Assai d'oro forniti e gemme carichi,[281]
di Faraon scampiam omai la furia;
né sí men gravi paran i rammarichi
e pene che ci dava l'empia curia,
che nel deserto alcun de noi prevarichi,
dicendo in faccia a Móse questa ingiuria:
— Mancaron entro Egitto forse i tumuli,
ché morir noi per queste valli accumuli? —
Ma non cosí l'alma gentil improvere
a chi oltra 'l mar asciutto mena un popolo;
ché nel primo sentier, quantunque povere
sian le contrate, ove sol giande accopolo
per cibo, al fin vedrassi manna piovere,
sorger un largo rio di nudo scopolo,
che cominciando a ber nostri cristigeni[282]
san quanto noccia usar co' li alienigeni.
Deh! non ci chiuda il passo ai rivi, ch'ondano
di latte e mèle, nostra ingratitudine:
rivi che noi di lepra e scabbia mondano,
contratta dianzi ne la solitudine.
O di qual mèl e' nostri petti abbondano,
ch'assaggiâr pria di fèl l'amaritudine!
Ma ciò non prima seppi, che 'n cuor fissemi
Iesú questi sí dolci accenti e dissemi:
DIALOGO
CRISTO E TRIPERUNO
CRISTO
Pace tra noi, ch'amor ciò vòl, o privo
d'amor e pace miser animale,
sí bello dianzi ed or sí lordo e schivo!
Amor sia, prego, e pace teco, ché ale
né augel mai vola senza, né alma, cui
amor e pace manchi, ad alto sale.
Ma non m'intendi (sí contende i tui[283]
sensi la folta nebbia!): u' l'aurea face
del cuor spent'hai, né vedi te né altrui.
Ahi! misero, che speri? ove fugace
te sottraendo a l'ira vai? ché altrove
ben giugne al varco l'empio contumace!
Le tue (non solle?) mal pensate prove
t'han scolorato 'l viso e spento a' piedi
la scorta luce. Dove vai? di', dove?
Or vegno liberarti: spera e credi,
porge la man, né aver, uomo, di téma[284]
el spirto sol, d'amor anco 'l possedi.
Ma un dono qui ti cheggio, cui l'estrema
vertú del ciel, ch'or tu non sai, si pasce,
né in lui divina fame unqua vien scema.
TRIPERUNO
Il vago vostro aspetto, onde mi nasce
un trepido sperar (qual che voi siate,
Signor), deh, in questo errore non mi lasce!
O dolce man ed occhi di pietate,
(ch'or man i' stringo, ch'or begli occhi veggio),
morrò se 'l venir vosco mi negate!
Mentre vi guardo e 'nsieme favoleggio,
si rasserena e sfassi quella scabbia
nel cor giá fatta un smalto e duro seggio.
Qual sí fort'ira, qual schiumosa rabbia
non ratto cade al viso vostro onesto?
E pace mi chiedete in questa gabbia?
in questa d'error gabbia chiuso e mesto,
privo d'ogni, se non sia il vostro, aiuto,
dunque, ch'i' v'ami e doni son richiesto?
Amarvi, anzi adorarvi, non refuto;
ché, quanto parmi al bel sembiante altéro,
amarvi, anzi adorarvi son tenuto.[285]