Limerno. Orsú dunque, lasciamo, Merlino caro, le dette tra noi ingiurie, e siamo amighi come prima.[210]

Merlino. Fa' come ti pare.

Limerno. Ma vorrei da te una grazia sola, caro mio Cocaio, impetrare: non mi la negare, pregoti, se 'l bottazzo non mai ti si parti dal gallone.

Merlino. Tu non pòi fallire di domandarmi, ché a me stará poi, parendomi, darti.

Limerno. Non ti voler piú oltra con esso meco turbare se un mio concetto, aúto giá molti mesi, ora sono per scoprirti....

Merlino. Con la lingua di' pur ciò che ti pare, ma tacciano sopra tutto le mani.

Limerno. Non vi è pericolo, mediante fra noi lo fiume, di conflitto alcuno, Merlino caro. Ma taci, prego: non odi? Conosco la dotta mano, conosco lo novo Anfione, conosco lo mio Marco Antonio, o mirabilissimo musico, ché ben quella virtude a la gentilezza d'un tal animo degnamente conviene. Non odi tu lo accomodatissimo ricercare d'un laúto? Costui discese da Vinegia, di tutta Italia nutrice. Egli per doi giorni s'è dignato[211] qui fra noi dimorare. Or ascoltamolo, ti prego: egli ancora non ci ha veduto, e men voglio che ci lasciamo da lui vedere, acciò lo rispetto suo verso de noi cessare noi faccia da sí dolce impresa.

A l ciel or triunfando spiego l'ale;
N on ho di sorte ch'io piú tema l'onte,
D a poi ch'anti sí altera e degna fronte[212]
R agiono, ed ella udirmi assai le cale;
E perché del suo nome alto immortale
A lzar piú non potrei le note cònte,
S crissile in capo de' miei versi al monte,
D ove salir vorrei con piú alte scale.

G loria del mondo non che d'un sol stato
R egna costui, ch'ai fatti egregi e ad essa
I ntegra forma ogni mortal eccede.
T urchi, mori, tedeschi, e d'ogni lato
V ien gente al grido; e mentre l'ode e vede,
S ovra la fama esser il ver confessa.

LIMERNO