[3]. Alla lettera: la Carlone a viso fiero, ossia, compiendo la frase: la spada di Carlo dal viso fiero.

[4]. All’impugnatura d’oro, o com’altri vogliono, d’oro puro.

[5]. Cioè: le vostre arme, alla siciliana per anime.

[6]. Vedi Journal des Savans. Octobre 1816, p. 88 ecc. Grammaire Romane ch. II, p. 26.

[7]. Effettivamente nello stesso anno 1843 io pubblicava il testo rammendato del Vidale, e nel titoletto iniziale aggiungeva di pubblicarlo per la prima volta su una copia estratta da un Codice Laurenziano. Questa malaugurata frase per la prima volta eccitava l’ira di M. F. Guessard, il quale aveva tre anni prima dato fuori la Grammatichetta di Raimondo nella allora recente ed a me ignota Collezione intitolata Bibliothèque de l’École des Chartes, togliendola da un Ms. Parigino della Mazzarina. Questi mi accusava di plagio, un Giornale Italiano aggravava le accuse, e così finalmente mi vedeva costretto a dar fuori quella Difesa, che è uscita in Modena in 4 Capitoli nei Tomi III e IV del Giornale intitolato Opuscoli Religiosi, Letterarii e Morali.

[8]. L’esatta traduzione di questi tratti del Vidale è da vedersi nella succitata Difesa, di cui il volgarizzamento della nostra Grammatica Limosina forma appunto il 4. Capitolo.

[9]. Ed a questo tratto è luogo di dire come in lingua d’oil, poote, non poole, era contrazione di poosteiz; per cui hons de poote si chiamavano gli uomini liberi, sui juris, cioè che avevano podestà di sè medesimi. Ecco pertanto come la voce Potta, pel Magistrato che era detto Potestas, non era poi così singolare a noi modenesi quanto taluni han voluto far credere, ed ecco ancora come essa sarà stata contrazione, non di podestà ma di podèsta. Per accertarsi poi come anche sotto i Cesari i Magistrati delle minori Città si dicessero Podestà, si vedano Giuvenale al v. 100 della Satira X, Svetonio in Claudio al cap. 23 e Plinio al cap. 8 del lib. IX.

[10]. Si legge nella Preghiera alla Vergine. Rayn. T. 2 facc. 136.

E c’el non la ’n crees,

E don frut no manjes,