Appresso che queste buone novelle furono venute di Roma, il Re donò ed assegnò giornata per levare il Santo Corpo. L’Arcivescovo che fu di Reims, e Messer Errico di Villiere che altresì fu Arcivescovo di Lione lo portarono primi, e più altri Arcivescovi e Vescovi il portarono dappoi, de’ quali io non so i nomi. Appresso ch’e’ fu levato Frate Giovanni di Semuro lo predicò davanti il popolo, e tra gli altri suoi buoni fatti rammentò sovente una cosa ch’io gli avea detto del buon Re: cioè la grande sua lealtà, perchè, com’io ho mentovato davanti, quando egli avea alcuna cosa promessa della sua sola e semplice parola ai Saracini nel viaggio d’oltremare, non ci avea rimedio che non la tenesse loro a qualunque costo, od a perdita qualsivoglia. Predicò similmente il detto Frate Giovanni tutte le parti della sua vita com’elleno per me sono state già scritte. E tantosto che il Sermone fu finito, il Re novello ed i fratelli suoi riportarono il corpo del Re loro padre nella detta Chiesa di San Dionigi con l’aita del loro lignaggio, per onorare così quel corpo che tanto onore apporta loro, ed apporterà per lo avvenire se per essi non farà difetto il proposito di seguitarne i precetti.
Capitolo LXX. Un’ultima parola sul caro e santo mio Re.
E qui finirebbe il conto s’io non volessi anche aggiungere qualche cosa in onore del mio buon Re San Luigi. Sappiate dunque che, sendo io nella mia Cappella a Gionville, egli mi fu avviso ad un cotal dì, nel quale era tutto insonnolito, ch’e’ mi venisse davanti molto gioioso, e ch’io parimente fossi assai lieto di vederlo nel mio castello, e che poi gli dicessi: Sire, quando voi vi partirete di qui, io vi menerò alloggiare in un altro mio maniere che io ho a Cheviglione: ed anche m’era tuttavia avviso ch’egli mi rispondesse in ridendo: Sire di Gionville, per la fe’ che vi deggio, già non mi partirò io sì tosto di qui, poi che vi sono a mio agio. Quando io mi svegliai pensai allora in me, che certo era il piacere di Dio e di Lui ch’io lo albergassi nella mia Cappella; perchè senza più vi ho fatto fare un altare altresì in onore di Dio e di Lui, e vi ho stabilito, e bene fondato una Messa perpetua per ciascun giorno dell’anno. E queste cose ho io rammentate a Monsignor Luigi suo figliuolo[92] affinchè, facendo il grado di Dio, io possa avere qualche parte delle reliquie del vero Corpo di Monsignore che fu mio buon Re, per tenerla nella mia Cappella a Gionville, sicchè quelli che vi vedranno il suo altare possano avere insieme a quel caro e buon Santo una maggior divozione.
E qui finendo veramente faccio assapere a tutti i lettori di questo Libro che le cose, ch’io dico aver vedute e sapute di lui, sono al tutto veraci e fermamente le deggiono credere. E le altre cose, ch’io non testimonio se non per udita, prendanle in buon senso, se a loro piace. E qui pure prego a Dio che per la inframmessa di Monsignore San Luigi, gli piaccia donarci ciò ch’elli sa esserci necessario alla salute del corpo, e più assai alla salute dell’anima nostra. Amen.
