Erano lamenti digressioni eterne, proteste di non andare più avanti, che l'avvocato Zaeli ascoltava cortese, compiangendo, commiserando, ma incapace di potere aiutare.

—Caro dottore, lei sapeva bene che maritando Paolina…

—Già, lo sapevo benissimo, nè intendo di far rimprovero a voi che me l'avete rapita. Doveva accadere presto o tardi, lo so! ma permettete di grazia ch'io vi dica tutto quello che soffro. Ho io a chi rivolgermi? nessuno. Un ragazzo che va giù per le scale trenta volte il giorno; che sciupa, che pretende, che va per le corte—non ho più camicie—mi ci voglion le calze—i calzoni son rotti. Io? figuratevi! ho licenziato due serve in quindici giorni, e badate che a trovar serva non è mica facile. Vecchia?… non garba a Tonino. Giovane?… non garba a me. Capirete, avvocato, ho bisogno di quiete, io. E quando sono al letto dell'ammalato, se mi capita in testa un pensieraccio cattivo, che cosa faccio? Chi mi garantisce di aver limpida mente, sicura la mano? Ne convenite?…

—Ne convengo; rispondeva l'avvocato con quella sua ammirabile espressione di gentilezza e di calma che faceva di lui un uomo simpatico e rispettabile.

—Ciò mi consola, ma non è abbastanza per il caso mio; vorrei assistenza e consiglio, caro Zaeli!

—Ma…

—Ma, per esempio, vorrei che mi diceste, faccia così, faccia colà. Capite che con la mia professione non posso in coscienza ridurmi a contar le calze che vanno in bucato. Mi direte—le lasci contare alla serva.—Oibò! la serva ne conta nove quando sono dieci e ne intasca un paio, che mi par di vederla. Così in tutto il resto. Non vi è onestà nelle serve che ci regala in maggior numero la Romagna, uh!… la Romagna!… Si ha pure da desinare, potenze celesti! Fate la cosa tale, quanto costa? costa tanto. Troppo; lasciatela al bottegaio, in nome di Dio!… E ieri, sappiate bene, ieri, al colmo dell'impazienza e dell'ira, dissi: fate quel che volete. Non l'avessi detto, avvocato! In gingilli, in tartufi, in uova, in latte, in un diavolo che la porti, la megera spese un tesoro. Or bene, avvocato, s'ha d'andar avanti così?

E sul largo panciotto bianco, inamidato, incrociò solennemente le braccia.

—Fino a tanto, caro dottore, che ella avrà dato moglie a Tonino!…

Il dottore, punto dallo scherzo, rovesciò indietro la testa ridendo con istizza.