Ma dunque la battaglia si era impegnata, ma dunque la città di Milano aveva sollevato lo stendardo della rivoluzione, ma dunque si battevano. — Da una parte un esercito ben armato, con cannoni appoggiati ad un castello, dall'altra cittadini inermi o quasi, che senza misurar le proprie forze volevano la libertà.
Che la battaglia si fosse impegnata, anche senza i colpi di cannone e senza le fucilate, io avrei dovuto già saperlo, perchè fra il popolo che trascinava le carrozze e le gettava gambe all'aria, avevo veduto due cittadini vestiti colle spoglie di due soldati di fanteria, e due altri colle giacche di due ussari. Avevo visto un altro, che correva schiamazzando e gridando, ebbro di gioia e che sulla punta di una spada portava il cappello d'un soldato.
Intanto pioveva a dirotto, ma la pioggia non impediva che corressero per le vie drappelli di cittadini, e che alle 24 gridassero: Fuori i lumi! Fuori i lumi!
Fu in quell'ora che 15 o 20 croati, malgrado le barricate, passarono correndo e tirando in aria verso le finestre chiuse colpi di fucile.
* * *
Ma lasciamo il povero giovinetto, che si accontentava di prendere una scheggia della terribile aquila grifagna e vediamo che cosa volesse e facesse in quel giorno la città di Milano.
Questa pacifica città voleva assai più di quel giovanetto: voleva almeno ciò che l'Imperatore aveva dato a Vienna, che per una strana coincidenza insorse anch'essa il 18 di marzo.
Vienna è in rivoluzione e i Milanesi esclamano: Se tanto si fa dai Viennesi, come staremo noi tranquilli?
Già da molti giorni, se di fuori nessun sintomo esteriore diceva che Milano era minacciata da una gran febbre, la polizia però aveva toccato il polso alla città ed era inquieta. L'arciduca Ranieri partiva con tutta la sua famiglia per Verona il 16 marzo, accompagnato da un reggimento di granatieri italiani, che non si credeva prudente lasciare in quella città. E prima di lui era partito anche lo Spaur, governatore della Lombardia, lasciandovi il vicepresidente O'Donnell.
La mattina del 18 marzo si legge su tutti i canti delle vie un editto imperiale e reale, nel quale si diceva che Sua Maestà ha determinato di concedere ai suoi popoli istituzioni liberali, e convocherà i rappresentanti dei diversi paesi a Vienna per il 3 luglio.