Riepilogando il surriferito diremo: Che vi possano essere dei soggetti delicati nel campo dell'avicultura, e che questi di preferenza siano da scorgersi fra le razze bianche, sarà forse possibile in quelle stesse razze che mostrano di essere bianche anche al fusto della piuma, bianche nella pelle, bianche sino al midollo delle ossa, ma che poi tutte le razze bianche abbiano ad essere di natura più delicata delle colorate, questo non è assolutamente ammissibile e credo di averlo sufficientemente dimostrato coi sullodati esempi, esempi che ci portano alla logica conclusione di non poter sconsigliare le razze bianche nell'allevamento industriale. Più che non sconsigliare le razze bianche nell'allevamento industriale, bisognerebbe addirittura propugnare caldamente la loro adozione, e difatti nell'industria la piuma bianca è più ricercata della colorata e specie la candida piuma dell'oca è pagata a prezzi rimunerativi, dunque gradatamente e senza accorgercene siamo giunti alla conclusione che le razze bianche sono finanche da preferirsi alle colorate nell'allevamento pratico a scopo d'industria.

Considerando la livrea bianca esclusivamente dal punto di vista dello Sport molto vi è da osservare in merito, inquantochè sempre sorgono inconvenienti nell'allevamento delle razze bianche, inconvenienti dovuti alle difficoltà che si presentano per conservare il mantello allo stato di purezza: cercherò di enumerarle tutte queste difficoltà e nel contempo ne illustrerò i rimedi per combatterle e che adottano gli allevatori dedicati alla coltivazione sportiva delle razze bianche.

Il codice d'Avicultura è esagerato in tutti i suoi dettami, così non viene meno alla sua pedanteria quando sono in giuoco le bianche livree e spesso, specie il codice americano, richiede che le penne bianche abbiano, oltre le barbe, anche il fusto bianco: gli animali esposti alle Mostre vengono esaminati attentamente su questo requisito e non considerati se si mostrano in opposizione a questo desideratum. Purtuttavia, malgrado ogni buona volontà, gli americani si devono assai spesso adattare alle numerose eccezioni, così fra i polli formano sempre eccezioni la razza Italiana, la Cocincinese, la Wyandotte, la Plymouth, ecc, ecc., fra le anatre la Pechino, l'Italiana e qualche altra. Alle mostre del continente europeo non si cade però in simile esagerazione e basta che l'animale sia bianco esteriormente per soddisfare le esigenze del codice: difatti la pretesa degli americani è assolutamente in opposizione colle influenze climatiche, tanto che riuscirebbe quasi impossibile di applicarle in climi caldi, e poi anche il cibo esercita non poca influenza ad ostacolare il desideratum degli americani. I polli di allevamento italiano p. es., siano essi di razza Dorking bianca finanche, acquistano sempre un po' di colore ai fusti delle piume e la caratteristica pelle finamente rosata diventa di tenue tinta bianco avorio: ciò devesi oltre al clima, non poco alla nutrizione che preponderantemente consta di granturco. Più innanzi ho sfiorato questo soggetto e se ora l'ho ripreso in discussione l'ho fatto per dimostrare che il codice americano è soverchiamente esagerato nel richiedere come norma assoluta il rispetto alle sullodate prescrizioni, e tanto più esagerato inquantochè deve, bon grè malgrè fare numerosissime eccezioni alla regola, tanto che finisce questa per diventare eccezione. Certo nei colombi a livrea bianca, al contrario dei polli, il desideratum americano non è fuori posto, poichè il fusto bianco è di regola, più refrattario ad ingiallirsi, ammenochè ciò non si volesse provocare con speciale nutrizione che ne favorisse la trasformazione.

Abbiamo detto che un clima caldo ed una nutrizione a base di grano turco tendono a fare ingiallire lo stelo bianco della piuma presso polli che nel loro paese d'origine sono ad epidermide rosata. Sin qui non vi è nulla di allarmante, anzi il sensibile cambiamento non è ostacolato dal codice e perciò simili soggetti saranno sempre degni d'essere portati alle mostre, ma se l'effetto va più oltre allora la colorazione giallastra invade anche le barbe delle piume del collo, del dorso, dei reni e l'animale è squalificato alle mostre, abbenchè questa colorazione acquisita non influisca per nulla sulla progenie. Per portare polli bianchi alle mostre fa d'uopo non esporli ai raggi cocenti del sole ed allevarli in parco ombreggiato, chè altrimenti senza questa precauzione è inutile di spediverli.

I manti bianchi sono mollo apprezzati dagli amatori, la loro adozione è preponderante negli allevamenti sportivi e gli allevatori fanno a gara per presentare soggetti di candore irreprensibile, eliminando le contrarietà ora accennate coll'esporre soggetti non soltanto tenuti all'ombra e nutriti con cibi che non troppo favoriscono l'ingiallimento dell'epidermide, ma anche col portare soggetti non troppo vecchi, chè questi, checchè si faccia, non saranno mai bianchi come i giovani soggetti. Dal surriferito si può a priori arguire che le razze bianche di polli sono alquanto difficili a coltivarsi e ciò nonostante la prerogativa dell'uniformità del mantello assolutamente privo di sfumature e disegni; ciò è tanto vero che basta leggere qualsiasi descrizione della livrea bianca d'una razza di polli per convincersene ed all'uopo reputo indicato di riportare la descrizione della livrea della nostra gallina italiana bianca, che è molto apprezzata negli allevamenti sportivi.[1]

L'intiero piumaggio della gallina italiana bianca deve essere bianco puro, le lancette del collo e della sella a riflesso untuoso e non altrimenti. Se si mettono assieme una gallina italiana bianca ed una gallina Minorca dello stesso colore si osservano due gradazioni di bianco: questa rileva in piena luce una tinta bianca che appare appena mista di bleu, quella una stessa mista di giallo. Siffatta differenza deriva dalla pigmentazione gialla dell'epidermide della Italiana e la colorazione del niveo mantello con tendenza al giallo non è percepibile se si hanno animali tutti di razza italiana bianca. Il colore bianco argento è il desideratum. Il sole e la luce trasformano questo colore del piumaggio, che acquista, più o meno riflesso giallo paglierino visibile maggiormente nel gallo alle lancette del collo, delle spalle, della sella e nella gallina sulle ali e sul dorso. Se presso i giovani allievi appare un riflesso di giallo, allora questi sono da escludere come riproduttori, mentre che gli animali di pregio trasformati dal sole sono bensì indicati per la riproduzione, ma non per le mostre.