[ INDICE]
| L’Editore Gaetano Romagnoli al Lettore benevolo | [a facce V] | |
| Lezione Preliminare | [IX] | |
| Prologo | [1] | |
| PARTE PRIMA. | ||
| Capitoli. | ||
| I. | Di alcune sante parole che ’l buon Re disse a me e ad altri | [3] |
| II. | Di due questioni che ’l buon santo Re m’indirizzò | [6] |
| III. | Qui conta di Maestro Roberto di Sorbona | [9] |
| IV. | Di due insegnamenti che ’l Re mi diede | [13] |
| V. | Anche della stessa materia e del governo della sua vita | [18] |
| VI. | Di un insegnamento che un buon Cordigliere diede al Re, e come ’l Re non l’obbliasse punto | [20] |
| VII. | Come ’l buon Re sapesse all’uopo difendere i laici da oltraggio, e come fusse leale e fino guardatore di giustizia e di pace | [22] |
| PARTE SECONDA. | ||
| I. | Della nascita e coronazione del buon Re, e quando portò arme primamente | [27] |
| II. | Qui conta come seguitò la guerra dei Baroni di Francia e come ’l Re la menò a suo prode e ne seguì pace | [32] |
| III. | Ove per inframmessa si tocca del Conte Errico di Sciampagna e di Artaldo di Nogente il ricco borghese | [36] |
| IV. | Della gran Corte che ’l Re bandì a Salmuro, poi della fellonia del Conte della Marca, e come questi ne fu punito | [39] |
| V. | Perchè e come il buon Re si crociò, e come con esso presi io anche la Croce | [42] |
| VI. | Come prendemmo il mare a Marsilia, e come si navicò sino a Cipri | [47] |
| VII. | Di ciò che avvenne nel nostro soggiorno in Cipri | [49] |
| VIII. | Dove si parla per inframmessa dei Soldani d’Oltremare | [52] |
| IX. | Come ci ismovemmo di Cipri e venimmo in vista di Damiata in Egitto | [55] |
| X. | Come si ferì alla terra contro lo sforzo de’ Saracini, e perchè questi fuggironsi e ci lasciarono Damiata | [58] |
| XI. | Dell’obblio in che fu lasciata la grazia fattaci da Dio nel donarci Damiata | [62] |
| XII. | Di ciò che avvenne sino a che stemmo a campo presso Damiata | [66] |
| XIII. | Come movemmo da Damiata per a Babilonia secondo l’avviso malarioso del Conte d’Artese | [70] |
| XIV. | Qui tocca il conto dello fiume meraviglioso d’Egitto che l’uomo dice Nilo | [73] |
| XV. | Come ci arrestammo davanti il fiume di Rosetta, e di ciò che ’l Re vi dispose, e lo nuovo Almirante vi contrappose | [75] |
| XVI. | Come la Petriera e gl’ingegni de’ Saracini, gittando il fuoco greco, abbruciassono due fiate i nostri Gatti incastellati | [79] |
| XVII. | Qui conta del passaggio a guado del fiume di Rosetta | [84] |
| XVIII. | Della battaglia che ne seguì oltre ’l fiume, ove fue morto il Conte d’Artese | [85] |
| XIX. | Anche della battaglia e delle grandi cavallerie che vi fece Monsignore lo Re | [90] |
| XX. | Come io, a buona compagnia, difendessi un ponticello perchè ’l Re non ne venisse accerchiato dai Saracini | [94] |
| XXI. | Qui per inframmessa si conta de’ Beduini e di loro condizioni | [100] |
| XXII. | Di ciò che avvenne dopo che ci fummo riparati agli alloggiamenti | [102] |
| XXIII. | Come i Saracini fecero un nuovo Capitano, e come questi li dispose ad assaltare i nostri alloggiamenti | [105] |
| XXIV. | Qui si conta lo assalto dato a tutte le nostre battaglie | [108] |
| XXV. | Nel quale s’inframmette discorso delle varie genti d’arme del Soldano, e de’ suoi Cavalieri della Halcqua | [114] |
| XXVI. | Come a Babilonia venne uno nuovo Soldano, e come entrò nell’oste nostra una fiera pistolenza | [118] |
| XXVII. | Come per lo gran disagio della pistolenza il Re pose di torsi dalla via di Babilonia, e di alcune mie speciali incidenze | [121] |
| XXVIII. | Qui conta del vano parlamento per pace fare tra ’l Re e ’l Soldano, e della nostra ritratta verso Damiata | [121] |
| XXIX. | Ove si mette per conto la fazione e maniera come fu preso il buon santo Re | [127] |
| XXX. | Come io fussi preso e condotto in fine di vita, e poi guarito per un beveraggio datomi da un buon Saracino | [130] |
| XXXI. | Di quello avvenne dopo la mia guarigione, e come fui menato là dove erano le genti del Re | [135] |
| XXXII. | Come fu menato il Trattato per la diliveranza del Re e nostra | [138] |
| XXXIII. | Come appresso il Trattato si approdò alla nuova Albergheria del Soldano, e come gli Almiranti si giuraro contra di lui | [143] |
| XXXIV. | Come i Cavalieri della Halcqua uccisono il Soldano di Babilonia | [146] |
| XXXV. | Del male che ci avvenne dopo che ’l Soldano fue ucciso, e delle nuove convenenze giurate cogli Almiranti | [148] |
