Ma gli gridano: No, no, a che pro vuoi rovinare la strada?
Ancora e sempre violenza e prudenza, che vogliono la stessa cosa, ma per diverse vie.
Intanto la folla si urta, si addensa, corre e divien fiume, corrente, che trascina ogni cosa che incontra.
Si ode gridare: Sono qui, sono qui!
È infatti la Deputazione solenne, che si avvia a chiedere al Governo le concessioni.
Avanza lentamente, solo gli uscieri e i pompieri possono difenderla dall'onda del popolo e permetterle di andare innanzi.
Guardate quei coraggiosi. Sono il delegato provinciale Antonio Bellati, il podestà conte Gabrio Casati, e intorno ad essi assessori, cittadini notevoli per censo e per fama.
Popolo e deputazione giungono al Palazzo, l'onda del popolo ne invade cortile, scale, e su su è entrata nelle sale, negli uffici, dovunque. Si ferma forse l'acqua torbida di un fiume, quando travolge alberi e armenti e case, ed uomini e cose?
Quelli che sono rimasti fuori si sentono cader sulle spalle registri, libri e per l'aria volano fogli, lettere.
Il Torelli, rimasto addietro, penetra più tardi nel palazzo, e sotto il portico vede da un materasso gettato a terra escire due paia di piedi calzati come sono i soldati ungheresi. Quei piedi sono immobili. Sono di due cadaveri, delle due sentinelle che erano alla porta del Palazzo e che, avendo voluto opporsi all'onda del popolo, erano state uccise, l'uno con un colpo di pistola, l'altro colla stessa baionetta di cui era armato il suo fucile.