DELL'ISOLA DI DONDINA, DOVE E' MANGIONO L'UNO L'ALTRO, QUANDO NON POSSONO SCAMPARE; E DELLA POSSANZA DEL LORO RE, IL QUAL SIGNIOREGIA LIIIIº. ISOLE; E DI MOLTE MANIERE D'UOMINI, I QUALI ABITONO IN QUESTE ISOLE.
Da questa isola, andando per mare verso mezo dì, è un'altra contrada e larga isola, chiamata Dondina. In questa isola son gente di diverse nature, perchè il padre mangia el figliuolo, e il figliuolo el padre, e il marito la moglie, e la moglie il marito. Quando el padre o la madre o veruno altro di loro amici sono amalati, subito el figliuolo, o vero altri, vanno al Padre de la lor legge e prieganlo, che voglia adomandare al suo idolo, se 'l padre morrà di quella malattia, o no. El Padre della loro leggie allora va, insieme col figliuolo dello ammalato, innanzi al loro idolo; e per virtù del diavolo, el quale v'è dentro, gli risponde e dice, che egli non morrà di quella infermità; e insegna loro in qual modo debba guarire. E allora el figliuolo ritorna e serve el padre, e fagli ciò che l'idolo gl'insegnò, per insino che 'l padre è guarito. El simile fanno le mogli pe' mariti, e' mariti per le mogli, e gli amici l'uno per l'altro. Ma se l'idolo dice, che deba murire, alora il prete va col figliuolo, o cola moglie, o vero coll'amico a l'amalato, e sì gli mettono un panno sopra la bocca per torgli il fiato; e così, soffocandolo, lo uccidono. E poi tagliono il corpo in pezzi, e fanno pregare tutti i loro amici che venghino a mangiare di questo corpo morto, e fanno venire quanti pifferi possono avere, e così il mangiono con gran festa e con gran solennità. E quando egliono ànno mangiato la carne, pigliono l'ossa e sì le seppelliscono, cantando e facendo gran festa e gran melodìa; e tutti e lor parenti, che non sono stati a questa festa, sono riprobati, e ànno gran vergogna e dolore, perchè più non sono riputati per amici: e dicono gli amici, che lor mangiono le carne per liberarlo delle pene, sì com'egli dicono. E se la carne è troppo magra, gli amici dicono, che egl'ànno fatto gran peccato averlo lasciato tanto languire e sofferire pena sanza ragione; se ella è grassa, egli dicono, che ciò è ben fatto, e che presto l'ànno mandato al paradiso, e non à punto sofferto pena. Il Re di questa isola è molto possente, e à di sotto di lui liiiiº. isole grande, le quale io l'ò tutte vedute. Nelle quale isole son molte e diverse gente; e ciascuna di queste isole à un Re coronato; e tutti questi Re ubidiscono a lui. In una di queste isole stanno gente di grande statura, come giganti e spaventosi a vedere. Questi ànno solo un ochio in mezo la testa, e non mangiono altro che carne e pesci sanza pane. E in una altra isola, verso mezo dì, stanno gente di brutta statura e di malvagia natura. Questi non ànno punto di testa, e ànno gli occhi nelle spalle e la bocca storta a modo che d'un ferro di cavallo in mezo el petto. In altra isola son gente sanza testa, e ànno gli occhi e la bocca dietro alle spalle. In un'altra isola son gente che ànno la faccia tutta eguale sanza naso e sanza ochi, salvo che due buchi ritondi nel luogo degli ochi, e una boca piatta a modo d'una sfenditura sanza labbra. In un'altra isola son gente di brutta fatta, che ànno labbra di sotto la bocca grande, che quando vogliono dormire al sole, e' si quoprono tutta la faccia di questo labbro. In un'altra isola sono piccole genti a modo di nani, e tutte sono due tanti magiori che li pigmei. Questi ànno un piccolo buco in luogo di boca, per lo quale e' conviene lor pigliare, per un legnio bucato, tutto ciò che mangiono e beono. Egli non ànno lingua, nè parlon punto, salvo che egli sibillono, e fanno segni l'uno all'altro a modo che' muti, alla mutesca; e così intendono l'uno l'altro. In un'altra isola son gente che ànno orechie, che gli pendono infino a' ginochi. In un'altra isola son gente, che ànno piedi di cavallo: questi sono forti e possenti, e corono forte per modo, che, correndo, pigliono bestie salvatiche, le