Era la fiamma antica che riaccendeva il popolo di Lepanto e di Candia? O il soffio del disinganno non avrebbe tardato a sterilire le vive speranze? A chi manifestava il dubbio che il popolo veneziano fosse incapace d'ogni nuova grandezza, il Manin rispondeva:
— Voi no 'l conoscete: io lo conosco; è il mio solo merito: vedrete. —
Ne s'ingannò.
II Manin diede impulso e direzione al movimento disordinato dapprima, come in tutte le insurrezioni.
Contrastare alle rivolte di popolo è temerario e vano, ma ad un'anima gagliarda spetta di solito provvedere, affinchè procedano ordinate ed utili e non sieno macchiate da delitti e da vergogne.
Anche gl'inizi della veneta rivolta furono contaminati da un delitto, ma le passioni popolari trascorrenti agli eccessi, furono subito contenute e frenate da un uomo, che avea tutte le doti per reggere onestamente ed utilmente il potere.
Il mattino del 22 marzo giunge a casa del Manin la notizia che gli operai dell'Arsenale avevano ucciso un colonnello ai servigi dell'Austria, detestato per l'acerbità dei modi e per la eccessiva durezza.
L'energia del concepire era nel Manin vinta dalla speditezza dell'esecuzione. Nel politico lampeggiava l'eroe.
S'alza egli impetuoso, e rivolto a suo figlio Giorgio quasi fanciullo:
— Vieni con me all'Arsenale — gli dice.