Un dì — il ricordo fiammeggiava a traverso l'ombra dei secoli morti — i guerrieri francesi crocesegnati s'erano raccolti sotto le navate della Basilica, la plus belle que soit, e Goffredo de Villehardouin, eroe e storico della santa impresa, implorando pietà per Gerusalemme, faite esclave des Turcs, chiedeva ai veneziani de venger la honte de Jésus-Christ. E i crociati si inginocchiarono, e da più di diecimila petti escì un grido di entusiasmo, e il doge Enrico Dandolo e i baroni francesi giurarono sulle loro spade di combattere per il trionfo della fede.
Dopo sei secoli lo stesso commovente spettacolo si rinnovava nella Basilica d'oro. Aveano anch'essi, i volontari italiani destinati a combattere gl'infedeli della libertà nelle pianure del Friuli, la tunica segnata della croce vermiglia, s'erano anch'essi, i nuovi crociati, raccolti in San Marco per veder benedette dal Patriarca le loro armi e le loro bandiere, prima di lasciare Venezia. E ad essi, il Tommaseo, apostolo e poeta della rivoluzione, rivolgeva il saluto entusiastico: «Sia sereno il valor vostro e tranquillo come stromento degno della imperturbata giustizia di Dio.»
Dio e la patria! E appaiono nella memoria sante figure di preti e di frati, ora angeli di carità presso i feriti e i morenti, ora incitanti alla pugna nel folto della mischia, ove più terribile minaccia la morte, sulle mura dei fortilizî lacere per gli assalti.
Tutto in quella sacra primavera di libertà, risplende come tra un baglior di leggenda. Così circonfusa da una luce vermiglia, che sembrò annunziatrice del dì del trionfo, appare dapprima la figura di Carlo Alberto.
Animo indeciso, che non trovava l'energia della risoluzione se non nel cimentare la vita al fuoco delle battaglie, coscienza squisita ma incompiuta, a lui si rivolgevano gl'italiani. L'amor della patria vinse le esitanze, e il carbonaro del '20, il reazionario del '21, raccolse gli sdegni e le speranze italiane.
E un re, a la morte nel pallor del viso
Sacro e nel cuore
Trasse la spada....
Palpitarono i cuori allora che quella spada scintillò al libero sole d'Italia. Accorrevano in aiuto delle province venete e lombarde, Durando coi pontifici, Guglielmo Pepe coi napoletani. E quando quest'ultimo era richiamato da re Ferdinando, traditore e spergiuro, Pepe negò obbedienza a quel re fraudolento. Tragittò, senza dimora, il Po, e toccata la opposta sponda, mostrando l'altra ai pochi che con lui aveano serbata fede alla patria, sclamò sdegnoso:
— Di qua l'onore, di là vergogna! —