È Durlindana, la mia spada dal pugno d’oro[4].
Ma se da un lato ciò farà ricordarci gli usi del trecento, secondo i quali l’articolo la era anche presso noi pronome tanto nominativo quanto accusativo, dall’altro seguiteremo osservando che, quasi a compenso del suo eventuale difetto, esso articolo veniva in taluni casi a sovrabbondare anteponendosi persino al pronome dimostrativo per modo di inculcamento o ripetizione, e lasciava che si scrivesse les ceux, les celles pei semplici ceux e celles, confrontando coll’ille is de’ latini, e dando al dimostrativo il trattamento istesso del relativo. Inoltre, convenendo sempre più col nostro volgare, l’articolo si prefiggeva ai pronomi possessivi accompagnati dal loro sostantivo, e però la lingua Oytana ammettendo per buone le frasi che io scelgo fra le moltissime o di Villarduino o di Girardo di Viana: a la soe gent — Les vos armes[5] — Li siens peire — Per la toie merci — En la moie bailie — Un suen chevalier — Un siens fils — seguitava sempre meglio a mostrarci la somiglianza maggiore che conservano insieme le sorelle neolatine quanto più esse si confrontino nei tempi loro meno vicini ai presenti.
Ora dall’articolo volendo passare ad alcune più lunghe osservazioni sui nomi, mi si affaccia per prima quella regola famosa, detta della s caratteristica, della quale facendone onore a M.r Raynouard[6] si potè dire di lui, che con solo il trovamento di questa norma perduta egli avesse dissepolta e tornata a vita la vera intelligenza delle due lingue d’oc e d’oil. Stabilì dunque questa regola stupenda che nelle due lingue Oytana e Occitana la s finale dei nomi non servisse soltanto a distinguerne il plurale, siccome accadde dopo il XIV secolo, ma valesse anzi a distinguere colla sua presenza in essi nomi il soggetto o nominativo singolare, ed i regimi, ossiano i casi obliqui, in plurale; e colla sua assenza per contrario i regimi, ossiano i casi obliqui del singolare, ed il soggetto o vogliam dire il nominativo del plurale. Ne uscì per quella il nome del Segretario dell’Accademia Francese in chiarissima fama, ed essa stessa fu quasi la scintilla cui secondò poi tanto incendio, quanto fu veramente l’amore che molti indi posero al coltivamento delle Lingue Romanze.
Ed il nome del Letterato Francese fu certamente a me carissimo, e, secondo poterono le mie forze, cercai sempre all’opportunità d’innalzarlo, e l’ebbi, per sin ch’e’ visse, tra quelli de’ miei più amici del cuore: ma poichè i meriti suoi sono tali che il toglierne la novità di uno solo non è che picciolo fatto, e d’altra parte la verità dee andar sopra a qualunque affezione; io dovrò dire che tutta la lode di questa regola è da levarsi ai moderni, ed è invece da attribuirsi ad un antico Trovatore che scrisse un breve Trattato grammaticale della propria lingua nativa, ciò è Limosina, nel medesimo suo volgare, e che, conservatosi manoscritto nella Libreria Fiorentina a San Lorenzo, da poco tempo è venuto in copia alle mie mani per singolare cortesia di quegli eruditissimi Bibliotecarii. Questo Trattato che il Renuardo conobbe, fu anche detto da lui senza metodo, e scritto in termini che mal si potrebbero comprendere senza l’aiuto degli esempii (Gram. compar. Discours prélim. facc. I, e II); ma con tutto ciò valse, in mano di un intendente quale egli era, a scovrire tutte le norme delle desinenze dei nomi romanzi, ed a Raimondo Vidale che lo dettò, e non ad altri, è perciò dovuta quasi intera la nostra gratitudine. La quale ancora, acciocchè gli sia attribuita da tutti con cognizione, e per sempre meglio diffondere una regola che si può dire la fondamentale di questi studii, pubblicherò per la prima volta[7] tutto quel tratto di Raimondo che può tornare opportuno al presente bisogno, e lo recherò in nostra lingua, non tanto per servire alla generale intelligenza, quant’anche per non anticiparmi in parte la edizione di tutto il testo, che io spero, permettendolo Iddio, di dar fuori quanto prima corretto degli innumerevoli errori di che è deturpato nel manoscritto[8].
«Oggimai dovete sapere che tutte le parole del mondo mascoline che s’attengono al nome, e quelle che l’uomo dice nell’intendimento del mascolino sostantive e aggiuntive si allungano in sei casi, ciò è a sapere nel nominativo e nel vocativo singolari, e nel genitivo, e dativo, e accusativo ed ablativo plurali: e s’abbreviano in sei casi, ciò è a sapere nel genitivo, e dativo, e accusativo ed ablativo singolari, e nel nominativo e vocativo plurali.»
«Allungare appello io quando l’uomo dice cavalier-s, caval-s, non cavalier, caval; ed altresì di tutte le altre parole del mondo: e però s’uomo dicesse: lo cavalier es vengut, o: mal me fetz lo caval, o: bon me sap l’escut, male sarebbe detto perchè il nominativo singolare si dee allungare, e così si dee dire: lo cavaliers es vengutz, o: mal mi fetz lo cavals, o: bon me saup l’escutz.»
«Ed il nominativo plurale deve l’uomo abbreviare, non allungare, tuttochè si vada dicendo secondo mala usanza: vengutz son los cavaliers, o: mal mi feron los cavals, o: bon mi sabon los escutz. Altresì di tutte le parole mascoline s’abbreviano tutti li vocativi plurali come li nominativi, mentre li vocativi singolari s’allungano altresì come i nominativi.»
«Udito avete come l’uomo deve menare le parole mascoline in abbreviamento ed in allungamento: ora vi parlerò delle femminine, e di tutte quelle che l’uomo dice in intendimento di femminino. Saper dovete che le parole femminine sono di tre maniere, le une che finiscono in a, in così come dompna, bella ecc., e molte altre parole che finiscono in or, in così come amor, lauzor, color, ed altre ne ha che finiscono in on, in così come chanson, sazon, faizon, ochaison.»
«Saper dovete che tutte quelle che finiscono in a aggiuntive e sostantive, in così come bella e dompna si abbreviano ne’ sei casi singolari, e s’allungano nelli sei casi plurali. Le altre che finiscono in or, in così come amor, color, lauzor, e quelle che finiscono in on, in così come chanson, sazon, ochaison s’allungano in otto casi, ciò è a sapere nel nominativo e nel vocativo singolari, ed in tutti li sei casi plurali; ed abbreviansi solamente nel genitivo, nel dativo, nell’accusativo e nell’ablativo singolari.»
«Ancora vi voglio dire che parole ci ha che si allungano in tutti li casi singolari e plurali, in così come: delechos, joios, volontos, ris, gris, vils, cors, ors, las, nas, gras, pres, temps, fals, reclus, ars, spars ecc., e nomi proprii d’uomini e di terre, in così come: Paris, Pois, Ponz, e molte altre che ce n’ha che rimangono al trovamento d’uomini sottili.»