Paolina combatteva le prime scaramuccie della vita; quelle piccole guerricciuole che sembrano atroci all'anima della novizza, e che, in progresso di tempo, quando l'anima è un mare fluttuante e irto di scogli, appaiono nei ricordi lontani a guisa di punteggiature quasi invisibili.
Passò le ore affaccendata e distratta; andò dalla sua camera al giardino, dal giardino in cucina almeno cinquanta volte, dimenticando sempre qua e là un oggetto, dando e ritirando ordini che si contraddicevano. Affrettava col desiderio le ore, e rifuggiva a lampi dal pensiero di veder comparire la signorina Rigotti; voleva sentirsi tranquilla e si convinceva di essere unicamente esaltata. Si propose di essere più bella del solito e indossò un abito color di rosa; dopo mezz'ora riflette come la gajezza della tinta potesse spiacere all'ospite che aveva il bruno grave, e si spogliò, e scelse l'abito bianco, ma si trovò orribilmente pallida in mezzo alle nivee pieghe inamidate. Malcontenta di sè, si lasciò trascinare a piccinerie da donna comune; studiò dinanzi allo specchio il gesto, il sorriso, il contegno a cui doveva attenersi e concluse nell'intimo del cuore, essere molto ardua impresa il voler essere generosi per solo progetto. Vestita definitivamente di un vestito grigio a nastrini azzurri, si trovò avvenente, eppure fra la sua immagine ed il cristallo lusinghiero, s'inframmetteva come una insidia, la bruna testa di Cecilia Rigotti, su la quale neppure un velo di profonda mestizia pareva sufficiente a coprire l'audacia e l'impertinenza.
Si approssimava intanto l'ora dell'arrivo di suo marito. Sarebbe venuta anche Cecilia? e con chi? In ogni modo vi voleva della calma, della dignità, della temperanza di espressione perchè ove suo marito e la Rigotti avessero potuto scoprire solo da lungi il senso d'inquietudine che la travagliava, la mortificazione a cui sarebbesi esposta, darebbe l'ultima tinta di disperazione al quadro della gelosia.
Le cinque ore erano arrivate, ma non l'avvocato Zaeli; era in ritardo; la signorina doveva averlo fatto aspettare… ecco il bel conto in cui era stato tenuto il proscritto del suo biglietto. Fremeva!
Alle cinque e pochi minuti, Paolina stando a guardare dalla finestra socchiusa, vide spuntare dal largo viale dei giardini pubblici suo marito, Tonino Grim*** e la signorina Rigotti, la cui testa rimaneva nascosta dall'ombrellino di seta nera. Paolina congiunse le mani con immensa consolazione. Erano in tre! Zaeli era un gentiluomo nel più ampio significato della parola.
Come le parve dorato il sole; come le sembrò puro quel cielo di settembre, guardato con occhio riconoscente attraverso il prisma della felicità.
Si ritrasse, si accinse a discendere tendendo l'orecchio. In meno di tre minuti, i nuovi arrivati entravano nella loggia del casinetto.
Da un uscio di fianco, si presentò Paolina, leggermente colorita in viso; andò incontro a Cecilia, che non aveva più veduta dacchè si era sposata, e con vera gentilezza mista a condoglianza, le strinse la mano e la baciò su la guancia.
Quanto era cambiata e con quale umiltà corrispose alla benevola accoglienza, ringraziando ad occhi bassi, dichiarandosi immeritevole dell'invito. In pochi mesi, con la freschezza della salute, s'era involata dalla sua persona la vivace espressione di orgoglio e di leggerezza che la caratterizzava, ma siccome è l'anima che s'incarica della fisonomia nelle sue sfumature più delicate, così, considerando attentamente il viso pallido e serio della Rigotti, vi si scorgeva quella tinta di amara stanchezza che non è dolore, ma tetra collera, che non è avanzo di lagrime schiette, ma è un fremito del disinganno che andò a disperdere i sogni di superbe speranze.
Paolina, lieta come una bimba che sia riuscita a recitar bene il suo compito, momentaneamente pacificata con sè, con l'ospite, col marito il cui contegno si conservava naturalissimo, disimpegnò le funzioni di padrona di casa con un garbo ammirabile, e finito il pranzo, reso gajo dalla conversazione di Tonino Grim***, prese sotto il braccio la mano di Cecilia Rigotti e l'invitò a far seco una passeggiata ai piedi della collina, che nella quiete solenne s'incoronava degli ultimi splendori del sole.—