voi dovete sapere che, dapoi el diluvio, esendo il mondo distrutto, rimase Noè co la sua famiglia. Noè aveva tre figliuoli, cioè Cam, Sem e Iafet. Cam fu colui che rise del padre, quando innebriò per lo bere del vino, addormentato e discoperto, e però fu maladetto; ma gli altri tre suo frategli, di ciò dolendosi, copersono el padre. Questi tre frategli presono tutta la terra in libertà. Cam per sua crudeltà prese la parte orientale, chiamata Asia, la minore e la magiore: Sem prese Africa, e Iaphet Europa, e però in tre parte è la terra divisa. Cam fu el maggiore e 'l più possente dei suo frategli; e di lui discese più generazioni che degl'altri. Di Cam nacque Chus, del qual nacque Nebroth gigante, el quale fu primo Re al mondo, el qual fece la torre di Babillonia. Colle femine della generazione di questo Cam giacevono e dimonii, e ingeneravono gente diverse, come sono monstri e gente sfigurate; alcuni sanza testa, alcuni con gli orechi grandi, alcuni con uno ochio, altri con piè di cavallo e con altri membri disformi. Dalla generazione di Cam discese la pagana gente, e la diversità delle gente che son nelle isole del mare e per tutta l'Asia. E perchè egli era il più possente, e niuno poteva contastare a lui, egli si facea chiamare figliuol di Dio, e superiore di tutto 'l mondo: e per questo Cam, tutti gl'imperadori poi son chiamati tutti Gran Cani e figliuoli di Dio per natura, e superiori di tutto el mondo, e così si chiaman nelle sue lettere. E della generazione di Sem discesono e giudei e' saracini. Della generazione di Iaphet sono discesi li occidentali, che stanno in Europa. Questa oppinione ànno e giudei e' saracini, e così m'ànno dato a intendere, prima ch'io andassi in India, cioè che per la detta ragione lo imperadore de' Tartari era chiamato Cane: ma quando io fui in India, io trovai altrimenti essere la cosa: nondimeno gli tartari e quegli che stanno nella grande Asia discesono da Cam, ma lo imperadore di Catai non si chiama punto Cane, anzi Cam; e io vi dirò el vero, e in che modo si chiama Cam. Non sono ancora Cº. e LX. anni passati, che tutta la tartaria era in subiezione e in servitù d'altre nazione d'intorno, però ch'egli erono tutti bestiali, e era la vita loro come bestie nelle pasture. Ma tra tutti questi tartari erone sette principali nazioni, le quali erono superiori a tutti loro; de le quali e primi erono chiamati Tartari; e da questa nazione pigliò el nome tutta Tartaria, però che questi erono più nobili e li più appregiati degli altri. Il sicondo lingnagio era chiamato Fhanghut, el terzo Bionch, il quarto Vilar, il quinto Semoth, el sesto Mongil, il settimo Coboch. Del primo lingnaggio fu uno valente uomo vecchio, non ricco chiamato Canguis[32]: giacendo una volta costui nel suo letto e dormendo, per visione gli parve, che gli venisse inanzi un cavaliere armato di bianche arme, il qual gli disse: Cam, dormi tu? a te mi manda Dio immortale: i' vo' che tu dica alli sette lingnaggi, che tu se' lo' mperadore, però che tu conquisterai il paese che è qua d'intorno, e li confinanti saranno i' nostra subiezione, sì come voi siete stati nella sua, perchè questa è la volontà di Dio immortale. Venendo la mattina, Canguis si levò, e andò a dire alli sette lingnaggi ciò che gli aveva detto el cavaliere; e i sette lingnagi feciono beffe di lui, e dicevono che lui era impazato. Onde lui si partì tutto vergognioso: e la notte seguente el bianco cavaliere venne a li sette lingnaggi, e comandogli da parte di Dio immortale, che eglino facessono Canguis loro imperadore, e che egliono sarebono fuori di subiezione e di servitute, e torrebbono gli altri regni intorno a loro nella loro subiezione. Onde la mattina egli elessono quello Canguis per imperadore, e sì l'assettorono sopra uno feltro nero, e, insieme col feltro, egli lo levorono alto con gran