I tacchini, i pavoni e le faraone a livrea bianca resistono bene all'ingiallimento derivato dal sole, quindi la loro coltivazione per uso sportivo non offre grattacapi e similmente si può dire delle oche e delle anatre bianche, senonchè queste stesse esigono per la conservazione d'un piumaggio puro, acqua corrente a loro disposizione, senza di che lo stesso acquista aspetto lucido, privo di lucenti riflessi e ciò specie negli animali non troppo giovani.

Comunque sia tutti gli animali da esporre che hanno livrea bianca devono essere ripuliti, altrimenti si presenterebbero troppo sudici e figurerebbero male nella gabbia da esposizione: all'uopo 3 o 4 giorni prima della mostra si dà loro un bagno in acqua saponata strofinando bene la piuma, mai a rovescio, con una spazzola dura sino a che il sudiciume sia scomparso, dopo di che si lava ripetutamente l'animale in due o tre acque appena tiepide per allontanare completamente il sapone. Taluni nell'ultima lavatura vi aggiungono un po' di colorante bleu, così il piumaggio acquista una tinta più azzurrata cioè meno giallognola. S'intende bene che il lavaggio non si fa mai ai palmipedi, che sono sempre puliti a causa dell'acqua d'immersione di cui usufruiscono nel recinto di allevamento.

Abbiamo già detto che la qualità del cibo può influire più o meno sulla pigmentazione dell'epidermide e del fusto della piuma, ma quello che è più saliente si è che siffatta pigmentazione si può estendere finanche alle barbe della piuma se al cibo mescoliamo dosi adeguate di sostanze coloranti. Questo fatto è ben noto agli allevatori di canarini che ricorrono a somministrare a questi uccellini il pepe di Caienna nei pastoncini per ravvivarne la livrea; il pepe di Caienna da solo rende la piuma più rossastra, ma gli allevatori inglesi vanno più oltre e preparano miscugli speciali per ottenere diverse gradazioni di colori, così coll'aggiunta di cocciniglia al pepe di Caienna ottengono livree quasi rosse, coll'aggiunta di curcuma ottengono livree intensamente gialle e così via. Vi sono all'uopo ricettari speciali che si possono trovare in qualsiasi manuale sull'allevamento dei canarini e che mirano a fornire tutte le gradazioni di tinte dal giallo al rosso: si cominciano a fornire ai giovani uccellini piccole dosi, cominciando dalla quantità del 3% sino a giungere al maximum del 10% poichè un quantitativo maggiore produrrebbe effetti letali. Si sono intrapresi esperimenti speciali coi suddetti miscugli anche sui polli e, s'intende, su polli bianchi.[2] Veramente non si potrebbe dire se siffatti esperimenti abbiano uno scopo pratico nel campo sportivo, poichè non è affatto dimostrato che polli similmente colorati per diverse serie di generazioni possano finalmente dare una livrea fissa, ma ove ciò fosse, allora certamente varrebbe la pena di continuare la somministrazione di miscele coloranti. Però gli allevatori di canerini che ricorrono alle suddette miscele hanno potuto constatare che prendono più facilmente il colore individui provenienti da genitori che furono già sottoposti al regime del pepe di Caienna, e se questo è vero allora è dimostrato che esiste un principio di forza di trasmissione in quei soggetti dipinti. Ammessa questa iniziale forza di trasmissione, si può a priori ammetterne il suo graduale incremento in un'epoca futura, se per lunghe serie di generazioni si continua il regime colorante: così un bel giorno, da polli primitivamente bianchi, sorgeranno razze fissate di colore rosso, arancio, giallo, ecc.

Veramente io vorrei proporre l'esperimento della colorazione addirittura con materie coloranti artificiali, invece che col pepe di Caienna: per la bisogna occorrerebbe impiegare sostanze coloranti conosciute per la loro assoluta innocuità, così p. es. si potrebbero iniziare esperienze del genere col giallo d'oro in vista di ottenere a lungo andare livree gialle nei polli, simili a quelle del canarino. Il giallo d'oro è una materia colorante assolutamente innocua, tanto che le leggi sanitarie ne permettono l'uso incondizionato per la colorazione artificiale delle paste: si può dire che non vi sono paste non colorite col giallo d'oro, e specie la cosidetta pasta all'uovo è quasi sempre trattata con questo colorante. Veramente non saprei se realmente l'impiego dei coloranti artificiali sia suscettibile di comunicare a lungo andare una colorazione alle barbe delle piume, ma tentare non nuoce; se però ci dovessimo attenere ad esperimenti felicemente riuscitimi sul baco da seta forse la riuscita potrebbe ottenersi anche coi polli. Egli è bensì vero che il baco è impregnato di materia serica che è nota per la sua straordinaria proprietà assimilativa delle materie coloranti e che l'organismo della gallina è in opposizione a questo requisito, ma infine citerò egualmente l'esperimento, che forse potrà sempre portare un po' di luce nell'argomento che trattiamo.