Uomo, animale — disse — fra gli altri solo de la ragione capace, che de gli eterni piaceri con meco sei ad essere felicissimo consorte (non giá perché né tu né di tua natura alcuno giammai facesse impresa veruna per la cui dignitade ciò guadagnar si potesse, ma l'infinita d'Iddio bontade cosí a dover avvenire nel principio dispose); or odi quale e quanta verso voi uomini sia stata di lui la benevolenzia. Lo quale, da l'antico legame di perdizione per scatenarvi, giá non sofferse aver a schivo se istesso condennare ad essere un simile vostro di carne, una vittima, un sacrificio, un miserabilissimo spettacolo, dovendosi egli sottomettere a la severa legge, di lei non pur conditore ma distretto[149] osservatore, mostrandovi, con esempio prima e con dottrina poi, per quanto piacevole sentiero ciascuno di voi, le sue vestigia seguendo, potrebbe al lume di veritá pervenire. Da la quale, per l'infiata soperbia de gli ignoranti dottori e saviezza mondana, tutti[150] omai sète miserabilmente sotto l'empia potestade d'un tiranno traboccati, lo quale sepolti, non che imprigionati, nel puzzo d'ogni scelleraggine sin ad ora v'ha ritardati. Vedi tu cotesto bellissimo fanciullino, questa leggiadretta sopra ogni altra criatura? questo uomo di spirto e carne testé nasciuto? Lo quale so che ti pare soave tanto, che giá di non voler indi partire tu ti sei fermamente deliberato. Se io, che sol spirito sono, cosí fussi agevole di ragionar la lui potenzia, la lui maiestade, la lui smisurata benignitade, come tu, uomo carnale, manco idonio sei ad ascoltare, potrei quivi acconciatamente dar principio. Ma debilissima è pur[151] troppo de noi angioli la natura, e vieppiú la vostra umana, in comparazione di quella profundissima, incomprensibile e impenetrevole divina. Dilché sciocchi e presontuosi furono pur troppo alquanti dottori, che cosí leggermente a tal cosa isperimentare si sono abbandonati.

Ora dunque saperai prima qualmente la intelligenzia del Sempiterno Padre, la quale noi similemente «prima sapienza e divino sermone» con grandissimo tremore nominamo, tanto di vostra salute le calse, tanto l'incommutabil sua natura si commosse verso di voi a pietade, che non me, non alcun altro di angelica stirpe si elesse per vostro redentore e de l'inferno distruggitore, ma da se medema, volendo oggimai la divinitade sua con la umanitade vostra conciliare, discese occultamente da l'empireo nostro in questo vostro passibile stato, constituendosi ad essere con essi voi fratello, compagno e servitore; quando che non volse il benignissimo figliuolo vestirsi la forma d'alcun potente signore, ma ben gli piacque con perfettissima umilitade sottoporsi a vile servitude per confutare l'alterigia de' sapienti mondani. Eccolo quivi d'una polcella, mediantovi la vertú del Spirito Santo, poverissimamente nasciuto. Dimmi, uomo, dimmi, animal di ragione, qual umiltade di cotesta maggiore potriasi unqua imaginare? Páronti forse quelli duo animaluzzi vilissimi, fra li quali sul feno lor egli giace, convengano a la omnipotenzia di sua profundissima maiestade? parti ch'un diversorio immondo, un presepio de bovi, la diroccata stanza, lo notturno pellegrinaggio, la freddissima stagione siano al divino trono, a la celeste beatitudine, a le ierarchie d'infiniti spiriti convenevoli e corrispondenti? parti che questa diminutezza d'un infante a la grandezza del criatore e fondatore de l'universo s'adegui? Ma quanto piú di maraviglia prenderai tu, se mai fia tempo che l'instrumenti orribili, li quali con questa croce intorno a lui miri essere portati, tu veda crudelmente adoperati ne la innocentissima sua persona! O gran fortezza di pietade, la quale puote l'altissima giustizia[152] cosí piegare, che 'l padre, per riscotere il servo, traditte l'unico figliuolo, che avesse ad essere tra gli suoi domestichi un bersaglio di mille onte, ingiurie, bestemmie, derisioni, contumelie, scorni, guanciate, battiture, flagelli, sputi, lanciate e finalmente un vituperoso spettacolo, tra li doi scellerati, su la contumeliosa croce inchiavato! O affocato amore, o benivolenzia verso noi uomini ardentissima! Iddio fassi omo per te salvar, o uomo: offende sé, difende te; ancide sé, vivifica te! O mansuetissimo agnello! Vedi, vedilo lá, uomo, vedi lo tuo salvatore, vedi la via, la veritade, vedi come lagrimoso dal presepio ti mira e guata, vedi come gestisse d'abbracciarti in foggia di caro germano! Egli ben sa che per te, uomo, solo in questa miseria fu dal Padre mandato, discese in terra per guidarti al cielo, s'ha fatto famiglio per costituirti signore! Or dunque chi renderá mai guiderdone a tanto[153] beneficio eguale? qual grazie, qual lode a tanto premio? fia forse di oro, di gemme, di porpora, di altri beni temporali cotesto premio? anzi del preciosissimo suo sangue. Con questo ti laverá, ti monderá de le peccata, de le tante scelleraggini; con questo ti pascerá e nudrirá, lasciandotilo, con la carne sua propria, ad essere tuo cibo di vita eterna. Sfattene dunque, uomo, nel santo proposito in cui testé amorosamente ti ritrovi; e quando pur sotto 'l gravissimo peso di questa tua carne avverrá che ne trabocchi, lévati presto, chiama dal ciel aiuto, non ti addossar in terra, non vi far le radici. L'abito solo è quella peste, quel morbo se non per grandissima misericordia d'Iddio sanabile, quell'inferno d'ignoranzia, quel laberinto d'errori, ove dubito non sii finalmente per tua inavvertenzia dal sfrenato desio tirato.

TRIPERUNO

Finitte appena l'angelo divino questo sermone, che quattro de gli piú vaghi angioletti cantando cosí dolcemente incomenciaro:

Un aspro cuor, un'empia e cruda voglia,
una durezza, impresa giá molt'anni,
se altrui depor contende, non s'affanni
sperar ch'altri ch'Iddio mai vi 'l distoglia.

E s'uomo stesso il fa, dite che spoglia
non riportâr tirannide tiranni
di questa mai piú bella e che piú appanni
ogn'altra gloria, ch'uomo al mondo invoglia.

Ma il ciel di stelle e d'acque il mar fia manco,[154]
qualor accaschi in uomo tanta forza,
ch'ei vecchio stile da sé levi unquanco.

Però convien ch'al bon Iesú si torza,
mercé attendendo, ed anco il prieghi ed anco,
fin che qual serpe lásciavi la scorza.

TRIPERUNO

V enuti al fine de l'orribil metro
E ran li cantator empirei, quando
R uppesi un sòno fuor de la capanna,
U n sòno di percosse e battiture
M eschiate con minacce ed altri gridi.