solennità, e sì lo assettorono in una cathedra, e tutti gli feciono riverenzia, e sì lo chiamorono Cam, a modo che aveva detto il bianco cavaliere. Quando costui fu talmente eletto, e' volle assagiare, se si potessi fidare in loro, e se egli vorrebono esere ubbidienti; e fece fare molti statuti e ordini, chiamati Isacham. El primo statuto fu, che egli ubidisono e credessino in Dio immortale e onnipotente, al quale piacesse di tragli di servitute, e 'l quale sempre chiamassono in adiutorio nei loro bisogni. L'altro statuto fu, che tutti gl'uomini del paese che potessino portare arme, fussino numerati, e che a ciascuna decina fusse dato uno maestro; et a venti, uno altro, e a Cº. uno capo, e a Me. un capitano. Da poi comandò a tutti e principali dei sette lingnagi, che egli lasciassono e rinunziassono ciò che avevono di bene di redità, e che in quell'ora poi rimanessino contenti di ciò, che farebe di sua grazia: egliono lo feciono subito[33]. Da poi fece un altro oribil comandamento a tutti e principali sopradetti, che ciascuno faciessi venire il suo primo genito, e con loro propie mani ogni uno tagliassi il capo al suo figliuolo sanza dimora alcuna: e subito fu compiuto el comandamento. Quando el Can vide che e' non contradicevono a cosa alcuna che e' comandassi, si pensò che molto bene si poteva fidare; e presto comandò loro, che fusino tutti aparechiati in arme per seguire la sua bandiera; e poi per forza sottomettesse tutte le terre che sono d'intorno. E avenne, che, un dì cavalcando el Cane con poca compagnia per riguardare la forza del paese, che egli aveva guadagnato, si riscontrò con gran multitudine di suoi nimici; e ivi fu il suo cavallo morto e lui abattuto. E vedendo la gente sua i' lor signiore abattuto, e credendo che fussi stato morto, tutti si missono in fuga; e i nimici gli seguitorno apresso, e non si avidono, che per la lor fuga lo imperadore s'andò ascondere per un picolo e spesso bosco. E ritornati i nimici dalla fuga, andorono a cercare pel bosco, se vi trovasino alcuno ascoso. Molti ne trovorono e missongli a morte; e mentre ch'egl'andavano cercando verso el luogo, dove era el Cane, vegono sopra uno albero, dove era il Cane, nascoso uno uccello chiamato Rub. Allora dicevano fra loro, che poi che quelo uccello stava sopra quell'albero, ivi non era alcuno riposto; e così nelle altre parte tornorono. Lo imperadore, salvato dalla morte, si partì di notte a salvamento, e inverso la gente sua andò, la quale molto fu lieta della sua venuta e renderono grazie a Dio immortale e a quello uccello, per cui si fu salvato i' lor signore; e però sopra a ogni altro uccello del mondo egli onorono quello, e se possono avere della penna, la serbono in luogo di reliquie e conservono molto preziosamente, e la portono sopra loro teste, e credono, quegli che la portono, essere difesi da ogni pericolo. Dipoi il Cane ordinò suo gente per andare sopra quelli che l'avevono asalito, e tutti gli distrusse e misse a servitute. Quando il Cane ebe guadagnato e sotto poste le terre e 'l paese d'intorno di qua dal monte di Beliam, el bianco cavaliere un'altra volta venne a lui dormendo, e disse a lui: Cam, la volontà di Dio immortale e onnipotente è, che tu passi el monte Belliam, e guadagnerai le terre, e sottometterai a te molte altre nazioni; e perchè tu non truovi bene passaggio per andare verso quel paese, và al monte Beliam, el quale è sopra el mare, e inginochiati IX. volte verso oriente, al nome di Dio immortale. e a lui chiedi che ti mostri il camino dove tu puoi passare. El Cane fe' a quel modo che gli fu comandato, e di subito el mare, che toccava el monte, si ritrasse adietro, e dimostrava una via larga e bella VIIII. piedi. E in tal modo passò colla sua gente, e per quelle VIIII. inginochiate, e per li VIIII. piedi della via, dall'ora in qua el Cane