cioè — quasichè non convenga a colui canto nè trovare cui tiene istretto vera religione.
Così presso i nostri ducentisti, e specialmente presso Guittone d’Arezzo, fu della forma vo-i, dall’antico vois (vobis) che valse senz’altro a voi; e di no-i che anche in Dante non provenne da nos, ma da nois (nobis.)
Per grazia fa noi grazia che disvele
A lui la bocca tua....
Non è l’affezion mia tanto profonda
Che basti a render voi grazia per grazia.
[16]. Come lui, che può anche considerarsi metatesi di illius, e che doveva rappresentare soltanto i regimi d’egli, passò, secondo si disse, nei nostri dialetti a far insieme gli uffici di soggetto, così fu di loro, che uscito dall’illorum latino reso comune a tutti i generi, valse prima d’elli e d’elle, poi ad elli e ad elle, e finalmente eglino ed elleno senza bisogno di segnacasi: talchè sembrò mutarsi in una forma di pronome possessivo proprio della persona terza determinata, ma non presente, completando le relazioni di possesso significate da mio, tuo e suo. Questa proprietà fe’ sì che Dante, il quale avea creato immiarsi e intuarsi, potè creare anche inluiarsi.
[17]. La legge del rovesciamento era spontanea nelle lingue ad antefissi succedenti a lingue a suffissi. Io ho discorso su ciò altrove ampiamente: basterò quindi l’accennare che il latino inter-im diventa il volgare mentre, l’inter-dum od inter-dom, domentre; che l’ipse-met prendendo forma superlativa in ipsumus-met, si fa metipsumus, o medesimo, cioè istessissimo: che l’unus-quisque diventa quisquunus o ciascuno; parum-per o paucum-per, per poco: postidea, dappoi; e che l’ul-tra e ci-tra passa nel dialetto patrio a tra-là e tra-chè.
[18]. V. il Vol. I delle mie Lez. Accad. a facc. 221, 222.
[19]. Non ommetto però di avvertire come la voce an-co venga originata per altri da ἄν e da hoc quasi che, riferendosi a quantità, misura ecc. valga quanto ad hoc, e riferendosi a tempo quanto ad huc. Unquanco sarebbe adhuc unquam, ed ancora, ad hanc horam.