quali mangiano. Item, in un'altra isola son gente che vanno in quatro sopra e piedi e mani loro, come fanno le bestie: questi sono tutti pilosi, e salgono legiermente sopra gli alberi, come fanno le scimmie, e così prestamente. Item, in un'altra isola sono ermofroditi, cioè uomini e femine insieme, che ànno una mamilla dalla parte destra, e niente da l'altra, e ànno membra d'ogni ragione d'uomini e di femmine; e usano di quel che gli piace, dell'uno una volta e dell'altro l'altra. Quando egliono usono el sesso femminino, egli ingenerono figliuole; e quando egliono usono el mascolino, egli concipono e portono figliuoli. In una altra isola son gente che vanno sempre co' ginochi molto maravigliosamente, e pare che a ogni passo debbin traboccare; e da ciascun piede ànno otto dita. Nelle altre isole ivi d'intorno, son molte altre maniere di gente, delle quale si potrebe tenere lunghissimo parlamento, ma perchè la materia mia sarebe troppo lunga, io me ne passerò assai brevemente.
DEL REAME DI MAURI CH'È MOLTO BUONO E GRANDE, E DELLE MANIERE E COSTUMI DI QUELLE GENTE.
Di questa isola andando per lo mare Occeano, verso oriente per molte giornate, si truova un gran paese e un gran Reame, el qual si chiama Mauri. Questo paese è in India magiore, e è la migliore terra, e il migliore paese, e più dilettevole, e abondevole d'ogni cosa, che sia in possanza de l'uomo. In questa terra stanno molti cristiani e saracini, perchè il paese è grande e buono. In questo paese sono più di mille città, o vero dumila città grande, sanza le ville. El popolo è molto grande in questo paese, più che i' nisuno altro luogo di India: per la bontà sua[26] nissun dimanda pane per Dio, però che in tutto el paese non è povero alcuno. Ivi sono bella gente, ma sono molto pallidi e ànno gl'uomini la barba chiara con pochi peli e lunghi; quasi che uno uomo non à L. o LX. peli nella barba, un pelo in qua l'altro in là, a modo d'una barba di leopardo, o vero di gatta. In questo paese sono le femine molto più belle che i' niuno altro luogo. La prima città di questo paese, la quale è una lega dilungi dal mare, si chiama Latori, e è assai più grande che non è Parigi. In questa città è un gran fiume, che porta navilio, el quale va infino al mare: niuna città è così ben fornita, come è questa: tutti quegli del paese adorono idoli. In questo paese tutti gli uccegli sono due volte magiori che di qua: ivi sono oche bianche e rosse intorno al collo, e ànno uno grosso becco sopra la testa e sono dua volte[27] magiori che le nostre. E ivi sono gran quantità di serpi, delle quali e' fanno gran festa, e sì le mangiono con gran solennità; però che chiunque avessi fatto una gran festa, e avessi dato tutte le vivande che si sapessi dare, non avendo dato una vivanda di queste serpi, non arebe fatto nulla; però che niuno aprezerebe cosa che avessi fatta ma'. Buone città sono in questo paese, e ivi si è grande mercato di vivere che non saperei dire, nè io domandare. In questo paese son molte chiese di religione sicondo la lor legge; e sono in queste chiese idoli grandi come giganti, a' quali idoli dànno a mangiare il giorno delle feste loro in questo modo: e' portono le vivande inanzi a loro così calde, come le tolgono dal fuoco e lasciono ascendere il fummo inverso l'idolo: alora dicono, che l'idolo à mangiato: e dipoi e riligiosi mangiono di queste vivande. In questo paese son galline bianche, che, in luogo di piuma, ànno lana bianca, come pecore. Le femine maritate ivi portono un segnio a modo che un corno sopra la testa, per esere conosciute da quelle che non son maritate. In questo paese è una bestiuola chiamata idria[28], la quale abita in acqua, e vive di pesci. Le gente del paese amaestrono questa bestiuola per modo, che a lor piacere la gittono nell'acqua, e ne' laghi, e ne' fiumi profondi, e quela bestiuola areca fuori presto di gran pesci; e così ne pigliono quanti ne vogliono. Passammo per questo paese per molte giornate.