e tutti e Tartari ànno auto e anno il numero VIIII-nario in gran riverenzia. E per questo, quando lui vuole presentare o cavagli, o ucegli, o archi, o frutti, o qualunque altra cosa, tutta via manda il numero di nove, e il presente è più degnamente ricevuto, che se fusse Cº. o CCº.; perchè a lor pare, che questo numero sia santificato, però che 'l messaggio di Dio immortale el costituì. Dopo che 'l Cane ebe guadagnato el paese di Catai e sotto posto molto paese intorno, lui cadde in malattia, e ben conobe, ch'egli dovea murire, disse a' XII. suo figliuoli, che ciascuno di loro gli portassi una delle sue saette. Subito lo feciono; e poi disse, che tutte a XII. fussono legate insieme con tre legami: e, così legate, dette al primo suo figliuolo, e disegli, che le rompessi tutte insieme: el figliuolo si sforzò di romperle, ma non potè. El Cane comandò al sicondo figliuolo che le rompesse; e così da l'uno a l'altro, ma niun di loro le potea rompere. Dipoi disse il Cane al più giovane: separa l'una da l'altra, e rompi ciascuna di per sè; e così fece. E poi disse el Cane al primogenito e agl'altri, perchè cagione non l'avevono rotte? Risposono, che non potevono, perchè erono legate tutte insieme; e egli disse: perchè egli l'à rotte el vostro minor fratello? però che eron separate l'una da l'altra. E allora disse el Cane: figliuoli miei, el simile è di voi, imperò che, mentre che sarete legati insieme di tre legature, cioè d'amore, lealtà e di concordia, niuno vi poterà agravare; ma se voi sarete separati da questi legami, sì che l'uno non aiuti l'altro, vo' sarete distrutti e annichiliati. Adunque argomentatevi, e ricordatevi del mio consiglio: onoratevi e amatevi l'un l'altro, chè sarete signiori e superiori di tutto: e, fatti gli ordini suoi, si murì.
Dopo lui sì regniò Othetana Can con suo primo genito, e gl'altri fratelli suoi andoro a guadagnare altri paesi e molti regni, infino alla terra di Prussia e di Rossia: e tutti si feciono chiamare Can; ma erono però sotto l'ubidienzia del lor primo fratello; sì che per questa cagione fu lo 'mperadore chiamato Cam; e dappoi successono tutti gli altri. Dopo Otetana Cam, regniò Brunon Cam, e poi Mango Cam[34], e questo fu buon cristiano battezato, e dette a tutti e cristiani lettere[35] di perfetta pace, e mandò suo fratello Alaon con gran multitudine di gente per guadagnare la terra santa, e per ridurla nelle mani de' cristiani, e per distruggere la lege di Maometto, e per pigliare el Califfe di Baldach, che era signiore et imperatore di tutti e saracini. E, quando fu preso il Califfe, tanto tesoro vi fu trovato, che appena ne doveva esere altrettanto nel resto del mondo. Alaon fece venire el Calife inanzi a sè, e dissegli per qual cagione e' non aveva tolti molti soldati per una parte di questo tesoro, per difendere il suo paese; e lui rispose, che si credeva assai avere di questi del suo paese propio. Allora disse Alaon: tu fusti a modo che Dio tra' e saracini, e li Dii non debono mangiare vivande mortale; imperò tu non mangerai altro che pietre preziose, e 'l tuo tesoro, che tu avevi tanto acomulato e tanto ragunato e amato. E fecelo mettere in prigione, e tutto il suo tesoro appresso a lui: e quivi si murì di fame e di sete. E dappoi Alaon arebbe guadagnato tutta la terra di promissione e messo nelle mani di cristiani, ma il Gran Cane murì fra quel termine; onde la impresa rimase tutta impedita. Dapoi Mango Cam, regniò Cobilla Cam, el qual fu cristiano e regniò XLII. anni: edificò la gran città di Ieuis in Catai, la quale è assai magiore di Roma. Gli altri Cam, che vennono dappoi, diventorono pagani, e così e successivi, tutti sono stati pagani infino al presente.
DEL TITOLO DEL GRAN CANE, E DEL GOVERNO DELLA CORTE SUA QUANDO SI FA FESTA, E DELLE MANIERE DE' BARONI CHE SERVONO A TAVOLA, E DELLI SAVI CHE VI SONO, E DI MOLTE ALTRE COSE MIRABILE E STUPENDE.
