P arlava il vecchio lacrimando forte,
E poi le labbra cosí chiuse, ch'egli
N on mai piú volse aprirle; ma co' gli occhi
I n un parete fissi, geme e piagne
T anto che fece l'ultimo sospiro.
— V attine al ciel, alma d'ogni ben carca! —
S'udí una voce dir — vanne felice! —

C osí di que' pastori giacque il padre,
O rbato d'esta vita, ma in ciel suso
R apito a l'altra; e l'empio mercenaro
R imase de gli armenti possessore,
V olgendo e' be' costumi de gli antichi[161]
P astori audacemente in frode e furti,
T anto che le sampogne e dolci rime
A ndati sonsi e d'arme sol si parla.

D eposto dunque fu lo gran pastore
E ntro d'un cavo sasso; e a quello sopra,
C armi leggiadri e rime di gran sòno
I nscritte fûrno da pastori e ninfe.
D ond'io piangendo ancor questi vi posi:

TUMULO DEL CORNAGIANNI

«E cco, del monte congrega — ciò nella
R uppe — gran pianto pel suo cor Narciso.
I l fior anti no fu sua morte fella».
T al fu 'l mio verso, ma, per téma, scuro.

TRIPERUNO

Io da' pastori alquanto dilungato,
con quali esser mai giunto ancor mi dole,
d'un monticello in largo e verde prato
mi porto, giú, fra rose, gigli e viole;
poi dentro ad un antico bosco entrato,
tanto vi errai che sul montar del sole
si m'appresenta un'ampio e bel palaccio:
cerco l'entrata e presto vi mi caccio.

Nòve cose giammai non anti viste
veggio fra quelle mura in un vallone,[162]
di urtiche, vepri, spine e lappe miste
densato sí, che mai non vi si pone
piede senza lacciarlo a l'erbe triste,
e farsi, o voglia o no, di lor prigione;
ma sí mi preme l'ira d'una donna,
ch'io scampo e lascio a squarzi la mia gonna.

Perocché, ne l'entrar, quella soperba,[163]
pallida in volto, magra e macilente,
con voce altéra minacciante acerba
seguivami gridando: — Mai vincente
uomo non fia, se l'animo non serba
a' miei flagelli forte e paziente! —
Io allor m'offersi al suo comando, e presto
scorro di qua di lá, né unqua m'arresto.

Dov'ir mi deggia segno non appare
di bestial non che d'uman vestigio:
di che sovente fammi traboccare
de panni co' miei passi gran litigio,
fin tanto che, sul lido accosto il mare
giunto, m'assisi stanco a gran servigio
di nostra fragil vita, e poi mi levo,
e del cammin doppio pensier ricevo.