DELLA GRANDE CITTÀ DI CASSAGA, E DELLE SUE MANIERE.
Da questa città è un'altra città[29], la più grande del mondo, la qual si chiama Cassaga, ciò è a dire, città del cielo. Questa è di circuito circa L. leghe, ed è così bene abitata, che in una casa stanno ben XII. famiglie. In questa sono X. porte principale, e di fuora ciascuna porta, a tre leghe, o vero a quatro, è una gran villa. Questa città è situata in un lagume di mare a modo che è Vinegia, e sono in detta città più di XII. mila ponti; e sopra ciascuno ponte sono di forte torre, ove stanno guardie per guardare la città per lo Gran Cane; però che questa terra confina col Gran Cane. Da una parte della terra corre uno gran fiume, dilungi dalla città. Ivi stanno religiosi cristiani, e spezialmente mediani e mercatanti di molte nazione, perchè el paese è buono e abondevole. Ivi fanno molto buon vino, il quale chiamono Bighon, ed è molto possente e grazioso a bere. Questa è una città reale, dove soleva stare el Re di Mauri o vero Marchi. Per questa città si va per acqua sollazando e giucando infino a una gran Badia, la quale è asai presso, dove stanno gente religiose, sicondo la lor legge. In questa badia son giardini molto grandi e begli, ove sono alberi di molte maniere di frutti. Fra questi giardini è una montagnia ben fornita d'alberi, nella quale sono giardini d'intorno, e molte diverse nazioni di bestie, come sono babuini, scimie, marmote e altre diverse bestie. E quando el convento di questa badia à mangiato, fa portare li loro avanzi nel giardino per limosina, e fa sonare una campanella d'ariento, la quale tiene l'abate nella sua mano; e subito discendono di questa montagnia queste tale bestie sopra dette, che tre, o vero quatro mila ivi si riducono a modo che' poveri. E alora li è dato tutte le reliquie che sono avanzate al convento con belli vasi d'ariento dorati. Quando queste bestie ànno mangiato, l'abate suona un'altra campanella, e e' ritornono ne' lor luoghi, donde vennono. Questi religiosi dicono, che queste bestie sono anime di gentili uomini, che ivi sono entrate per fare penitenzia, e loro gli dànno da mangiare per lo amore di Dio; e dicono, che l'anima de' villani, dopo la morte loro, entrono nelle bestie villane; e così credono fermamante, in modo, che niuno gli può rimuovere di quella oppinione. Egli nutricono le dette bestie in gioventù, quando ne possono avere; e egli le pascono de la limosina, come v'ò detto di sopra. Noi gli dimandamo, se non sarebe meglio, che egliono donassino quele reliquie a' poveri. Ci risposono, che nel paese non era alcun povero; e quantunque vi fussi poveri, non dimeno a lor pareva, che la limosina fussi meglio data a queste anime, le quali fanno loro penitenzia, e che non sanno ove guadagnare, nè afaticarsi, che non sarebe nella povera gente, le quali anno senno e possanza di guadagnarsi le spese. Molte maraviglie sono in questa città, o intorno pel paese, le quali io non iscrivo.
DELLA CITTÀ DI CHILAFONDA, E DELLA TERRA DELLI PIGMEI E DELLA STATURA LORO.