| XXXVI. | Come fummo fatti scendere a valle sino a Damiata, e come questa fue resa ai Saracini | [153] |
| XXXVII. | Come dopo lunga disputazione fummo finalmente diliverati di prigionia | [155] |
| XXXVIII. | Qui conta come fu lealmente pagato il tanto del riscatto pattuito, e come femmo vela per Acri di Soria | [158] |
| XXXIX. | Ove si fa incidenza per contare alquanti fatti che ci avvennero in Egitto e ch’erano stati intralasciati | [161] |
| XXXX. | Di ciò che avvenne in Damiata alla buona Dama Madonna la Reina | [164] |
| XXXXI. | Qui dice il conto come ’l Re sofferse disagio in nave, e come io ebbi in Acri molte tribolazioni | [166] |
| XXXXII. | Come ’l Re tenne consiglio del ritornare in Francia, o del rimanere in Terra Santa, e come s’attenne al rimanere | [168] |
| XXXXIII. | Come ’l Re tenne a suo spendio me e la mia bandiera sino al tempo di Pasqua a venire | [174] |
| XXXXIV. | Di tre Imbasciate che vennero al Re in Acri | [177] |
| XXXXV. | Nel quale si ritrae ciò che Frate Ivo il Bretone raccontò del Veglio della Montagna | [181] |
| XXXXVI. | Come ’l buon Re ponesse condizioni di tregua ed alleanza cogli Almiranti contro il Soldano di Damasco, e come gli Almiranti sapessero non menarle a conchiusione | [184] |
| XXXXVII. | Dove si fa incidenza per porre in conto ciò che i nostri Messaggeri ritrassono dei Tartarini e del loro Gran Re | [187] |
| XXXXVIII. | Di alcuni Cavalieri stranii che vennero al Re a Cesarea, e di ciò ch’e’ feciono e di ciò ch’e’ raccontarono | [195] |
| XXXXIX. | Delle nuove convenenze ch’io feci col Re appresso la Pasqua venuta, e delle Giustizie che vidi fare a Cesarea | [198] |
| L. | Delle tregue ed alleanze cogli Almiranti d’Egitto contro il Soldano di Damasco, le quali tuttavia non approdaro a compimento, e di ciò che avvenne sotto Giaffa | [201] |
| LI. | Ove si conta per inframmessa del buon Conte di Giaffa Messer Gualtieri di Brienne, delle sue cavallerie, e della sua pietosa morte | [205] |
| LII | Come si fu pace tra ’l Soldano di Damasco e gli Almiranti d’Egitto, e come noi non avemmo più con nissun di loro nè triegua, nè pace | [210] |
| LIII. | Come i Turchi di Damasco vennero davanti Acri, e poi, partitisine, assalirono Saetta e la misero a distruzione | [212] |
| LIV. | Come ’l buon Re s’astenesse dello andare a Gerusalemme a maniera di pellegrino | [215] |
| LV. | Delle munizioni e difese che ’l Re fece a Giaffa ed a Saetta, e di ciò che avvenne nel frattempo | [218] |
| LVI. | Come assalimmo la città di Belinas, e del pericolo nel quale fui capitanando la prima battaglia del Re | [221] |
| LVII. | Del pellegrinaggio a Nostra Donna di Tortosa, e come avvenne che la Reina s’agginocchiasse davanti i miei camelotti | [226] |
| LVIII. | Come ’l buon Re, saputa la morte di Madama sua Madre, accogliesse il pensiero di ritornare in Francia | [229] |
| LIX. | Come col Re femmo vela per ritornare in Francia, e delle malenanze che c’incolsero presso Cipri | [232] |
| LX. | Di ciò che vedemmo nell’Isola di Lampadusa, e di un bello miracolo di Nostra Donna di Valverde | [240] |
| LXI. | Come finalmente scendemmo a porto di Yeres in terra di Provenza, e di ciò che ivi avvenne | [242] |
| LXII. | Nel quale si ritrae come io mi scompagnassi dal buon Re, e come ponessi opera al maritaggio del Re di Navarra | [246] |
| LXIII. | Come ’l buon Re si reggesse dopo ’l suo ritorno di Terra Santa, e come fusse troppo grande amadore di pace | [247] |
| LXIV. | Come amasse lo onore di Dio e de’ Santi, e di altre sue sante costume | [251] |
| LXV. | De’ buoni Stabilimenti ch’e’ fece, e del prò ritrattone dal Reame | [254] |
| LXVI. | Come fusse largo ed allegro elemosiniere | [259] |
| LXVII. | Come ’l Santo Re riprendesse la Croce maluriosamente, e come fusse condotto in fin di vita appresso Tunisi | [261] |
| LXVIII. | De’ santi ed ultimi ammaestramenti ch’esso diede al figliuolo | [263] |
| LXIX. | Della santa morte del Santo Re, e come fu poscia annoverato tra’ Confessori della Fede | [267] |
| LXX. | Un’ultima parola sul caro e Santo mio Re | [271] |
NOTE:
[1]. Questa Lezione fu recitata dall’A. in una tornata Accademica nel 1840 circa, e poi stampata nel 1843.
[2]. Queste cose furono da me in seguito più ampiamente sviluppate nel discorso premesso al Glossario Etimologico Modenese.