El Gran Cane è el più possente imperadore che sia sotto il firmamento, e così si chiama per titolo nelle sue lettere: Cam, filius Dei excelsi, omnium universam terram colentium summus Imperator, et Dominus omnium dominantium. Le lettere intorno al suo suggello suonano talmente, cioè: Deus in cœlo, et Cam super terram, eius fortitudo omnium hominum Imperatoris sigillum. E così è scritto nel suo piccolo sigillo. E quantunque questo imperadore non sia di presente cristiano, niente di meno lui e tutti e tartari credono in Dio immortale e onnipotente. E quando egli vogliono minacciare alcuno, dicono: Dio sa bene, che tu ti comprasti quello che io ti farò: tal cosa dicendogli, ciò che voglion fare. Poi che io v'ho detto la cagione, per la quale lo imperadore si chiama Cane, iscriverò ora il governamento de la corte sua, quando egli fa festa solenne, cioè le quattro principale feste dell'anno. La prima festa è de la sua natività; l'altra della sua presentazione nel luogo di Moisach, cioè nel tempio dove fanno una maniera di circuncisione: le altre due feste sono di duoi loro idoli; la prima quando l'idolo fu prima posto nel tempio e intronizzato[36]; l'altra quando l'idolo cominciò a parlare, o vero o fare il primo miracolo. Altre feste solenne non fanno, se non quando un de' suo figliuoli pigliassi moglie. Or sappiate, che a ciascuna di queste feste è grandissima copia di popolo, e molto ordinato e armato per migliaia e per centinaia e per decine; e ognuno sa ben chi el debe servire, e ciascuno si è ben acorto e atento a quelo che gl'apartiene; che non v'è difetto alcuno. Prima vi sono quatro mila baroni, richi e possenti, per guardare e ordinare la festa e per servire lo 'mperadore. Queste feste solenne son fatte di fuori nelle tende fatte di drappi d'oro di Tartaria e di camosciato, molto nobilissimamente. Tutti questi baroni ànno corone d'oro sopra le teste loro, molto nobile e molte riche, lavorate di gran pietre preziose e di perle grosse orientale, e tutti son vestiti di drappi d'oro di Tartaria, o vero di camossciato, e più pulitamente che nel mondo si potessi pensare nè scrivere. E sono queste vestimenta tutte fregiate d'oro d'intorno e lavorate di pietre preziose molto ricamente; e non dimeno drappi d'oro e di seta sono quivi a miglior mercato, che non sono di qua e panni di lana. Questi quatro mila baroni sono partiti in quatro parte, o sia compagnie; e ciascun migliaio è vestito di drappi d'un colore solo, e sono così bene adornati ricamente, che è una maraviglia a vedere. El primo migliaio, il quale è di duchi, di conti e di marchesi e d'amiragli, son vestiti di drapi d'oro, tessuti di seta verde, e ricamati d'oro e di pietre preziose, al modo come io ò detto di sopra. El sicondo migliaio è vestito tuto di drappi di colore di diaspro e di seta vermiglia, tuta fregiata a oro e a perle, molto nobilissimamente lavorate. El terzo migliaio è vestito di drapi di seta purpurina di India. El quarto miglaio è vestito di drapi bianchi, e tute le lor veste sono nobilissime e pulitamente lavorate d'oro, di pietre e perle, chè uno uomo di nostro paese, avendo una sola di queste veste, potrebe per vero dire, che mai non sarebe povero; però che le lor pietre e perle varebono un gran tesoro di qua, più che non fanno di là. E, in tal modo aconci e chiamati, vanno ordinatamente a due a due inanzi a lo 'mperadore sanza parlare, inclinandosi solennemente. Ciascuno di loro porta inanzi a sè una tavoletta di diaspro, o d'avorio, o di cristallo, o di ametiste: inanzi a loro vanno tutti e pifferi, sonando di molti e diversi strumenti. Quando el primo migliaio è passato, e fatto la sua mostra, e' si tirano da lato a una parte. Poi passa oltre l'altro migliaio, e così el terzo, e anche il quarto, a uno modo; nè uno solo