Sapete tutti che quando si vuol elevare la temperatura di un forno vi si getta un po' d'acqua. Molta acqua lo spegnerebbe, ma pochina lo ravviva. L'ordinanza imperiale fece l'effetto di quella poca acqua.
Per tutte le vie si formano capannelli di persone, che anche senza conoscersi, per l'emozione comune e forte che ne fa battere il cuore, diventano amici, quasi parenti per un momento. Vi è una consanguineità più calda di quella del sangue, ed è quella del sentimento e del pensiero. In una rivoluzione tutti quelli che s'incontrano diventan più che amici, fratelli.
E in quei crocchi si sente dire:
Oggi si fa la dimostrazione al Governo. — Vanno tutti al Broletto. — Bisogna finirla. — Vienna è insorta: non è più tempo di dimostrazioni; ci vogliono dei fatti.
Quelle esclamazioni (che esclamazioni erano e non discorsi), sottolineate dall'accento poderoso e dalle voci grosse, esprimevano due opposte correnti, che in ogni moto popolare delineano i temperamenti di due diversi caratteri, il prudente ed il violento.
Dall'una parte si vuole raggiungere lo scopo per le vie legali: dall'altra si vuole la lotta, la guerra; si aspira con voluttà al sangue.
Alle 10 del mattino tutta Milano era in moto; non v'era mente che stesse ferma, non cuore che non battesse più forte.
Il carattere violento trascina il carattere prudente. La folla irrompe nella bottega del Colombi, il primo armaiuolo di Milano, e la svaligia. Ne escono con pistole, con fucili da caccia, con carabine, con sciabole; con tutto ciò che può uccidere.
Ma le armi non bastano; si dirigono tutti al Borgo Monforte, dove è il Palazzo di Governo e il Torelli si unisce alla folla. Domanda che cosa si vuole e gli rispondono: Si fa una grande dimostrazione per appoggiare la domanda di concessioni che si vogliono dal Governo e quanto prima verrà il Municipio, verrà anche il Delegato (Prefetto) in persona.
Più in là il Torelli vede un giovane, che escito dalla bottega di un tappezziere, con un grosso ferro acuto e forte, tenta di smuovere il selciato per fare una barricata.