I n quell'instante (ah mio crudel destino!)
G iunsevi un altro frettoloso genio
N on senza gran spavento, e disse: — Or presto
A ffrettati, Iosefo, prendi 'l figlio:
T u, con la madre sua, scampa in Egitto;
I nsta giá 'l tempo ch'un fier mercenaro
I nsanguinar si vol di questo agnello.[155]
F ra gli pastori ha ricondotto d'empii
L upi cotanta rabbia, che gli agnelli
O morti verran tutti o lacerati.
R isse, discordie, gare, aspri litigi[156]
E sser fra lor non odi ancor diffora?
N on piú dramma d'amor, non piú di pace
T ra quelli omai si trova; di che scampa
I n altre bande ove giá nacque Móse.
N é quindi fa' ti parti, fin che a tempo
I o venga darti avviso del ritorno. —
T aciuto ch'ebbe il nunzio, vidi gli altri
A ngioli su le penne al ciel salire,[157]
N é pur un solo a dietro vi rimane:
T anto le liti, le contese e zuffe
A la corte d'Iddio son odiose!
— A rme, arme! — cosí chiaman tuttavia;
M a stavami sol io ne l'antro ascoso,
B attendomi gran téma sempre il cuore.
I n su quel punto similmente un'atra
T empesta, con gran vento e spessi lampi,
I ncomenciò tonando farsi udire
O ve 'l contrasto cresce ognor piú acerbo.[158]
V inse una parte finalmente, e l'altra[159]
T rassesi ne la grotta per suo scampo.
I o mi discopro e la cagion di tanta
L ite fra loro cerco di sapere.
— L asso! — rispose un vecchio — non m'accorsi
A vvolto in un agnello esser un lupo!
LAMENTO DI CORNAGIANNI
P iangeti meco, voi fiere selvatiche,
V oi sassi alpestri, voi monti precipiti,
R ipe, virgulti e stipiti:
I esú da noi si parte, ché le pratiche
T rovate fra pastori tanto crebbero,
A imè! ch'al fin non ebbero
S e non forza di far le gregge erratiche.
A hi mercenaro e lupo insaziabile,[160]
N ato d'inganno e mantellata insidia!
I n cui tanta perfidia
M ai puote luogo aver? O incommutabile,
O giustissimo Dio, perché non subito
R isguardi a noi? deh! dubito
V ani sian nostri prieghi, ché stoltizia
M aggior non è s'un reo chiede giustizia.
TRIPERUNO