Darwin crede che probabilmente non si darà mai una spiegazione completa alla causa o all'origine di ciascun suono particolare ad ogni stato d'animo, epperò afferma che certi animali, passando allo stato di domesticità, hanno assunto l'abitudine di emettere alcuni suoni che non erano loro particolari. Numerosi abbastanza sono gli esempi del genere che possiamo citare nelle specie avicole, noi ci limiteremo a descriverne i più salienti. I giornali d'avicoltura della Germania, nonchè le diverse opere dello stesso genere, si affaticano a battere la gran cassa ad una loro razza particolare (bergische Kräher) i di cui galli cantano a distesa molto lunga in paragone dei galli delle altre razze. Nè meno degni di menzione sono i colombi trombettieri detti altrimenti colombi tamburi (columba cristatae) che tubano in modo affatto diverso degli altri colombi: il suono della loro voce arieggia quello del tamburo e si potrebbe dire a ragione che invece di tubare, rullano. Il Prütz dice che vi sono maschi che rullano per ben 10 minuti con intervalli momentanei e che continuano a rullare per l'intera giornata e magari anche durante il pasto. A sentir rullare questi colombi sembra d'assistere ad uno spettacolo di tanti ventriloqui, poichè il loro suono particolare viene emesso, almeno nei toni secondari dall'interno senza l'intervento del becco. Abbiamo tutt'ora un pavone bianco la di cui voce differisce da quella di molti altri pavoni inquantochè la stessa è meno rauca e meno prolungata.
La erezione delle piume è anche un efficace mezzo d'espressione e nei più dei casi quest'atto indica collera o spavento.[8] I galli si battono ergendo le penne del collo e certamente questo atto è inutile, anzi dannoso perchè nella lotta vengono strappate: lo stesso ne è delle chioccie che vengono avvicinate da cani, gatti, ecc. si può però conchiudere che nei due casi sovracitati la erezione delle piume abbia lo scopo di far sembrare l'animale più grande, più mostruoso, più temibile infine. È degna di nota la erezione delle piume della testa delle anitre muschiate — quest'atto è sempre associato al movimento speciale del collo che caratterizza questa specie: per esperienza personale possiamo sostenere che questa erezione si compie sotto l'influenza dell'amore, della collera e dello spavento — quando poi lo spavento degenera in terrore allora cessa immantinenti la erezione ed ha luogo l'atto della fuga precipitosa. Provatevi ad inseguire uno di questi individui mentre è intento a corteggiare una sua compagna: vedrete che il ciuffo di piume eretto sulla testa si abbasserà subitamente; introducete invece, all'epoca degli amori, un nuovo ospite al cospetto dello stesso individuo ed allora avrete tutto l'agio di osservare la subitanea erezione del ciuffo che in questo caso sarà la manifestazione della collera. Nemmeno va passato sotto silenzio che sotto l'impero di queste emozioni, l'anitra muschiata fa anche uso dei suoi scarsi mezzi vocali che si manifestano in soffio cadenzato.
Valgano questi pochi esempi a mettere in evidenza che i principali mezzi d'espressione nelle specie avine consistono nell'impiego degli organi vocali e nella erezione parziale o totale delle appendici cutanee, le piume. Peraltro non va omesso che molti movimenti vengono determinati dall'automatismo senza di che i nostri polli, i nostri tacchini e tutti gli altri animali da cortile, sarebbero all'altezza dell'uomo nella espressione dei sentimenti.
Espressioni speciali dei nostri volatili domestici (fisiologia dell'amore, fisiologia della collera). — Le dette espressioni offrono un campo d'osservazione molto vasto nella specie umana, nelle scimie ed in molti quadrupedi, mentre che per le specie avine esso campo è certamente molto più ristretto inquantochè, come ora dicemmo, le stesse offrono spesso movimenti improntati dall'automatismo. Epperò taluni sentimenti d'espressione meritano, nelle specie avine, un esame particolare, così non possiamo resistere alla tentazione di occuparci della espressione dell'amore e della collera.
Fisiologia dell'amore. — Se le leggi d'amore governano la società umana, non è da meravigliarsi che anche i nostri pennuti del cortile siano da esse egualmente governati.
A nessun poeta sarà mai venuto in mente di cantare gli amori di un gallo; eppure quanta poesia, quanta felicità coniugale abbiamo da ammirare nei rapporti amorosi fra il gallo e la gallina. Il gallo, degno seguace dei principi di Maometto, vive in poligamia, ma un miglior marito, un miglior padre non lo troverete forse in tutto l'impero dei seguaci di Maometto. Ammiratelo il fiero gallo in mezzo alle sue galline; egli cerca disperatamente, raspando la terra e beccando fra le erbette, un ninnolo, un'inezia per le sue amate odalische; ad ogni momento le chiama a sè amorosamente e lor dice dolcemente: venite, servitevi, care le mie gallinelle, vi ho trovato un boccone di paradiso... un verme; muovetevi, agitatevi, correte da quest'altra parte, vi offro qualche cosa di più delicato, una lumachina; piano, eccone un'altra, ancora un'altra, beccate, mangiate, poichè godo della vostra felicità. E realmente questo è il linguaggio del premuroso gallo, poichè all'osservatore che contemplerà un simile quadro non isfuggirà che in questa bisogna il gallo usa continuamente dei suoi mezzi vocali emettendoli in tutte le cadenze e tonalità, dando loro una vera espressione la espressione dell'amore per le sue amate compagne.
Le galline accorrono compiacenti a quel premuroso invito ed il gallo le ammira con sguardo soddisfatto, altro non domandando che la fedeltà coniugale per ricompensa. Difatti egli non tollera la presenza d'un rivale in casa sua, mentre che invece è premuroso verso gli eunuchi del cortile, i capponi: egli la pensa da vero sultano, padrone assoluto del suo harem.
La gallina è affezionata al suo caro marito, ma, poveretta, il proverbio: «l'occasione fa il ladro» trova nel suo caso la più facile applicazione; e perciò quella infedele accetta volentieri la corte di un altro gallo. In tal caso essa è conscia della sua mala azione, e, quasi pentita e confusa per la vergogna, ritorna al marito fuggendo dal seduttore.
Il gallo, voi lo sapete, non ingrassa mai, e ciò è più che naturale.... egli si strugge d'amore: il poverino non mangia molto e domanda all'amore, allo sfogo della sua passione, il suo sostentamento.
Ma se di dolore non si muore, come osserva Beppe Giusti, gli è che quel simpaticone intendeva parlare dell'uomo, poichè se egli avesse parlato dei nostri galli ben altrimenti si sarebbe espresso.