Se al dritto o manco viaggio me ne vada
non so, ché nòve m'eran le contrate.
Ma, tra ambi doi mentre 'l voler abbada,
ecco a le spalle, co' le labbra infiate
di sdegno, m'è la donna tutta fiada
quanto mai fusse nuda di pietate.
— Tu vòi pur anco — dice — chi t'accolga,
rubaldo, e ne' capei le man t'involga! —

Io, dal spavento piú che mai commosso,
lungo la manca spiaggia formo e stampo
miei passi, lor frettando quant'i' puosso,
sin che dal suo furor mi fuggo e scampo.
Cosí infelice non piú aver riposso
giammai vi spero; e d'uno in altro campo,
qual timidetta lepre, uscendo, un fosco
antro di spine trovo e vi me 'mbosco.

Ma ne l'entrar (ah quanta mia sventura!),
ecco si mi raffronta un uomo strano,
anzi doi, sgiunti fin a la cintura:
piú mostro assai che finto non fu Giano
o Proteo falsator di sua figura;
tal anco è scritto Castor e 'l germano,
ché sol due gambe quel corporeo peso
di duo persone tengono sospeso.

Ei, quando avanti lui giunto mi vide,
scosse le membra e tutte si li ruppe.
Stupido, il guardo ch'ei digrigna e ride
e par che 'n altri volti s'avviluppe.
I non era né Teseo né anco Alcide
o chi nel ventre il gran Piton disruppe,[164]
che fronteggiar bastassi un mostro tale;
onde spiegai pur anco al corso l'ale.

Per un sentier (sol un sentiero v'era)
sferzo me stesso, e gran téma mi punge.
Ma poi che da l'incerta e 'nstabil fiera
esser mi vidi al trar d'un arco lunge,
fermo mi volgo; ed egli, sua primera[165]
forma cangiando, in doi corpi si sgiunge:
questo di donna, vago, pronto, ameno;
quel d'un formoso e bianco palafreno.

Oh qual mi feci a l'apparir di loro
sí grata vista e dolce leggiadria!
Mill'altre prime facce assai mi fôro
moleste in cui cangiato egli s'avia,
ché né orso né leon né pardo o toro
né cervo né animal chi chi si sia,
gradir mi puote, anzi mi fe' spavento:
di questi doi sol ne restai contento.

Ella, succinta in abito gentile,[166]
tra fiori a l'aura si rendea piú degna.
Vidi anco intorno lei (sí 'l feminile
aspetto valse) con lor verde insegna,
stesi per l'erbe e fronde, Marzo e Aprile
la terra far d'assai colori pregna,
e su per folte macchie lieti e snelli
facean cantando errar diversi augelli.

Piú bello, altero, candido e vivace[167]
nullo animal di questo vidi mai;
tanto mi piacque allora, che 'l fugace
e timido desio presto frenai,
volgendol tutto ove sperava pace
in duo begli occhi, anzi potenti rai,
ch'umilemente alzati sol d'un cenno
quanto temea davanti obliar mi fenno.

Tratto dal mio voler giá torno in dietro
e di mai non partirmi da lei bramo.
Ella quel bel destrier c'ha 'l fren di vetro
è giá salita, e d'un frondoso ramo
di mirto il tocca e contra un folto e tetro
bosco lo caccia. Io che pur troppo l'amo,
correndo a tergo, me ne doglio e strazio,
e luntanato son da lei gran spazio.

Per un sentier, colmo di tòsco e fèl va
battendo sempre il palafren da tergo,
tanto che scórse ne l'oscura selva
e mi si tol di vista; ond'io sol m'ergo
de l'orme ai segni (ché si vaga belva[168]
perder non voglio), e tutto mi sommergo,
non, pur d'averla, ne le insane voglie,
ma ne' intricati rami, sterpi e foglie.