v'è che parli una sola parola. A lato a la tavola dello imperadore, il quale siede in tribunale, seggono di molti filosafi e savi di molte scienzie, come d'astronomia, di geometria, di negromanzia, di idromanzia, di augurii e di molte altre scienzie. Alcuni di questi filosafi ànno, inanzi a loro, astrolabii, sproni d'oro, vasi d'oro pieni di sabione, teste di morti, ne le quali fanno parlare maligni spiriti; e alcuni vaselli d'oro pieni di carboni ardenti; vaselli d'oro pieni d'acqua; altri d'olio; altri di vino; oriuoli d'oro e molti altri loro istrumenti, sicondo le loro scienzie. A certe ore, quando pare a loro, e' dicono a' suoi vassalli e a' famigli, che tutta via stanno inanzi a loro, disiderosi e pronti per fornire e loro comandamenti: fate pace. Allora dicono e famigli: fate pace; ascoltate. Poi dicono e filosafi: ciascuno faccia riverenzia, e fortemente inchini allo imperadore, il qual è figliuol di Dio e signior superno di tutto il mondo, perchè l'ora è di presente: e ciascuno abassa el capo a terra. Poi dicono questi filosafi: levate su. Poi a un'altra ora dirà un filosafo: mettete il vostro piccol dito nell'orechio vostro: e subitamente egli el fanno. E un'altra ora dirà un altro filosafo: mettete la vostra mano inanzi alla vostra bocca: e egli il fanno. Poi dice un altro: mettete la vostra mano sopra la vostra testa: e egli subitamente el fanno. Poi dice, che egli la levino; e così fanno. E in questo modo, d'ora in ora, gli dicono diverse cose; e dicono che queste cose ànno grandissimo misterio. Io gli domandai da parte, qual misterio e qual significazione avevono queste cose. Egliono mi risposono, che l'abassar le teste in questa ora aveva così fatto misterio, che, tutti quegli che l'avevono abassata, sarebono sempre ubidenti a lo imperadore, che nè per doni nè per promesse poterebono mai esere corroti, nè, per alcuno avere, inclinati a fare alcuno tradimento. Di mettere il dito nell'orechie dicevono, che niuno di quegli poterebe mai udir cosa contro a lo imperadore, che subito non gliene dicessino, se ben fussi il padre, figliuolo o fratello che 'l dicessi. E così di ciascuna persona o di cosa ch'egli dicono o fanno fare, eglino dànno diversi misterii. Siate certi che nessuna cosa si fa che appartenga allo imperadore nè drappi, nè panni, nè veruna altra cosa, salvo che a quella ora che dicono e filosafi, e' non moverebono un passo, se none a punti di stelle. E se nella terra de lo 'mperadore si fa guerra, o vero cosa a lui contraria, questo subito e filosafi e negromanti el vegono, e dicono a lo 'mperadore, o al suo consiglio: Signiore, di presente nella terra vostra, o in tal parte, si fa la tal cosa. E subito lo 'mperadore manda gente verso quella parte, e fa la sua providigione. Quando e filosafi ànno così fatto e suoi comandamenti, e' pifferi cominciono a sonare, e ciascuno el suo istromento, l'uno e poi l'altro, e fanno una gran melodia. Quando ànno sonato un gran pezzo, uno de' pifferi dello imperadore monta alto sopra una sedia lavorata molto nobilmente, e grida, e dice: fate pace; e ciascuno si tace. Da poi vengono tutti quegli del parentado dello imperadore, aparechiati molto nobilmente di drapo d'oro, e quali ànno aparechiati cavagli bianchi, quanti ne possono avere; e poi il siniscalco della corte chiamagli tutti, e nomina prima il più nobile, dicendo: siate aparechiati con el tale numero di cavagli bianchi per servire il nostro imperadore, signior nostro. E così, digradando, chiama tutti quegli dello 'mperadore; e poi, quando gli à così chiamati tutti, e' passono inanzi a lo 'mperadore l'uno dietro a l'altro; e, così ordinati, entrono l'uno dopo l'altro e presenton loro cavagli bianchi a lo 'mperadore, e passono oltre. E dapoi viene gli altri baroni, ciascuno di quegli gli dona, o vero presenta gioielli, o vero altra