In fronte o 'n mezzo 'l petto, ovunque io perga,
terrò qual pellegrino mie fortune;
datimi, o muse, una cannuccia o verga,
ch'io, scalzo e cinto ai fianchi d'aspra fune,
veda come 'l sol esca e poi s'immerga
ne l'Oceàno, e come ardendo imbrune
qua li etiòpi e lá di neve imbianchi
tartari e sciti del bel raggio manchi.

Ma poi che di mia sorte il duro esempio
mostrato abbia del mondo in ogni clima,
fia cosí noto, appeso in qualche tempio[131]
od in polito marmore s'imprima,
che chi mirando 'l cosí acerbo ed empio,
considri ben qual sia buon calle, prima
che l'un d'ambi sentieri d'esta vita
si metta entrare a l'ardua salita.

Oh, ben saggio colui che 'l suo dal mio
voler avrá diverso ne' prim'anni
di nostra sí dubbiosa etade, ch'io
volendo scorsi ne' miei stessi danni,
travolto in vie sí alpestri dal desio,
ch'anco ne porto il viso rotto e' panni,
fin che mia sorte, poi che assonto in alto
m'ebbe, giú basso far mi fece un salto!

TRIPERUNO.

D e l'innocente ninfa l'aurea etade,[132]
I l bel giardino, le colline, i fonti
V annosi omai, ché 'l tempo invidioso[133]
I n un istante quelli s'ingiottisse.

B andito dunque sol per l'altrui fallo,
E rrava quinci e quindi ove pur l'alma
N atura mi torcea con fidel scorta.
E ra quella stagion quando Aquilone,[134]
D a l'iperboree cime sibilando,
I n vetro i fiumi, in latte cangia i monti;
C ácciomi dentro un bosco tutto solo;
T anto vi errai, ch'al fine mi compresi
I n le capanne de' pastori giunto.

R iposto s'era Febo drieto un colle,
E la sorella con sue fredde corna
G iá percotea le selve ed ogni ripa.
V ago di riposarmi su lor fronde,
L a porta chiusa d'una mandra i' batto:
A l sesto e nono cenno fummi aperto.[135]

S tarsene quivi ben rinchiusi e caldi
V idi quei pegorari, al foco intorno,
B ere acque dolci e pascersi de frutta.

Q ual stato mai per che si sia sublime,
V'ha pare al pastoral di contentezza?
A ltri di strame rifrescar ed altri
M onger vidi gli armenti, altri purgarli.

I ntenti ancor son altri gli agnelletti
P ortar di luogo a luogo e ritornarli
S otto lor madri, ed altri con virgulti
E gionchi acuti tessono sportelle.