Tra nulla e tutto 'l mondo alcun indugio,
quantunque pargoletto, in Dio non cape.
Or stracco di stupir non piú m'indugio:
ma, vòlto il passo ad un pratel che d'ape
tutto risona, dando a lor rifugio
sí l'aura dolce come i fior le dape,
mi si presenta ratto in bella gonna,
ch'esce d'un bosco, sola e grave donna.

Presta ne' gesti, e di sguardo matura,
ma piú d'augello ne l'andar spedita,
ha vesta bianca, gialla e di verdura,
e ciò che 'ncontra tocca e dálle vita.
Che nulla a drieto lasciasi procura;
e sopraggiunta ov'era l'infinita
mandra de l'ape, tutte le raguna,
e fece lor non so che, ad un' ad una

Vago di lei saper, non che la causa
perché sí or questa or quella cosa tocchi,
vadole contra; e poi, di farle nausa
temendo, mi ritraggo e basso gli occhi.
Ella che accorto m'ebbe fece pausa
con le man giunte al ciel e li ginocchi
piegati in terra, e tal parole sciolse,
che poi finite, a me lieta si volse:

NATURA

Quell'inclito animale d'alto pregio,
ch'ogni altro avanza e tiensil basso e domo,
ecco, celeste Padre Santo, il nomo,
se da voi porre i nomi ho privilegio!
Ma giá trovai nel nostro sortilegio,
che nominar il debba «fragil uomo»,
per quel sí dolce e pestilente pomo
cui si nascose il primo sacrilegio.
Ben vedo che per me, «Natura» detta,[305]
l'eterno oprar che destemi si perde,
e nasce ognor che mi persegua il tempo.
Onde, per ch'ora sia sempre sul verde,
altre stagion verranno assai per tempo,
che al fine mi trasportan qual saetta.


DIALOGO

NATURA E TRIPERUNO

NATURA

Spirto immortale, a cui sol alza Dio[306]
la fronte in cielo e fattene capace,
fa' che a me torni udendo l'esser mio!