Da quella città si va a un'altra città presso a quella a sei giornate, la quale città è chiamata Chillaffonda, della quale le mura circundan circa 20. leghe. In questa città sono circa LX. ponti di pietra, e più begli che io già vedessi mai. In questa città fu la prima sedia del Re di Mauri, perchè ella è più bella e molto più abondante di tutti e beni: poi si passa a traverso d'un gran fiume, chiamato Dalai, lo quale è la maggiore riviera d'acqua dolce che sia al mondo, perchè ove ella è più stretta, ella è ben IIIIº. miglia, o vero leghe larga. Di là si va più inanzi, e poi s'entra nella terra del Gran Cane. Questa riviera passa pel mezo la terra di Pigmei: questi pigmei sono gente di piccola statura, i quali sono lunghi circa a tre spane, e son begli e graziosi, uomini e femine, per rispetto della loro piccoleza. Egli si maritono nella età di sei mesi, e in due, o vero tre anni, sì ànno figliuoli, e non vivono comunemente più di sei o vero VII. anni; e chi vive VIII. anni, è riputato vechissimo. Questi pigmei son i più sottili e' migliori maestri d'opera di seta e di bambagia, e d'ogni cosa che sia nel mondo. E' fanno spesso guera cogl'ucegli del paese, e sono molte volte da loro presi e mangiati. Questa piccola gente non lavorono terra nè vignia, ma fra loro sono gente grande, come siamo noi di qua, che lavorono le terre, e sì gli sostengono come fa di bisogno. E quella gente grande sono da loro scherniti, come noi faremmo loro, se eglino fussino di qua infra noi. Una buona città infra l'altre v'è dove è gran moltitudine di questa picola gente, ed è questa città molto bella e grande. Quando gl'uomini grandi, che stanno fra loro, ingenerano figliuoli, e' diventono così piccoli, come li pigmei, però che quela terra è di tal natura. Il Gran Cane fa guardar ben questa città, perchè è sua; e quantunque li pigmei sieno così piccoli, niente di meno e' sono razionali, sicondo il lor tempo, e sanno assai sì di senno e sì di malizia.
DELLA CITTÀ DI IANCAI, E DELLA CITTÀ DI MENCA, E DELLE LORO RICHEZE E USANZE.
Da questa città si va innanzi nel paese per molte città e per molte ville, insino a una città chiamata Iancai; ed è molto nobile, e rica, e bene situata. Ivi vanno gran parte di mercatanti per ogni mercatanzia. Questa città val più che niuna altra del paese, perchè el lor signiore n'à ogni anno d'entrata, sì come dicon quegli della città, L. mila tome di fiorini d'oro, perchè e' contono ogni cosa a tome. Ciascuna toma vale X. mila fiorini d'oro, e questo si può bene sommare. Il Re di questo paese è molto possente; non dimeno è sotto posto al Gran Cane; e 'l Gran Cane à sotto di sè XII. simile provincie; e in questo paese sono buone ville. Quivi è una buona usanza, perchè sono alcuni ostieri, a li quali, volendo far festa, o veramente convito, si dice: fatemi aparechiare domane per tanta gente da mangiare; dicendogli propio tutto el numero, e le vivande manifestandogli; e dicendogli: io voglio ispendere ancora tanto, e non più. Subitamente l'oste farà aparechiare sì pulitamente, che di nulla vi fallerà; e più presto e con assai meno spesa, che non farebe nella sua propia casa. E da questa città, lungo V. leghe, verso il capo di questa riviera di Dalai, è un'altra città, chiamata Mencha. In questa città si truovono grandissimi navilii, e sono tutte le nave bianche, come neve, per la natura del legnio, e sono grandissime e bellissime navi e bene ordinate; ne le quali sono sale con camere; e sono così bene ordinate e adobbate, come fussino in terra, edificate in una casa. Poi si va, per lo paese, per molte ville e per molte città insino a una città che si chiama Lenterim, la quale è di lungo otto giornate dalla città sopra eletta. Questa città sta sopra una riviera grande e larga, che si chiama Caromoran: questa riviera passa pel mezo Catai, e spesse volte dannegia el paese, quando ela cresce troppo.