Triperuno. Assai piú duro soggetto potrebbevi sotto la sorte che sotto lo beneplacito del poeta accascare.

Limerno. E questa tua ragione qualche bona iscusazione appresso gli uomini intelligenti recarammi, se non cosí facili, come la natura del verso richiede, saranno. Ora vegnamo dunque primeramente a la ventura ovvero sorte di Giuberto; dopoi la quale, né piú né meno, voglioti lo sonetto di quella recitare, ove potrai diligentemente considerare tutti li detti trionfi, a ciascaduno sonetto singularmente sortiti, essere quattro fiate nominati sí come con lo aiuto de le maggiori figure si comprende:

GIUSTIZIA, ANGIOLO, DIAVOLO, FOCO, AMORE

Quando 'l Foco d'Amor, che m'arde ognora,
penso e ripenso, fra me stesso i' dico:
— Angiol di Dio non è, ma lo nemico
che la Giustizia spinse del ciel fora.
Ed è pur chi qual Angiolo l'adora,
chiamando le sue fiamme «dolce intrico».
Ma nego ciò, ché di Giustizia amico
non mai fu chi in Demonio s'innamora.
Amor di donna è ardor d'un spirto nero,[249]
lo cui viso se 'n gli occhi un Angiol pare,
non t'ingannar, ch'è fraude e non Giustizia.
Giustizia esser non puote, ove malizia
ripose de sue faci il crudo arciero,
per cui Satán Angiol di luce appare.

TRIPERUNO E LIMERNO

Triperuno. Molto arguto parmi questo primo, né anco di soverchio difficile; ma che egli aggradire debbia la regina con l'altre donne, non credo.

Limerno. Dimmi la causa.

Triperuno. Lo sobbietto non lauda il feminile sesso.

Limerno. E Giuberto non lo volse d'altra sentenzia di quella c'hai udito. Or vengone al secondo, nel quale la sorte di Focilla contienesi.

MONDO, STELLA, ROTA, FORTEZZA TEMPERANZIA, BAGATTELLA