cosa, sicondo la lor condizione. Dipoi vengono e prelati de la lor legge, e ciascun gli dona qualche cosa: poi quando egli ànno tutti oferto a lo 'mperadore, el magiore de' prelati dona la sua benedizione, dicendo l'orazioni de la sua legge. Poi cominciono e pifferi a sonare un'altra volta; e quando gl'ànno così un pezzo sonato, e' restono e fanno venire inanzi allo 'mperadore lioni provati e altre bestie, aquile e avoltoi, e altre ragione d'animali, di pesci e serpe, per fargli riverenzia, perchè e' dicono che ogni criatura debe ubidire a lui e fagli onore e riverenzia. E poi vengono giocolatori e incantatori, che fanno trope maraviglie; però che fanno venire nell'aria el sole e la luna per sembianza (per fare riverenzia al Re), di tanta chiarezza, che quasi l'uno non può veder l'altro. Poi fanno venire la notte, sì che e' non si vede quasi niente. Poi fanno ritornare el dì: poi fanno venire danze con le più belle fanciulle del mondo, sì come paiono; e fanno venire altre fanciulle, che portono coppe d'oro piene di latte di vacca, e dànno da bere a' gran signiori e a gran donne; e po' fanno venire cavalieri che giostrono nell'aria, armati molto pulitamente di tutte l'arme che s'apartengono a giostra, e rompono le lance sì ferventemente, che e tronconi volano per tutte le tavole. Poi fanno venire cacce di cervi, e di cinghiali, e di cani coridori, e in somma fanno tante diverse cose, che è una maravigliosa cosa a vedere. E questi giuochi fanno insino a ora di mangiare. Questo imperadore à molte gente per servirlo, come io v'ò altre volte detto, e di piferi el numero è di XIII. cornuas: uno di questi cornuas fa di numero X. migliaia; ma e' none istanno però tutti con lui: però che tutti e piferi vengono inanzi a lui di qualunque nazione: egli gli fa tenere nella sua stanza; e quantunque e' vadino in altre terre, egliono non dimeno si chiamono piferi dello imperadore; e però n'è così gran numero de' valenti. E famigli[37] che sono diputati a la guardia degl'ucegli, astori, girifalchi, sparvieri, falconi gentili di riviera, e pappagalli parlanti, e altri uccegli; e così quegli che guardano le bestie salvatiche, mille elefanti e più, e altre diverse bestie arabiche, scimmie, marmotte, e altre bestie sono per numero XV. cornuas: e li fisici per la sua persona sono CCº., e i più sono cristiani, e sonvene XX. saracini; però che più si fida nell'opere de' cristiani che de' saracini. L'altra comune gente e famiglia è quasi innumerabile, e tutti ànno ciò che bisogna dalla corte dello imperadore. Ne la corte vi sono molti baroni e servidori che sono cristiani, che ivi stanno convertiti a la buona fede per le predicazioni de' religiosi cristiani che ivi sono; ma vi è molti, che non vogliono che si sappia, che sieno cristiani. Questo imperadore può spendere quanto vuole sanza istimazione, perchè egli non fa spendere oro nè ariento; nè d'altro fa moneta, che di corame e di papiro improntato. Ed è la moneta di vario pregio, sicondo la impronta sua; e quando la moneta è fatta vechia per molto manegiarla e è rotta e guasta, el tesoriere dello imperadore ne dà della nuova per la vecchia, una per una, per tutto el suo paese e per tutte le sue province, perchè ivi, come ò detto, non fanno monete d'oro nè d'ariento; e però pote egli spendere assai; ma dell'oro e dell'ariento, che è in suo paese, fa tutta via lavorare nel suo palazo e far cose diverse e mutare e rimutare sì come a lui piace. Nella sua camera è una colonna d'oro, sopra la quale è un rubino de la lungheza d'un piede, el quale di notte alumina tutta la camera. Questo rubino non è però diritto vermiglio, ma tiene di colore d'un bruno amatista: ivi sono molte pietre preziose e molti altri rubini, ma questo è el meglio e il più prezioso che lui abia. Item, al tempo della state sta lo imperadore a una città, che è inverso