Il chiaro Prof. Antonino Fienga, dell'istituto fisiologico della Università napoletana, ebbe il gentile pensiero d'inviarmi un suo lavoro «sulla pigmentazione nera nel gallus lanatus.» Mi disobbligo della sua cortesia, citando alcuni brani di quelle ricerche che maggiormente possono attirare la nostra attenzione.

Nell'esordio sulle ricerche del pigmento nero il prof. Fienga dà alcune generalità che meritano di venir riprodotte:

«La prole proveniente da genitori simili è sempre identica; non così però nell'incrociamento con le specie comuni nostrali, potendosi avere mancanti molti dei caratteri descritti, e delle volte se non fosse per la speciale pigmentazione, non si potrebbe punto spiegarne la provenienza. Infatti nell'incrociamento si potrà avere che le piume si conservino bianche; ma più ordinariamente sono quasi per niente sfioccate, ed hanno il colore di quelle della specie con la quale è avvenuto l'innesto; la pelle però con le altre parti esterne del corpo è completamente nera, e sono neri anche alcuni organi interni, come vedremo in appresso. In quanto alla grandezza, la nuova specie può essere piccola come nel «gallus lanatus», e grande quanto la specie innestata. La cresta sarà costantemente piccola. Un fatto singolare è stato quello di avere ottenuto in un incrociamento con una razza comune, una gallina della grandezza del gallus lanatus, con piume affatto nere egualmente sfioccate; cresta piccola e nera; becco, gambe e piedi neri, mentre la pelle era completamente bianca. Alla sezione gli organi interni si mostrarono più o meno pigmentati, come vedremo per tutte le varietà. — Un tale esemplare, inviato al direttore prof. Costa, conservasi nel museo zoologico della nostra Regia Università.»

Dopo l'esordio, il prof. Fienga procede alla sezione degli organi interni, descrivendo la localizzazione interna del pigmento.

«Aprendo tali polli, vedesi indistintamente, anche in quelli ottenuti per incrociamento con le specie comuni nostrali, come la pigmentazione nera osservatasi sulle cute ed altre parti esterne, si ripete egualmente nella massima parte degli organi interni, o, per meglio dire in speciali parti degli stessi.

Una simile pigmentazione vedesi poco nei muscoli, e quelli del petto costantemente non la mostrano: bene pigmentati sono:

«Le parti ed organi cennati non mostrano però sempre l'uguale pigmentazione, ed in tutta la loro estensione. Fra essi il tubo gastro-intestinale lo è solamente nel tratto superiore e nella seconda metà dell'inferiore. La milza è rare volte tutta nera, spesso per metà o solo in parte. Le ovaie lo sono o completamente o per solo due terzi o fra le altre suaccennate glandule le linfatiche, e più di esse le lagrimali si mostrano completamente nere. Lo stesso osservasi nella trachea, però la pigmentazione è più carica sugli anelli anzichè sugli spazi connettivali e fibrosi che separano i singoli anelli, una buona parte dei quali, specialmente gl'inferiori, altre volte mostransi affatto scolorati, e dei bronchi solo quelli di maggiore calibro si mostrano pigmentati.

Dal surriferito, quindi le membrane cerebrospinali, il rivestimento esterno delle ossa e qualche glandola speciale sono state le parti rinvenute sempre pigmentate. Dalle ripetute analisi fatte sul pigmento, mi sembra chiaramente trattarsi di melarina. Riassumendo diciamo che nel caso in esame trattasi di una melanosi fisiologica.

Spesse volte è stata posta la questione se vi è relazione fra l'assenza di pigmento e la rusticità, se cioè i soggetti a manto bianco sono più delicati di quelli a manto colorato: in tesi generale si dovrebbe rispondere affermativamente, poichè difatti l'albinismo non è certo un fattore di robustezza, ma in avicultura sono poi tutti i soggetti bianchi da considerarsi come albini? L'occhio scuro, il fusto della piuma colorato, la epidermide altresì colorata non sono certo indizii di albinismo, e se di albinismo si dovesse parlare, questo si dovrebbe considerare soltanto come parziale assolutamente e perciò non influisce sulla robustezza degli animali e sulla loro produttività; difatti sono ultraproduttivi i Wyandotte bianchi e non meno di questi gli Italiani bianchi, nella razza Dorking la varietà bianca è meno delicata della colorata ed anche più produttiva. Dunque? Gli è che anche la Dorking bianca non si può considerare come perfettamente albina poichè se tale fosse non avrebbe l'occhio scuro come le due consorelle grigie. Quanto è detto per la gallina Dorking si può egualmente attribuire ad altre specie dell'avicultura: per diversi anni allevai un robusto ceppo di pavoni bianchi, che erano più forti di taglia dei miei pavoni colorati e così continuando posso affermare che fra le mie anatre muschiate furono quasi sempre le bianche quelle che emersero nel volume, tanto che ebbi sempre a portare queste stesse alle Mostre a preferenza delle nere. La domesticità ha reso l'oca grigia selvatica perfettamente bianca e non per questo i soggetti grigi e pezzati sono più forti dei bianchi. Dunque?