Si est auques aseurez.

ossia — allora una pianura ha visto, si è alquanto assicurato, — dove pure auques è bensì per aliquid od alcun che, ma dove ancora è patente la possibilità di tradurre così: si è assicurato anche. E più innanzi:

Mout ot la dame bon talent

De lui faire auques de ses biens,

cioè: — Molto ebbe la dama buon talento di fargli alquanto de’ suoi beni, — oppure: di fargli anche de’ suoi beni, che è similmente reso con fedeltà e concisione. Da tutto ciò mi pare potersi dedurre senza violenza che quanto da noi si disse della voce alkes oytana possa essere ripetuto altresì della italica anche, cioè che questa potrebbe venir considerata come un residuo di antico pronome indeterminato, il quale, dal volgare alquis[18] per aliquis, era forse alchi od alco e che poi divenne, allungandosi e componendosi, alcuno: da aliqua od alqua era per avventura alca, divenuto poscia pel modo anzidetto alcuna; da aliquid finalmente fu alche, ed indi (ricordando quel di Donato a Terenzio — habet enim n littera cum l communionem) si fece anche tenendo una neutrale significazione, e per questa passando prontamente a far gli ufficii di avverbio. Nè è perciò appunto che di tale sua primigenia nozione non ne conservi qua e colà apparenti gl’indizii, giacchè quando Dante scrisse:

Mettetel sotto ch’io torno per anche....

Io direi anche, ma io temo ch’ello

Non s’apparecchi a grattarmi la tigna....

. . . . . . . . . . io sono Oreste,

Passò gridando, ed anche non s’affisse.