Bissa, la qual si chiama Sedon: ivi è assai freddo. Al tempo di verno sta in una città di Camacalech, ove è molto caldo paese, ma comunemente sta a Chaida, o vero in Ions, che è buon paese e asai temperato, secondo el paese di là: ma di qua parrebbe troppo caldo[38]. Item, quando lo imperadore cavalca da un paese a l'altro, egli fa ordinare IIIIº. oste delle gente sue. El primo oste va inanzi a lui una giornata, però che questo oste giace la notte, dove lo 'mperadore debe giacere la mattina: ivi truova ogni uomo ciò che gli bisogna; e a questo primo oste, e da cavalo e da piede, son per numero L. cornuas: un altro oste va a la destra parte, di lungi una meza giornata, e l'altro a la sinistra parte altrettanto; e a ciascuno di questi due osti son tante genti, quante nel primo. El quarto, che è assai magiore che niun degl'altri, va dietro a lo 'mperadore, lontano a una arcata; e ciascuno oste ànno la sua giornata ordinatamente in certi luoghi, dove debono star la notte, e ivi egli truovono quanto fa di bisognio: e se aviene che una di quelle oste muore, subito n'è rimesso un altro in suo luogo, sì che il numero rimane sempre intero.
DELLA MANIERA DEL GRAN CANE QUANDO LUI CAVALCA, E DI COLORO CHE CAVALCANO SECO, E DELLA SIGNIORIA E GRAN POSSANZA SUA.
E sappiate, che lo 'mperadore colla sua persona non cavalca mai: el simile e gran signiori di là, salvo se eglino volessino andare in alcuna parte con poca compagnia secretamente; e questo per non essere conosciuto. Lo 'mperadore va in una carretta di IIIIº. ruote, sopra la quale è una bella camera fatta d'una ragione legno chiamato aloes, el quale è condotto per un fiume dal paradiso, come io ò detto di sopra. Questa camera è molto odorifera, per cagione di questo legnio, e è tutta coperta di dentro, la camera, di piastre d'oro con pietre preziose e perle grosse: quattro elefanti e quattro destrieri bianchi, coperti di riche coperture, tirono questa carretta, e sei gran signiori vanno d'intorno a la carretta, a cavallo e aparechiati molto nobilmente: e niuno s'aprossima a la carretta, salvo questi signiori e quegli che son chiamati dallo imperadore per parlare. Sopra questa camera sono posti certi girofalchi, a ciò che, vedendo lo 'mperadore uno uccello salvatico, e volendo vedere e aver piacere di quello, gli lascia uno d'essi suoi girofalchi e più, come gli piace: in questo si piglia diletto passando pel paese. E, come io ho detto, niun cavalca inanzi a lui di sua compagnia, anzi tutti vengono dipoi, lungo lui, e niuno s'ardisce apressarsi a la camera, ecetto que' signiori che sono intorno a lui: e tutto l'oste vien dopo lui pianamente, dove è gran moltitudine di gente. In una simile carretta, e similmente ordinate vanno le imperadrici, ciascuna per sè, in IIII. osti, a modo che va lo 'mperadore, ma non con così gran moltitudine di gente. Dappoi il primo genito suo va in un altro carro e per un'altra via, per questa e con questa medesima maniera, ed è una maravigliosissima cosa a vedere la gran multitudine di gente: nissuno crederebbe la somma, chi non la vedessi! Alcuna volta aviene, che lo 'mperadore non va molto dilungi da loro, anzi va insieme, e sono loro gente nobile e ordinate e partite in IIII. parte[39]. Item, lo imperio di questo Gran Cane è partito in XII. province: in ciascuna provincia sono più di duo mila città, e ville sanza numero; e 'l suo paese è molto grande, però ch'egli à XII. Re principali, de' quali ciascuno à molti Re sotto posti a lui, e tutti ubidiscono al Gran Cane. La sua terra e la sua signoria dura tanto, che si starebe a andare da l'un capo a l'altro, per mare e per terra, più d'un anno: e pe' diserti, dove non si truova alcuna villa, vi sono ordinati ostelli per giornate, dove i trapassanti possin trovare quel che gli fa bisognio, a ciò che si possa andare per lo paese.